Tunisia ancora in piazza al fianco di Georges Ibrahim Abdallah

Alcune immagini del sit-in svoltosi in Avenue Bourguiba di fronte l’ambasciata francese a Tunisi lo scorso 29/01/2015 che ha denunciato la detenzione continuata di Georges Ibrahim Abdallah, Il sit-in è stato organizzato dal Comitato di Solidarietà per la Liberazione di Georges Ibrahim Abdallah, Tunisia, e ha coinciso con un’udienza sul ricorso presentato dall’ avvocato di George Abdullah

circa il rifiuto da parte dell’autorità francesi di rilasciare il 5 novembre 2014, il detenuto politico trentennale nonostante esistano gli estremi giuridici.

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TUNISIA: SCONTRI DURANTE LO SCIOPERO DEI TRASPORTATORI DI FOSFATI

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Ancora una volta Redeyef “la ribelle” resiste e si dimostra una spina nel fianco della borghesia compradora tunisina anche sotto il “nuovo” regime finto democratico, in realtà in piena continuità col precedente 

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Un gruppo di giovani della città di Redeyef ha incendiato, nella notte tra lunedì e martedì 6 gennaio, il posto di polizia situato in centro città, dopo gli scontri con le forze di sicurezza. Gli scontri erano incominciati la scorsa domenica tra manifestanti e forze dell’ordine. Il 13 Dicembre scorso, era stato organizzato uno sciopero dagli impiegati di una società di trasporto dei fosfati, che rivendicavano una regolarizzazione della loro situazione e una rivalorizzazione della massa salariale. In seguito al prolungamento di questo sciopero che ha quasi paralizzato il trasporto dei fosfati nella regione di Gafsa, la CPG (Compagnia dei Fosfati di Gafsa n.d.t.) il 4 Gennaio scorso ha fatto ricorso a dei treni e camion privati, scortati da unità di sicurezza, per trasportare i fosfati. I giovani manifestanti avevano affrontato le forze dell’ordine per rispondere alle azioni della compagnia dei fosfati. il trasporto dei fosfati si è arrestato dopo l’inizio degli scontri.

La “nuova” Tunisia anti-popolare di Nidaa Tounes stringe accordi con l’imperialismo americano e italiano e dichiara guerra ai migranti

rigiriamo dal blog di Antonio Mazzeo:

