TUNISIA ELEZIONI PRESIDENZIALI IN UN CLIMA DA STATO DI POLIZIA – ANCORA REPRESSIONE CONTRO I RIVOLUZIONARI MAOISTI

1maggio

Oggi si stanno svolgendo le elezioni presidenziali in Tunisia, i media di tutto il mondo stanno presentando l’evento come il coronamento della democrazia nel paese e l’atto finale del “periodo di transizione” che porterà alla formazione del nuovo governo e alla “stabilità politica” nel paese.

Questa è la propaganda della borghesia che a livello internazionale in questo momento sostiene in blocco tutte le tendenze della propria classe nel paese nord-africano.

In Tunisia il clima di unità tra le forze borghesi di varia natura non è differente, tutte le forze parlamentari da Ennahda (islamisti) a Nidaa Tounes (laici legati all’ex regime), al Fronte Popolare (socialdemocratici sedicenti marxisti) stanno partecipando al processo elettorale che di fatto sta restaurando il vecchio potere di Ben Alì senza Ben Alì (Nidaa Tounes ha già ottenuto la maggioranza relativa alle legislative è il suo leader Essebsi è tra i due favoriti come futuro presidente tra 27 candidati).

L’unica forza di vera opposizione popolare è rappresentata dalla sinistra di classe marxista-leninista-maoista. Differenti partiti e organizzazioni maoiste a inizio ottobre hanno unito le forze dando vita ad un Comitato di Boicottaggio Elettorale già preso di mira dalle forze reazionarie e dallo stato di polizia tunisino (per maggiori info leggiQUI ).

Ieri alla vigilia delle elezioni presidenziali la repressione ha colpito il segretario generale del Partito Democratico Nazionale dei lavoratori (più laboriosi in tunisino n.d.r.). In un clima di “lotta al terrorismo” interno indicato dal governo nel gruppo salafita di Ansar al-Sharia, lo stato di polizia tunisino sembra rispolverare “vecchi” metodi per zittire anche la reale opposizione popolare e di classe con reale radicamento tra le masse popolari e lavoratrici, questo è inaccettabile altro che democrazia!

Questa è l’ulteriore conferma di come il boicottaggio elettorale attivo rappresenti il nemico principale per tutte le forze parlamentari tunisine.

Esprimiamo massima solidarietà al compagno Farid e a tutti i compagni tunisini colpiti dalla repressione, invitiamo inoltre tutte le forze anti-imperialiste del nostro paese a divulgare la notizia e ad esprimere solidarietà militante ai rivoluzionari tunisini.

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Di seguito la traduzione non ufficiale del comunicato dei compagni:

“Lo stato di polizia ritorna in Tunisia…

Appena un’ora dopo che è il comunicato sul boicottaggio delle elezioni presidenziali è apparso stamattina, 30 poliziotti, alcuni di loro coperti da passamontagna, hanno arrestato il compagno Farid El Alibi il segretario generale del Partito Democratico Nazionale del lavoratori (più laboriosi in tunisino n.d.t.), tutto questo mentre il compagno era nella sua macchina sulla strada Sfax-Mahdia, hanno perquisito la sua macchina con lo scopo di incriminarlo ma non hanno trovato niente di illegale, alcuni cittadini si sono avvicinati alla macchina e il compagno ha denunciato per un po’ gli abusi della polizia. Quindi la polizia ha trasferito il segretario generale alla stazione di polizia di El Bosten B dove è stato trattenuto per due ore.”

TUNISI, MURALES RIBELLI CONTRO LA VECCHIA POLITICA CHE RITORNA

Nidaa Tounes, il partito che ha conquistato la maggioranza relativa nelle prime elezioni legislative svoltesi con la nuova costituzione dopo la cacciata del regime di Ben Alì e che accoglie al proprio interno esponenti del vecchio partito di regime (lo RCD) aveva commissionato un murales che vedete qui di seguito:

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Il murales porta l’immagine di Beji Caid Essebsi leader di Nidaa Tounes, collaboratore del primo presidente tunisino Bourguiba negli anni ’50, presidente della Camera dei Deputati negli anni ’90 sotto il regime di Ben Alì e prossimo a formare il nuovo governo.
Il leader politico ha 87 anni, non molto promettente per un paese che ha visto una rivolta condotta in particolare dai giovani contro il vecchio regime al potere che a quanto pare ancora non è stato spazzato via del tutto.

I giovani writers, figura che spesso rimanda all’idea di un’artista da strada e ribelle, si sono venduti al potere per 400€.
Per fortuna ciò non è generalizzabile e a quanto pare la scorsa notte altri writers hanno modificato lo stesso murales a Piazza Barcellona di fronte la stazione centrale di Tunisi cosi:

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sui profili facebook di alcuni blogger tunisini gira questa immagine accompagnata dal messaggio: “Nidaa Tounes ha pagato Droom del gruppo Zomra 400€ per fare il graffito I love Benatti, a piazza Barcellona a Tunisi. Ma nessuno ha pagato per cancellarlo e renderlo così. Rivoluzione nonostante tutto!”

SPECIALE ELEZIONI TUNISIA 5 – UNA PRIMA VALUTAZIONE DELLE ELEZIONI LEGISLATIVE

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La Tunisia è in pieno clima elettorale, si sono da poco concluse le elezioni legislative lo scorso 26 Ottobre e si terranno quelle presidenziali il prossimo 23 Novembre. Dopo la rivolta popolare del dicembre 2010-Febbraio 2011 che ha avuto il merito di cacciare il regime autocratico di Ben Alì  legato all’imperialismo occidentale, la situazione politica prodotta dalla rivolta è stata normalizzata con le elezioni dell’Assemblea Costituente da cui è uscito vincitore il partito islamista di Ennahda (rinascita n.d.a.) facendo entrare il paese nel cosiddetto “periodo di transizione” che dovrebbe concludersi con le attuali elezioni.

Il governo islamista ha avuto vita breve a causa di un rifiuto diffuso da parte di molti settori della società tunisina la quale fin dai tempi dell’indipendenza è considerata la più laica nel mondo arabo e islamico. I partiti politici laici di diversa estrazione da Nida Tounes (partito creato nell’Agosto 2012 che accoglie molte personalità politiche e non del vecchio regime) al Fronte Popolare (coalizione dei principali partiti della sinistra borghese sedicenti marxisti, marxisti-leninisti, panarabisti ecc.) hanno cavalcato l’onda anti-islamista per propri fini politici e perché attaccati fisicamente dai jihadisti di Ansar al-Sharia e dalle Leghe di Difesa della Rivoluzione, ala militare/illegale di Ennahda. Proprio il giorno prima delle elezioni in un sobborgo periferico di Tunisi c’è stato uno scontro a fuoco tra le forze di sicurezza e una cellula di 5 miliziani di Ansar al-Sharia che ha lasciato sul terreno quattro jihadisti e un poliziotto, invece qualche giorno dopo le elezioni lo stesso gruppo terrorista ha condotto un’imboscata contro un pullman dell’esercito nella città occidentale di El Kef causando la morte di 4 militari e il ferimento di 14 persone.

L’ostruzionismo in sede di Assemblea Costituente e nelle strade con grandi scioperi ha portata Ennahda a rassegnare le proprie dimissioni dal governo. Tale decisione è stata presa anche in base a quanto successo recentemente in Egitto con il colpo di stato militare che ha portato al massacro dei Fratelli Musulmani che come Ennahda avevano vinto le elezioni dopo la caduta di Mubarak, Il partito islamista ha quindi  preferito cedere il passo ad un governo “tecnico” presieduto da Jomaa, uomo d’affari legato a doppio filo con la finanza internazionale e l’imperialismo francese in particolare che ha prestato servizio nella grande azienda francese Hutchinson  e per la multinazionale petrolifera francese Total S.A. diventando in seguito direttore generale della Hutchinson Aerospace

Dopo questo passaggio di consegne molti analisti e think-tank hanno definito la Tunisia come l’unico paese che sta avendo una transizione più o meno pacifica verso la “democrazia” dopo la “Primavera Araba”. Nei mesi scorsi si sono susseguite visite di stato da parte di capi e membri di governo e di stato delle principali potenze imperialiste (Francia, USA, Russia, Italia), da parte delle petromonarchie del golfo (in particolare il Qatar ha interessi molto forti nel paese) e di paesi minori, tutti questi paesi fanno a gara ad appoggiare ed approvare la “miracolosa” transizione che a differenza di quanto avvenuto in Libia, Egitto e Siria non si è conclusa in guerra civile. A conclusione di questi pellegrinaggi il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon si è recato a Tunisi lo scorso 10 Ottobre per sincerarsi che la macchina organizzativa elettorale fosse pronta.

Entriamo nel merito di queste elezioni, le prime svoltesi con la nuova costituzione in vigore reputata positiva più o meno allo stesso modo da tutte le forze politiche che hanno contestato le elezioni, da Ennahda a Nida Tounes financo dal “marxista” Fronte Popolare.

Inutile dire che queste elezioni sono state precedute da una massiccia propaganda ideologica sulla necessità di recarsi alle urne per contribuire alla conclusione del “periodo di transizione”, locuzione che per i tunisini ha un significato estremamente negativo e si traduce con insicurezza, microcriminalità, terrorismo islamista, sporcizia nelle strade, disordine in generale. La retorica dominante è quella che il nuovo governo che uscirà dalle elezioni, qualunque esso sia, metterà fine a questo periodo di caos e risolverà i problemi del popolo.

Ovviamente tutti i partiti che hanno contestato le elezioni hanno condiviso questa impostazione avendo inoltre come base comune l’idea che la nuova costituzione rappresenta un punto di partenza da implementare (ognuno secondo le proprie interpretazioni del mondo e della società).

A questo si è aggiunto l’ulteriore propaganda ideologica del “voto utile” in funzione anti-islamista rivolta in particolare ai giovani e ai delusi verso tutto l’arco istituzionale, incitandoli dunque ad andare a votare, una vera e propria campagna contro l’astensionismo.

I dati ufficiali parlano di un’affluenza alle urne del 69% al cui interno c’è un 2% di schede lasciate in bianco e un 3% di voti nulli. Questi ultimi due dati aggiunti alla percentuale dell’astensionismo elettorale portano al 36% l’elettorato che per protesta si è rifiutato di andare a votare o ha respinto l’intero processo elettorale disilluso e contrariato dagli sviluppi che ha intrapreso la “rivoluzione” come viene comunemente definita la rivolta in Tunisia. Alcuni analisti sono preoccupati dal fatto che questo 36% è formato prettamente da giovani, ma non erano stati proprio i giovani l’anima della rivolta? I conti tornano…

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Unica voce controcorrente che si è fatta carico del malcontento popolare e giovanile è rappresentato da alcuni gruppi e partiti marxisti-leninisti-maoisti e rivoluzionari e che agiscono al di fuori delle istituzioni che, messe da parte le divergenze politico-ideologiche hanno dato vita ad un Comitato di Boicottaggio delle Elezioni, conducendo azioni di propaganda anti-elettorale e di boicottaggio attivo.

Dovrebbe fare pensare come durante la campagna elettorale non si siano registrati problemi tra militanti dei diversi partiti alcuni di essi teoricamente antitetici e che invece durante un volantinaggio anti-elettorale di fronte la stazione centrale di Tunisi a piazza Barcellona, i compagni siano stati prima provocati da militanti islamisti di Ennahda e subito dopo tratti in arresto dalla polizia che ha incriminato 3 di loro per turbativa elettorale e manifestazione e riunione (quella che ha dato vita al comitato) non autorizzata.

Per quanto concerne i risultati elettorali il partito che ha ottenuto la maggioranza relativa è Nida Tounes guidato dall’ottantasettenne Béji Caid Essebsi, uomo politico già collaboratore di Bourguiba negli anni ’50 e Presidente della Camera dei Deputati sotto il regime di Ben Alì, si considera un liberale e laico. il partito ha ottenuto il 39,17% delle preferenze aggiudicandosi 85 seggi sui 217 totali.

Segue Ennahda con il 31,80% delle preferenze e 69 seggi.

Il terzo partito è l’Unione Patriottica Libera che ha ottenuto 16 seggi. Questo partito è legato alla persona di Slim Rihai, magnate del calcio tunisino e uomo d’affari, fondatore di questo partito populista di destra che strizza l’occhio ad Ennahda.

Al quarto posto con 15 seggi si piazza il Fronte Popolare, seguono i liberali di stampo classico di Afek Tounes con 8 seggi, infine si aggiudica solo 4 seggi il Congresso Per la Repubblica, partito di Marzouki ormai ex Presidente Provvisorio della Repubblica e candidato alle prossime presidenziali. I restanti 20 seggi vanno a partiti della cosiddetta “diaspora destourienne” o bourguibista.

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Se analizziamo questi risultati elettorali da un punto di vista prettamente “geografico” il paese è praticamente diviso a metà. Nida Tounès ha vinto in tutte le regioni del centro-nord ed Ennahda in tutte quelle del sud.