Tunisia roccaforte Usa nel Mediterraneo

A quattro anni dalla primavera araba, le forze armate Usa rafforzano la partnership con uno storico alleato nordafricano per contrastare la penetrazione del “terrorismo” islamico-radicale nel Mediterraneo. Si tratta della Tunisia, paese al centro di una lunga e grave crisi sociale ed economica che, grazie a Washington, ha però varato un dispendiosissimo programma di riarmo e potenziamento del dispositivo bellico. Nei giorni scorsi, la Defense Security Cooperation Agency – agenzia statunitense per la cooperazione alla difesa e alla sicurezza –  ha approvato la vendita al governo tunisino di dodici elicotteri da combattimento e trasporto tattico Sikorsky UH-60M “Black Hawk”, per una spesa di 700 milioni di dollari che include il supporto addestrativo e tecnico-logistico del personale tunisino. I velivoli potranno trasportare sino a undici militari alla volta e saranno armati con mitragliatrici M134 7.62 da 51 mm e GAU-19.50 BMG 12.7 da 99 mm, razzi a guida laser, missili “Hellfire”. La Tunisia ha anche chiesto a Washington una serie di apparecchiature per i “Black Hawk” come motori, sistemi di posizionamento globale e per la pianificazione delle missioni aeree, sistemi radio VHF (Very High Frequency), UHF (Ultra High Frequency) e per la trasmissione ai satelliti, apparecchiature e sistemi di rilevamento anti-missile, ecc.
Gli elicotteri che sostituiranno i vecchi velivoli HH-3E “Jolly Green Giant” (anch’essi prodotti dalla statunitense Sikorsky) saranno rischierati presso l’eliporto di Pointe Karoube, all’interno della base aerea di Biserta – Sidi Ahmed. “Il trasferimento dei Black Hawk alla Tunisia contribuirà alla politica estera e alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e migliorerà la sicurezza di un paese amico del nord Africa”, ha dichiarato il portavoce della Defense Security Cooperation Agency. “I nuovi elicotteri potenzieranno le capacità della Tunisia nel contrastare le minacce regionali e nel supportare le operazioni anti-terrorismo, consentendo altresì la realizzazioni di attività di pattugliamento dei confini e di pronto intervento delle unità aeree e terrestri”. L’agenzia di cooperazione alla difesa ha annunciato che nel 2015 sarà autorizzato il trasferimento di altri “aiuti militari” per oltre 60 milioni di dollari, in particolare sistemi di rilevamento di esplosivi e un numero non specificato di unità navali alla Marina tunisina.
Lo scorso mese di dicembre, l’aeronautica militare tunisina ha ricevuto dalla statunitense Lockheed Martin il secondo dei due aerei da trasporto C-130J-30 “Super Hercules” commissionati nel 2012. I velivoli sono stati assegnati al 21° Squadrone, anch’esso di base nello scalo aereo di Biserta – Sidi Ahmed. “Grazie i nuovi C-130J Super Hercules la Tunisia potrà svolgere un ampio spettro di missioni, compresi gli interventi di pronto intervento a livello mondiale, il combattimento a fuoco e le tradizionali attività di trasporto aereo”, hanno riferito i manager di Lockheed Martin. “I C-130J sono ideali per il continente africano perché sono prodotti in differenti varianti: per le operazioni di intelligence, sorveglianza riconoscimento (ISR), la guerra contro le unità navali e i sottomarini, il trasporto VIP e truppe, il lancio di paracadutisti, la ricerca e soccorso, la guerra elettronica, l’aiuto umanitario”. I velivoli possono essere dotati di sensori elettro-ottici ai raggi infrarossi, sistemi radar avanzati, magnetic anomaly detector, siluri e missili antinave.
Sempre nel 2014, Washington ha consegnato alla Marina militare tunisina due pattugliatori di 13.5 metri, a cui si aggiungeranno entro il febbraio 2015 altre sette motovedette di 7,6 metri. “Le due unità veloci, del costo di più di 2 milioni di dollari, fanno parte di un nuovo programma di assistenza alla Marina tunisina per rafforzare la sicurezza marittima contro il terrorismo che colpisce la regione mediterranea”, ha dichiarato l’ambasciatore Usa Jake Walles. “Il Comando delle forze armate Usa per il continente africano – US AFRICOM – sta inoltre sviluppando alcuni interventi d’assistenza delle forze armate tunisine, compresa la condivisione delle informazioni, l’espansione delle attività di addestramento e la fornitura di equipaggiamento avanzato”. Gli Stati Uniti hanno pure completato la consegna alle unità speciali anti-terrorismo delle forze armate e di polizia tunisine di una decina di tonnellate di “equipaggiamento difensivo”, tra cui caschi protettivi e giubbotti antiproiettile. “Gli Stati Uniti stanno pure sostenendo il piano varato dal governo tunisino per centralizzare il sistema d’intelligence anti-terrorismo,  che sarà diretto da uno staff interforze specializzato dei ministeri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia”, ha aggiunto l’ambasciatore Walles. “La Tunisia farà presto parte insieme ad altri cinque paesi africani della nuova Security Governance Initiative (SGI) a guida Usa, che avrà lo scopo di rafforzare le capacità di gestione della difesa di queste nazioni”.
Elicotteri, aerei da guerra e sistemi d’intelligence saranno utilizzati prevalentemente contro i gruppi islamico-radicali operanti nel Maghreb, come Ansar al Sharia e le milizie filo al Qaeda. L’area in cui si sono intensificati maggiormente gli scontri con le forze armate tunisine è quella montuosa del Chaambi, al confine con l’Algeria. L’evento più sanguinoso risale al 17 luglio scorso, quando un commando ha attaccato a Henchir Tella (governatorato di Kasserine) una pattuglia dell’esercito, causando la morte di 14 militari e oltre una ventina di feriti.
Anche l’Italia è direttamente impegnata nella fornitura di assistenza e sistemi d’arma avanzati alle forze armate tunisine. A febbraio sarà completata la consegna alla Marina e alla Guardia nazionale di dodici pattugliatori marittimi P270TN e P350TN prodotti dal Cantiere Navale Vittoria (CNV) di Adria. Le unità saranno impiegate prevalentemente per impedire che le imbarcazioni “illegali” che trasportano migranti e richiedenti asilo lascino le coste nordafricane per raggiungere il sud Italia.