Questo elemento non è secondario e ci aiuta a interpretare meglio il risultato elettorale: fin dai tempi dell’indipendenza, se non già da prima, il paese si divide sostanzialmente in un nord più ricco in particolare le città costiere, oggetto di investimenti per il settore turistico (Tunisi, Hammamet, Sousse, Monastir, Mahdia, Tabarka e Bizerte a cui si è aggiunta la meridionale isola di Djerba) e un sud prettamente agricolo e sottosviluppato. Anche nei poli industriali di Sfax e nei centri minerari di Gafsa e Metlaoui i profitti derivati dallo sfruttamento dei lavoratori sono andati direttamente nelle casse del governo centrale di Tunisi che li ha investiti principalmente sulle città costiere settentrionali. Questa è stata una precisa scelta politica di Bourguiba, perseguita anche dal regime di Ben Alì.

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Da ciò si spiega la vittoria di Nida Tounes (leggi RCD, il nome del partito al potere durante il regime di Ben Alì) al nord dove sono presenti funzionari statali e del terzo settore in particolare turistico che hanno ancora legami clientelari con i personaggi riciclati del vecchio regime e dove si teme un’eventuale islamizzazione della società che cambierebbe gli stili di vita della popolazione delle città costiere più “occidentalizzate” rispetto alla popolazione del sud del paese sicuramente più conservatrice.

Il conservatorismo da un lato e la giusta voglia di rivalsa dall’altro ha fatto si che il movimento di rivolta a sud sia stato capitalizzato da Ennahda che per l’appunto utilizzando la retorica islamica promette una “rinascita”. Innanzitutto morale, contro l’immoralità degli “atei” Bourguiba e Ben Ali, rinascita intesa come un ritorno ad una società che si basi sulla shari’a (la legislazione islamica). Ovviamente i politici di Ennahda che hanno subito la dura repressione sotto i precedenti regimi e che hanno imparato bene dall’esperienza dei loro omologhi in Algeria e in Egitto, pubblicamente si presentano come aperti e vengono definiti dai media “islamici moderati”. In realtà questo equilibrismo nasconde la loro vera natura reazionaria e legata al jihadismo di Ansar al-sharia (durante il governo Ennahda i jihadisti tollerati e poco controllati sono stati in grado di uccidere sotto casa prima Chokri Belaid nel Febbraio 2013 e dopo pochi mesi Brahmi nell’agosto dello stesso anno, entrambi personaggi di spicco di partiti facenti parte del Fronte Popolare). Molti giovani tunisini dicono che il concetto di “islamista moderato” è prettamente occidentale, in Tunisia vengono percepiti come islamisti e basta.

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Altro motivo della vittoria di Ennahda in queste zone del paese è dato dall’assenza o dalla condotta del Fronte Popolare e del suo corrispettivo sindacale l’UGTT.

Questi partiti sedicenti marxisti all’interno del fronte, invece di giocare un ruolo di avanguardia della classe operaia ne stanno alla coda, durante gli scioperi spontanei nelle miniere di Gafsa nel 2008 (avvenimento che molti considerano il vero inizio della rivolta) l’UGTT dopo aver perso ad unirsi alla rivolta spontanea dei minatori, ha svolto il ruolo del sindacato rivendicativo economicista quando alcune frange dei lavoratori criticavano apertamente il regime politico dimostrandosi molto più avanzate del sindacato stesso (e dei partiti sedicenti marxisti che lo dirigono).

Adesso che i partiti di sinistra sono apertamente legali, essi hanno come fine principale quello di entrare nelle istituzioni e nel parlamento tramite elezioni, “tattica” adatta alla contingenza come dicono loro e come prima di loro da un paio di secoli hanno detto tutti i riformisti e i traditori del movimento operaio. Quindi la classe operaia di queste città meridionali ed emarginate che prima era saldamente organizzata nell’UGTT semi-clandestina sotto Ben Alì adesso guarda in parte ad Ennahda e in parte ha contribuito al dato del boicottaggio elettorale.

Più in generale la vittoria a livello nazionale di Nida Tounes è spiegabile con un duplice significato: la volontà di uscire dal “periodo di transizione” punendo Ennahda che nonostante i proclami iniziali di considerarsi un’alternativa non ha fornito significativi segnali che indichino una “rinascita” del paese.

La Tunisia va incontro a due scenari circa il possibile governo di transizione:

Béji Caid Essebsi, l’uomo che personifica la vittoria elettorale potrà scegliere o un governo che abbia il proprio minimo comun denominatore nel laicismo anti-islamista e che quindi comprenda Nida Tounes, il Fronte Popolare e Afek Tounis. Il rischio da valutare è l’eterogeneità delle tre forze politica (una rappresentante direttamente l’ex regime, una di centro-sinistra repressa dall’ex regime e una di centro-destra) e la conseguente polarizzazione con l’altra fazione della borghesia tunisina quella reazionaria, islamista e filo Qatar rappresentata da Ennahda

Oppure un governo di unità nazionale con Ennahda ma che nella sostanza sarebbe instabile, in quanto dovrebbe conciliare gli interessi della borghesia filo-occidentale con quelli della borghesia che guarda più ai paesi del Golfo. Inoltre ricorderebbe molto l’ultimo governo “tecnico” Jomaa in cui vi era tutto e il contrario di tutto, un governo che sostanzialmente ha “rassicurato” la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la finanza internazionale in generale, senza però poter intraprendere nessuna direzione nell’arena internazionale proprio per queste contraddizioni interne, limitandosi a gestire il potere per poco meno di un anno con l’obiettivo principale di organizzare le attuali elezioni e dare una parvenza di stabilità al paese. Un governo del genere rappresenterebbe una stagnazione/continuità del famoso “periodo di transizione”, ciò verrebbe accolto da un malcontento generalizzato tra la popolazione, malcontento che si andrebbe ad aggiungere a quello peraltro già presente in particolare tra i giovani causato dal risultato elettorale che ha sancito il ritorno dello RCD sotto nuove forme.

Per il momento Essebsi prende tempo, ha dichiarato infatti che non discuterà della natura del governo di coalizione prima delle elezioni presidenziali il cui esito darà un’indicazione e indirizzerà tale decisione.

In entrambi i casi saremmo di fronte ad un governo facente gli interessi della borghesia burocratica e compradora tunisina legata alle potenze straniere siano esse l’imperialismo occidentale e/o le petromonarchie del golfo Qatar in testa.

Data la “quota di maggioranza” posseduta da Nida Tounes, qualsiasi governo che verrà formato sarà espressione di restaurazione del vecchio regime, sia se esso lo faccia in maniera aperta sia se lo faccia in maniera più velata e “pluralista” con il sostegno degli islamisti, nel senso che i problemi posti dalle masse e dalla rivolta quali “khobz w me’w

Ben Alì lè!” (pane, acqua, no a Ben Alì), quindi vita dignitosa e libertà non saranno mai soddisfatti da un governo al servizio del capitale straniero sia esso filo-occidentale o filo-“orientale”.

Per quanto ci riguarda in questa situazione complessa e “confusa” scorgiamo due segnali positivi in particolare:

il primo è dato dai tanti giovani in particolare del sud che non hanno votato nessun partito rifiutando in blocco quest’operazione di restaurazione gattopardiana rappresentata dalle precedenti elezioni della costituente e dalle attuali legislative e presidenziali.

 

Il secondo è quello di un primo passo di unità d’azione da parte delle forze realmente rivoluzionarie in Tunisia con la creazione del Comitato di boicottaggio Elettorale. Questo può essere da un lato un primo passo per l’unità dei rivoluzionari tunisini che permetterebbe un salto di qualità nella loro azione rivoluzionaria, dall’altro se questo elemento si legasse al primo organizzando le masse di giovani, donne, operai, minatori, contadini poveri e disoccupati ci sarebbero le reali potenzialità di spazzare via i reazionari islamici e laici, i riformisti sedicenti di sinistra e dare continuità alla rivolta erroneamente chiamata “rivoluzione” ma che finalmente prenderebbe la forma di una vera Rivoluzione di Nuova Democrazia in Tunisia, ciò avrebbe un enorme impatto non solo in Nord Africa ma anche in Medio Oriente e per certi versi anche in Europa.

Importante documento del Movimento Comunista Maoista Tunisia – traduzione non ufficiale- Daech uno strumento nelle mani dell’imperialismo e della reazione

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Introduzione

Le rivolte arabe spontanee hanno sorpreso il campo imperialista e minacciato l’ordine stabilito, è per questo che gli Stati Uniti, l’Europa e i reazionari arabi hanno inviato i loro agenti per cercare di soffocare “la scintilla che potrebbe incendiare la prateria”. La loro facile via d’uscita è stata l’Assemblea Costituente in Tunisia ed Egitto per calmare la situazione e ottenere un margine di manovra, l’intervento diretto della NATO in Libia. Ma, dal momento che le rivolte e le rivendicazioni del popolo sono rimaste sia li che qui, l’imperialismo ha optato per la tattica del “caos costruttivo”. Questo è avvenuto quando, dopo l’elezione dell’ Assemblea Costituente, i Fratelli Musulmani sono entrati nell’arena politica sostenuti dagli USA, Europa e dai reazionari arabi da tutte le parti. È stata l’unica alternativa per l’imperialismo di calmare la situazione e guadagnare tempo a scapito delle sollevazioni popolari, dato che i Fratelli Musulmani sono stati più organizzati e contano sul sostegno degli Stati del Golfo e di tutti gli imperialisti, mentre le forze rivoluzionarie erano ancora deboli, lacerate da conflitti e differenze interne, incapaci di condurre il movimento popolare. Inoltre, il campo era aperto alle forze reazionarie che sono state in grado di riorganizzare in Tunisia e in Egitto i Fratelli musulmani, con le loro variazioni, e che hanno potuto presentare se stessi come un’alternativa, pronti a soddisfare le politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

Dopo la caduta dello Scià in Iran e l’ascesa di Khomeini, i Fratelli musulmani di qualsiasi confessione sono diventati una carta da gioco nelle mani dell’imperialismo e della reazione per contrastare “la sinistra” in generale e opporsi a qualsiasi, anche minimo, cambiamento democratico .

Negli anni ’80, Sadat ha legalizzato i “Fratelli musulmani” in Egitto, e sono stati anche rappresentati in Parlamento – in seguito ha pagato questo con la sua vita – ,per affrontare la protesta contro l’accordo di Camp David con l’entità sionista. In Tunisia, il premier Mzali ha premiato i “Fratelli” e il loro quotidiano “El Maarifa” (conoscenza), gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno appoggiato al Qaeda e Bin Laden per combattere  i social-imperialisti russi in Afghanistan. L’Arabia Saudita ha inoltre sostenuto i “fratelli” in Algeria, al momento delle elezioni, con il finanziamento della propaganda di idee wahhabite e salafite. I loro libri gialli a basso costo hanno invaso il mercato, per non parlare di televisioni e radio da cui fanno appello per il jihad e per l’instaurazione della Shari’a. D’altra parte, l’Iran propaga l’obbedienza sciita e acuisce la rivalità tra sunniti e sciiti, mescolando comunitarismo e guerre settarie per deviare la lotta del popolo per la liberazione e il socialismo.

-1- Daech, chi ci guadagna?

-a) Cos’è il Daech

Esso risale al 2006, quando Al-Qaeda insieme ad altri cinque gruppi jihadisti formarono in Iraq il Consiglio dei Mujahidin, che proclamarono lo Stato Islamico dell’Iraq (ISI). Il 9 Aprile 2013, è diventato Stato Islamico in Iraq e Levante (ISIL) e il 29 giugno 2014 ha annunciato la restaurazione del califfato nei territori sotto il suo controllo e Abu Baker Al-Baghdadi si proclamò califfo. Daech (abbreviazione arabo di ISIL) ora copre la maggior parte della Siria e quasi i due terzi del nord dell’Iraq. Dichiarò guerra ai sunniti, contro le politiche comunali di Maliki (iracheno, sciita) e Assad (alawita, di rito sciita).

Hillary Clinton ha ammesso che Daech è una creazione americana. Snowden descrive il movimento come un mero prodotto della CIA e del Mossad, ha detto che i servizi di intelligence degli Stati Uniti e del Regno Unito e l’entità sionista hanno collaborato per mettere in piedi un’organizzazione terroristica in grado di attrarre tutti gli estremisti, una strategia nota come il “nido di vespe”.

Questo movimento, medievale e omicida è finanziato dai paesi del Golfo, il nucleo della reazione, da parte della Turchia, da fondi deviati da raccolte di beneficenza. Controlla pozzi di petrolio in Siria e organizza traffico di armi e traffico petrolifero in particolare con la Turchia, che acquista combustibile a buon mercato. Daech riscuote le tasse in zone controllate (5 milioni di persone sul suolo siriano e 6 milioni in Iraq) e pratica rapine, rapimenti e ricatti, è stato detto che il suo tesoro è di circa 2 miliardi di dollari, che la rendono la più ricca organizzazione terroristica nella storia.

Per quanto riguarda le armi, secondo il New York Times, l’80% di attrezzature provengono principalmente da Stati Uniti, Cina, Russia e Serbia, e secondo il ministro francese della Difesa, Daech ha a disposizione 3000 Humvee, 50 carri armati pesanti, 150 carri armati leggeri, 60.000 armi leggere, tre aerei da combattimento MIG21 o del tipo Mig23 oltre all’arsenale recuperato in Iraq e Siria e, ultimamente, le armi prese ai curdi apparentemente paracadutate per errore da un aereo degli Stati Uniti.