TUNISIA, FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO: L’ANCIEN REGIME USCITO DALLA PORTA RIENTRA DALLA FINESTRA.

libera traduzione

Un alto ufficiale di sicurezza del deposto dittatore Zine El Abidine Ben Ali sta per essere nominato come primo ministro designato dopo le prime elezioni presidenziali e legislative libere della Tunisia, ha detto Lunedi il suo partito
Habib Essid sarà formalmente incaricato di formare un governo dopo Lunedi dal Presidente Beji Caid Essebsi, ha dettoil partito Nidaa Tounes .
Egli avrà quindi un mese, rinnovabile una volta, per ottenere l’approvazione per la sua squadra in parlamento, in cui il partito contiene solo 86 dei 217 seggi dopo le storiche elezioni di ottobre.

Essid, 65, è stato un alto funzionario del ministero degli interni sotto il regime dal pugno di ferro di Ben Ali, ma è stato mantenuto dopo la rivoluzione del 2011 che ha ispirato la primavera araba. Poi è diventato ministro degli interni dopo che il dittatore della Tunisia è stato estromesso.
“Dopo le consultazioni, sia all’interno del partito e con le altre parti, vi è un consenso attorno al nome di Habib Essid come candidato per il posto di capo del governo,” ha detto ai giornalisti Mohammed Ennaceur vice presidente di Nidaa Tounes.
“E ‘una figura indipendente, … che ha capacità ed esperienza”, ha detto Ennaceur, individuando la sua “conoscenza delle questioni di sicurezza.”
All’inizio di dicembre, Essebsi, anch’egli un ex funzionario regime, ha vinto le prime elezioni presidenziali libere della Tunisia.

Gli oppositori di Essebsi durante le campagne elettorali lo hanno dipinto come il candidato del regime deposto e del disciolto partito al governo (lo RCD di Ben Ali n.d.t.), e hanno detto che con la sua vittoria sarebbe finito il processo democratico e ripristinata la politica di sradicamento degli islamisti e poi del resto dell’opposizione, come è accaduto sotto Ben Ali e ora in Egitto.

La Tunisia è stata elogiata per la sua giovane democrazia dopo la rivolta 2011 che rovesciò l’autocrate Ben Ali e che ha permesso libere elezioni e una nuova costituzione.

Il movimento islamista al-Nahda si è dimesso come da partito politico al potere, all’inizio dello scorso anno per far posto a un governo tecnocratico di transizione fino alle elezioni. Ma gli islamisti rimangono una forza potente dopo aver vinto il secondo maggior numero di seggi nel nuovo parlamento.
Nel frattempo, i militanti estremisti stanno conducendo una campagna contro le forze di sicurezza del paese, che stanno cercando di stanarli dalle montagne Chaambi confinanti con l’Algeria.
Le autorità sono anche preoccupate per gli estremisti che utilizzano zone desertiche remote vicina Libia come base.

La Tunisia, anche se è considerata laica, è una fonte fondamentale di combattenti stranieri in viaggio verso la Siria e l’Iraq per unirsi al gruppo estremista dello Stato islamico di Iraq e Siria (ISIS) .
Secondo una mappatura del  The Washington Post che monitora il flusso di stranieri che viaggiano in Siria per unirsi all’ISIS e ad altri gruppi jihadisti, la Tunisia è al primo posto con una stima di 3.000 militanti attualmente operanti in Siria.

La Tunisia affronta anche importanti sfide economiche. La sua economia sta lottando per riprendersi dallo sconvolgimento della rivoluzione, e ci sono timori di diffusa disoccupazione che possano causare disordini sociali.

AFP, Reuters, Al-Akhbar

Gennaio 2015