-b) Daech e il piano del “Grande Medio Oriente”

Il piano del Grande Medio Oriente, che si estende dall’Afghanistan al Nord Africa, cerca di smantellare, anche militarmente, tutti gli stati che si oppongono o i potenziali oppositori dell’egemonia americana al fine di prendere le risorse, soprattutto petrolio e gas, nella regione. Il progetto è stato proposta da Bush e co. e perseguito da Obama, nonostante la retorica ufficiale di “un nuovo inizio”. Attraverso le guerre, anche indirettamente, che mira a trasformare gli “stati canaglia” in una moltitudine di stati politicamente instabili, che favoriscono i conflitti etnici e religiosi.

L’escalation di Daech, creato, sostenuto, finanziato e protetto da Arabia Saudita, Qatar e Turchia, in accordo con gli Stati Uniti, offre l’opportunità per un nuovo intervento degli Stati Uniti nella regione con il pretesto di lottare contro Daech. Una coalizione di più di 40 paesi ha bombardato le regioni curde con il pretesto di proteggere la popolazione yazida cristiana e i curdi dal genocidio, sotto l’occhio di approvazione della Turchia, che vuole prendere due piccioni con una fava (per indebolire i curdi e sbarazzarsi di Assad) . E’ la stessa scena vista con Al-Qaeda in Afghanistan e le presunte armi di distruzione di massa in Iraq. Washington, che non poteva attaccare Assad un anno fa, in risposta all’uso di armi chimiche, ha colto al volo l’opportunità di porre fine al regime di Bashar al-Assad e di smantellare la Siria in tre regioni: curdi, sunniti e alawiti. Questo è il piano americano e non è finito, in quanto mira anche allo Yemen, alla Libia, all’Algeria e anche all’Arabia Saudita (servo fedele della Casa Bianca).

In una parola, il piano di Grande Medio Oriente sogna di possedere la ricchezza del suolo, il controllo dei punti strategici e di affidare all’entità sionista la missione di poliziotto della regione e la protezione degli interessi americani. La mente di Washington è: liquidare l’Iraq e la Siria, poi puntare sull’Iran e si è messa in una posizione di forza per affrontare qualsiasi rivalità potenziale, in caso anche la Russia e la Cina.

Ma i piani del Pentagono sviluppati da Bush Jr., Cheney, Rumsfeld, ecc non possono essere realizzati, in quanto di volta in volta, l’imperialismo è stato frenato e costretto a ritirarsi dai paesi oggetto di conquista, dalla fiere lotte dei popoli, anche se questa lotta non ha potuto raggiungere la liberazione a causa di una leadership non rivoluzionaria.

Conclusione

La nostra è l’era della liberazione nazionale e del socialismo, è determinata da contraddizioni oggettive che né l’imperialismo nè la reazione possono fare sparire o spazzare via e tutte le lotte in corso sono nel contesto di queste contraddizioni: la contraddizione popoli oppressi / imperialismo, la contraddizione borghesia/ proletariato dei paesi capitalisti (Russia e Cina inclusi), la contraddizione inter-imperialista e la contraddizione inter-monopolistica all’interno dello stesso paese. Pertanto, i piani del campo imperialista non possono essere realizzati in quanto non tengono conto l’altro polo della contraddizione: il proletariato e i popoli oppressi. Questi ultimi hanno ripetutamente frustrato i tentativi degli imperialisti di soffocare la lotta nazionale e le aspirazioni al socialismo, sia il recupero di queste lotte (la “Primavera araba” è un esempio, tra gli altri), canalizzandole nella lotta interna ai lacchè locali (Fratelli Musulmani / liberali in Tunisia, Egitto, Libia, ecc).

Le rivolte arabe, a torto chiamate “primavera dei gelsomini”, al fine di attenuare il loro carattere violento e vendicativo, ha avuto come slogan principale “la gente vuole rovesciare il sistema”, ma, dal momento che queste rivolte erano spontanee, senza una direzione rivoluzionaria, avrebbero potuto rovesciare regimi, ma lo Stato, con tutte le sue istituzioni (esercito, polizia, magistratura, burocrazia) è rimasto e le forze reazionarie e riformiste (fratelli  musulmani/ liberali) non hanno smesso di parlare di rivoluzione e della necessità di adattarsi alle nuove condizioni, vale a dire far parte del campo della coesistenza pacifica e della collaborazione tra le classi. Infatti, centinaia di ex-compagni hanno adottato la tesi della 2 ° Repubblica in Tunisia, hanno negato il principio della lotta di classe e sono diventati membri influenti nella società civile e nella burocrazia sindacale.

Questa scelta riformista è giustificata, secondo loro, dalla necessità di lottare contro il pericolo di islamizzazione della società, contro El Nahda, Daech, Ansar al Sharia. Tra l’altro, alcuni attivisti riformisti in Tunisia, hanno votato “Nida Tounes” (l’ex RCD, partito al governo) come un voto utile contro i “fratelli”.

Ma le forze rivoluzionarie, il movimento Marxista Leninista Maoista per primo, è andato controcorrente, smascherando la polarizzazione che l’imperialismo cerca di imporre al popolo affermando: “Bisogna scegliere tra i fratelli e la guerra civile o il vecchio regime con una certa variante cosiddetta democratica, portata dall’ingresso dei social-democratici in Parlamento “.

Il compito dei rivoluzionari sarà difficile, consiste in:

  •  Lotta contro i nemici aperti feudal-compradori, che vogliono mantenere il paese sotto il dominio imperialista, smascherare il movimento socialdemocratico, che a più riprese ha sostenuto, a volte i “fratelli”, a volte i “liberali”.
  • Lavorare per l’unità dei Marxisti Leninisti Maoisti e il movimento rivoluzionario in generale, sulla base degli avanzamenti di oltre quattro decenni (contro il revisionismo – Avakanismo incluso, trotskismo, sciovinismo, ecc)
  • La mobilitazione dei giovani lavoratori e disoccupati, lasciati fuori e traditi dalla burocrazia sindacale e dai partiti politici, dando loro una speranza nella lotta, dato che molti di loro sono contrariati nel vedere che i “fratelli” raccolgono i frutti dell’ Intifada, e che il vecchio regime è tornato indietro velocemente.
  • Fare appello ai contadini poveri di organizzarsi e aiutarli a sbarazzarsi della ideologia fatalista medievale che predica la rassegnazione e la schiavitù.

 

Tunisia, ottobre 2014-

 

Movimento Comunista Maoista, Tunisia

SPECIALE ELEZIONI TUNISIA 4- RILASCIATI I 3 RIVOLUZIONARI ARRESTATI DURANTE IL VOLANTINAGGIO PER IL BOICOTTAGGIO ELETTORALE

Stiamo seguendo da vicino le elezioni in Tunisia, le prime dopo la promulgazione della nuova costituzione lo scorso febbraio. Presto un nostro articolo/valutazione generale sul risultato elettorale (che sarà divulgato domani) sulle forze in campo.  Intanto un aggiornamento dalle “nostre” ovvero i compagni rivoluzionari tunisini che hanno dato vita al Comitato di Boicottaggio Elettorale. I 3 compagni arrestati lo scorso 23 Ottobre durante un volantinaggio nella capitale a Piazza Barcellona, sono stati rilasciati dopo qualche ora con l’obbligo di presentarsi in tribunale qualche giorno dopo con l’accusa di “riunione non autorizzata” riferendosi all’assemblea che lo scorso 11 Ottobre ha dato vita al Comitato per il Boicottaggio delle elezioni, e di aver “distribuito dei volantini senza autorizzazione”.

Di seguito un breve video/intervista dei 3 compagni che commentano i fatti relativi al loro arresto.

Il video è in dialetto tunisino ma segue un commento/traduzione riassuntivo di ciò che viene detto.

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La compagna che parla all’inizio del video racconta la dinamica dei fatti: stavano distribuendo questi volantini di boicottaggio delle elezioni alle 4 del pomeriggio alla stazione ferroviaria a Piazza Barcelona, quando li hanno contattati 2 giornalisti francesi e 1 tunisino di Canal plus e li hanno ragiunti. Mentre li stavano per filmare un gruppo di Ennahda li ha circondati e fatti sparpagliare, il gruppo si è sciolto e quando hanno cercato gli altri hanno scoperto che li avevano portati alla caserma di polizia. Li hanno aspettati davanti la caserma fino alle 10 di sera ma non li hanno rilasciati.

Poi nell’immagine si vede il gruppo che aspetta i loro compagni che dovevano essere interrogati con 2 avvocati al tribunale di Bab Bnet vicino la Casbah.

L’altro compagno che parla dice che in caserma è venuto ad interrogarli un tizio del ministero degli interni, continua dicendo  che non capisce con che diritto questo ha il potere di fargli delle domande. Dice che questo fatto sottolinea la questione della libertà di azione in questo Paese: il gruppo di Ennahda che li aveva circondati alla stazioone si è rivolto a loro con aria minacciosa guardandoli come criminali. Il tizio che li ha interrogati voleva sapere da quando facevano boicottaggio, quanti volantini hanno distribuito ecc…

Il compagno adulto invece dice che lui boicotta le elezioni perchè è vicino al popolo. Il popolo capisce che da queste elezioni non riceverà niente ma che si tratta solo di un gioco condotto da Francia, USA, Germania, Qatar.

Le elezioni non risolveranno il problema della disoccupazione giovanile (1 milione di persone) Poi dice che organizzano iniziative di boicottaggio da molto tempo.

Hanno pubblicato libri, articoli e hanno una sede.

Infine l’ultimo compagno  dice che vogliono porre fine alla “mala politica” e vuole una condizione in cui la guida è popolare (sha3bya) perchè il parlamento che si formerà sarà composto dai collaboratori di Ben Alìe da Ennahda quindi dalla politica corrotta. Perciò loro boicotteranno le elezioni, perchè stanno dalla parte dei poveri.

SPECIALE ELEZIONI TUNISIA 3 – INTERVISTA A SAMED MIAADI SEGRETARIO DELL’ UNIONE DELLA GIOVENTU’ COMUNISTA DI TUNISIA E MEMBRO DEL PARTITO DEI LAVORATORI TUNISINI

Stiamo seguendo da vicino le elezioni in Tunisia, le prime dopo la promulgazione della nuova costituzione lo scorso febbraio. Presto un nostro articolo/valutazione generale sul risultato elettorale (che sarà divulgato domani) sulle forze in campo e soprattutto aggiornamenti dalle “nostre” ovvero i compagni rivoluzionari tunisini che hanno dato vita al Comitato di Boicottaggio Elettorale. Intanto proponiamo questa seconda intervista fatta a Samed Miaadi Segretario del UJCT (Unione della Gioventù Comunista di Tunisia) e membro del Partito dei Lavoratori Tunisini raggiunto da un nostro compagno un paio di settimane precedenti la tornata elettorale. Uno speciale ringraziamento va alla studentessa e militante del partito Ghaya che ha permesso che l’intervista avesse luogo.

L’intervista ci interessa per capire come ragionano, cosa pensano sull’attuale società tunisina, come vorrebbero plasmarla  e soprattutto come agiscono nella Tunisia “democratica” gli esponenti di questo partito socialdemocratico sedicente rivoluzionario. In particolare la politica elettoralista di questo partito (così come tutti gli altri partiti sedicenti comunisti nel Fronte Popolare) pienamente integrata nel sistema politico borghese tunisino , la sua visione a nostro modo distorta della “rivoluzione” e  del ruolo ricoperto dalla nuova costituzione. 

D: La Tunisia è stato il paese che ha dato il via alla “primavera araba” quali sono i principali benefici di cui gode il popolo tunisino in questo periodo di transizione post-Ben Alì?

R: Nel regime di Ben Alì non c’era libertà a livello politico, culturale ecc. bensì era basato sulla repressione poliziesca, una dittatura in tutti i sensi. In quel periodo nonostante ci fosse quell’oppressione alcuni partiti tra cui anche la nostra organizzazione giovanile erano presenti nella società clandestinamente. In quel periodo avevano vietato qualsiasi libertà organizzativa in particolare verso i partiti politici di sinistra. Tutti i partiti e persone che erano contro Ben Alì erano oppressi, torturati e imprigionati, perseguitati a tutti i livelli. In quel periodo il Partito del Lavoro e l’UGTT erano contro il regime di Ben Alì dal 1986 quando esso prese il potere con un colpo di stato militare presentandosi come un partito progressista ma il Partito dei Lavoratori Tunisini lo smascherò fin dall’inizio fu l’unico partito che rifiutò l’accordo politico che riconoscesse il nuovo regime, invece gli altri partiti lo sottoscrissero. Da quel periodo il Partito dei Lavoratori Tunisini ha iniziato a protestare contro quella situazione. Parliamo dell’Unione della Gioventù Comunista di Tunisia: essa è indipendente dal partito a livello finanziario ma rispetta la linea politica del partito. Dopo il fatto che il Partito del Lavoro non firmò l’accordo con il regime di Ben Alì ci sono stati forti scioperi, questa è stata la linea perfetta in quel periodo perché il partito è marxista-leninista e quindi agiva in clandestinità reputandola la tattica migliore allora. L’obiettivo principale era quello di mobilitare gli studenti quindi il compito dell’organizzazione giovanile e studentesca era quello di organizzare gli studenti preparandoli per quando sarebbe arrivato il momento giusto per cacciare il regime. La rivoluzione non è iniziata a Dicembre 2010 a Tunisi ma a Gafsa nel 2008 con la rivolta dei minatori; Ben Alì è stato in grado di reprimerla. Parliamo dell’attuale periodo, come giovani pensiamo che quello che abbiamo ottenuto è la libertà a tutti i livelli (culturale ad esempio) e i diritti. Nonostante ci sono certi tentativi che cercano di portare indietro la situazione da parte degli apparati di potere e repressivi. Durante il regime di Ben Alì esso contava sulle cosiddette tre F (fame, festival e football) e alla gente non interessava niente di tutto il resto se era soddisfatta in queste tre cose. Adesso invece si interessa dei problemi generali quotidiani. I giovani sono gli ideatori di questa rivoluzione, ormai non è più un problema per loro quello di avere paura della polizia, in particolare la nostra organizzazione giovanile che tramite la militanza, e soprattutto dopo il sacrificio dei nostri compagni che sono stati torturati. Nonostante tutto ciò non abbiamo paura e siamo ottimisti. Il nostro slogan principale è: “Non è importante comprendere la realtà ma cambiarla”, questo è il principale slogan da attuare.

D: Pensi che la nuova costituzione sia in sintonia con le aspirazioni del popolo tunisino?

R: Dopo le elezioni di ottobre 2013 in cui le opposizioni di sinistra erano divise fu principalmente una sconfitta per noi, Ennahdha vinse le elezioni e non c’è stata nessuna differenza rispetto all’era Ben Alì per quanto riguarda la politica economica e tutto il resto. Poi alcuni partiti hanno cercato di modificare alcuni articoli della costituzione in accordo con i propri interessi, provando a manipolarla in accordo con i principi della shari’a in particolare per quanto riguarda i diritti delle donne, quindi alcuni partiti laici hanno provato a bloccare questo processo. Detto questo la costituzione è parzialmente buona. Ennahdha ha provato a mutilare i partiti di opposizione e ha giocato su un piano morale, hanno portato lo scontro politico su un piano morale e non su un piano di contenuti politici. Nonostante il lungo e tortuoso cammino per formulare la costituzione Ennahdha non è stata capace di aggirare i partiti e il popolo e portarli sulla propria strada grazie alla ferma opposizione dei partiti politici. Il Fronte Popolare e i partiti di sinistra e democratici hanno fatto pressioni con manifestazioni per modificare certi articoli e quindi osteggiare il piano di Ennahdha. Le manifestazioni di strada sono state molto importanti al fine di produrre questa costituzione adeguata per questa generazione ed Ennahdha ha avuto paura di questo. Questa è stata la funzione della pressione di piazza. Ennahdha ha provato a manipolare alcuni articoli riguardanti la libertà cercando di limitarne l’ampiezza.

D: Nonostante il regime di Ben Alì sia stato rovesciato, negli ultimi mesi personalità legate al vecchio regime sono state scarcerate e addirittura contesteranno le elezioni, inoltre lo stato di polizia e ancora molto forte. Qual è la vostra spiegazione e la vostra posizione davanti a questa situazione?

R: Speriamo che sia un’operazione di giustizia di transizione, in questo periodo le istituzioni si richiamano molto a questo tipo di giustizia. Se dopo questo periodo succederanno ancora cose simili agiremo, ma questo non succederà. Ma c’è il clima un certo periodo passato che ritorna e questo si vede dall’azione di alcuni partiti. C’è chi è tornato senza rendere conto dei propri crimini. Ma questo è un periodo di giustizia di transizione. Nonostante il Partito dei Lavoratori Tunisini ha chiesto che la giustizia di transizione venga conclusa e venga fatta giustizia e basta, altri partiti hanno perseguito i loro interessi. Adesso la popolazione considera i crimini fatti da questi esponenti del vecchio regime come orribili e li considera come fatti proprio contro il popolo. Non siamo per perseguire il popolo per crimini comuni ma solo i responsabili: gli ufficiali e chi ha commesso crimini politici. Di certo non abbiamo accesso alle informazioni della polizia politica o di quello che è successo al ministero dell’interno. Lo stato di polizia esiste ancora, perché Ben Alì costruì tutto questo apparato e la mentalità della polizia è sempre la stessa quindi vogliamo che cambi la mentalità col fine che la polizia sia al servizio del popolo e non contro di esso. Quello a cui chiamiamo è una polizia repubblicana che protegga il popolo e non certi partiti politici. In ogni caso notiamo che i nuovi poliziotti non sono ben addestrati e fanno cose illegali. I poliziotti dovrebbero rispettare la legge e rispettare i cittadini piuttosto che terrorizzarli. Speriamo che quello che esiste ora in polizia, questa mentalità, cambi, compresi  i simboli corrotti inneggianti al vecchio regime che ancora esistono nel ministero dell’interno e in alcune stazioni di polizia.

D: Storicamente la Tunisia è stato sempre un paese con un’impostazione laica, come spiegate questo avanzamento islamista con la vittoria elettorale di Ennahdha alle scorse elezioni e le attività di Ansar El-Sharia ai confini? Perché settori popolari si rivolgono all’islam di matrice militante?

R: Innanzitutto Ennahdha si basa su un’ideologia islamista medievale che ha un forte impatto sul popolo a livello emotivo. Quindi prova a manipolare cercando di intervenire con impatto emotivo su questioni come povertà, disoccupazione e ha presa in tutto il paese non solo all’interno. Dice “la nostra religione è in pericolo”, nelle moschee,  università e in monumenti e siti religiosi. In ogni caso non possiamo parlare di agenda politica di Ennahdha, il proprio modo per vincere è stato quello di mutilare gli oppositori dicendo che sono “atei che mutilano la nostra società, chiuderanno le moschee e sono immorali”.

D: Cosa possono fare i settori democratici, progressisti e rivoluzionari per contrastare questa avanzata reazionaria?

R: Il miglior modo per contrastare questi movimenti è di riunirsi in un fronte, innanzitutto creando questo fronte, così tutti i partiti di sinistra hanno pensato di formarlo su basi nazionali e progressiste. Dopo aver formato il Fronte Popolare i reazionari hanno pensato che sarebbero stati in pericolo e quindi hanno ucciso Belaid e Brahmi perché erano convinti di ciò. Questa convinzione è la ragione per la quale Ennahdha è dietro questo assassinio nonostante Ennahdha dica di essere un partito moderato. Le Leghe di Protezione della Rivoluzione e Ansar-el-Sharia sono l’ala militare di Ennahdha. Questo tipo di violenza è stata importata all’università, nelle scuole e ha avuto un impatto sulla società in tutta la nazione. Gannouchi parlando dei jihadisti ha detto “questi sono i nostri giovani che stanno portando una nuova cultura nel nostro paese”. Dato che noi ci opponiamo a questa situazione, il Fronte popolare propone un’Assemblea Nazionale che risponda a questa situazione e contrasti questa propaganda. Anche questo gruppo di Ansar El-Sharia ha sempre lavorato contro chi è contro di loro e quindi tramite questi metodi ha un grande impatto negativo sulla comunità tunisina. Per sradicare queste forze nelle università che possano influenzare gli studenti, stiamo provando a diffondere altri tipi di cultura tramite il cinema e l’arte in generale. Per fare esprimere in maniera artistica e non fanatica gli studenti, questa è la nostra opinione e tattica: diffondere cultura alternativa e spostare via i giovani da quella reazionaria.

D: Avete partecipato al movimento “anch’io ho bruciato una stazione di polizia”?

R: Certo che abbiamo partecipato, abbiamo sofferto tanto dalla repressione della polizia di Ben Alì, la polizia ha colpito anche le famiglie, bastava un arresto di un familiare per essere arrestato dalla polizia di Ben Alì e la più terrificante pratica della tortura avveniva dentro i ministeri. Quindi i giovani tunisini in particolare dei settori popolari e dell’interno del paese hanno attaccato le caserme durante la rivoluzione. Perché è nato questo movimento di cui mi hai chiesto? Durante la rivoluzione tutti i giovani andavano a bruciare le stazioni di polizia come il simbolo dell’oppressione. E tutti scendevano in strada per fare questo in un contesto che era esplosivo e di eccitazione generale. La gente uscì per strada e colpì quel simbolo principale di oppressione e lo fecero soprattutto in quello stato di caos. In ogni caso questo livello di odio non è generalizzabile contro tutti i poliziotti ma ci sono delle eccezioni tra di essi, per questo vogliamo una polizia democratica.

D: Mi parli un po’ di come state affrontando la campagna elettorale?

R: Tramite il Fronte Popolare, esso è una tattica nelle prossime elezioni. Il Fronte nasce da un sacco di sacrifici e continua ad esistere nonostante abbiamo perso due compagni come Belaid e Brahmi Il Fronte Popolare è stato un passo di unità per il popolo tunisino contro Ennahdha e Nida Tounes. Il Fronte Popolare non è una mera opposizione ma ha un’alternativa economica, politica e culturale per il paese tunisino perché combatta per i propri diritti. Fare il Fronte Popolare ha uno spirito nazionale e un obiettivo nazionale che sarà realizzato nel nostro paese. Il nostro segretario Hamma Hammami dice “un partito al servizio del Fronte Popolare, un Fronte Popolare al servizio del popolo”. E  questo è anche lo slogan degli altri partiti del Fronte Popolare, quindi è una fonte di speranza, anche l’ex segretario generale del Fronte che era Chokri Belaid che è morto per il servizio di questo progetto, è morto con questa idea e perchè le aspirazioni del popolo venissero realizzate. Anche i nostri compagni nell’organizzazione giovanile lottano per questo. Hammami riceve minacce ogni giorno. Stiamo contestando queste elezioni con un alto spirito, con uno spirito rivoluzionario.

SPECIALE ELEZIONI TUNISIA 2: INTERVISTA A ZIED LAKHDHAR SEGRETARIO GENERALE DEL PARTITO UNIFICATO DEI PATRIOTI DEMOCRATICI

Stiamo seguendo da vicino le elezioni in Tunisia, le prime dopo la promulgazione della nuova costituzione lo scorso febbraio. Presto un nostro articolo/valutazione generale sul risultato elettorale (che sarà divulgato domani) sulle forze in campo e soprattutto aggiornamenti dalle “nostre” ovvero i compagni rivoluzionari tunisini che hanno dato vita al Comitato di Boicottaggio Elettorale. Intanto proponiamo questa seconda intervista fatta a Zied Lakhdhar Segretario generale del Partito Unificato dei Patrioti Democratici, membro del comitato centrale del Fronte Popolare e capolista del partito nel Fronte Popolare raggiunto da un nostro compagno un paio di settimane precedenti la tornata elettorale. Uno speciale ringraziamento va alla studentessa e militante del partito Sihem che ha permesso che l’intervista avesse luogo.

L’intervista ci interessa per capire come ragionano, cosa pensano sull’attuale società tunisina, come vorrebbero plasmarla  e soprattutto come agiscono nella Tunisia “democratica” gli esponenti di questo partito socialdemocratico sedicente rivoluzionario. In particolare la politica elettoralista di questo partito (così come tutti gli altri partiti sedicenti comunisti nel Fronte Popolare) pienamente integrata nel sistema politico borghese tunisino , la sua visione a nostro modo distorta della “rivoluzione” e il concetto riformista e democratico borghese di “repubblica democratica sociale” e del ruolo ricoperto dalla nuova costituzione. 

D: La Tunisia è stato il paese che ha dato il via alla “primavera araba” quali sono i principali benefici di cui gode il popolo tunisino in questo periodo di transizione post-Ben Alì?

R: Non è stata una “Primavera Araba”, per noi è una definizione sbagliata. È iniziata chiedendo democrazia e libertà, più diritti socio-economici dando vita a manifestazioni, in seguito sono stati creati movimenti contro la corruzione con il fine di creare uno stato di disordine e caos e poter giustificare e imporre la repressione. Autori di ciò sono ad esempio i Fratelli musulmani, per raggiungere i loro progetti nella regione. Nonostante ciò ci sono molte cose che il popolo tunisino ha acquisito, per esempio i tunisini hanno provato a riprendersi i loro diritti, creando un’atmosfera per la libertà di parola ma il popolo sta ancora lavorando per difenderli. Questo è stato il beneficio più importante

D: Pensa che la nuova costituzione sia in sintonia con le aspirazioni del popolo tunisino?

R: La Costituzione può essere un punto di partenza per le domande del popolo. Essa deva essere tradotta in una “Repubblica Democratica Sociale”.

D: Nonostante il regime di Ben Alì sia stato rovesciato, negli ultimi mesi personalità legate al vecchio regime sono state scarcerate e addirittura contesteranno le elezioni, inoltre lo stato di polizia e ancora molto forte. Qual è la vostra spiegazione e la vostra posizione davanti a questa situazione?

R: Circa i generali che sono scappati, si può dire che la Tunisia ha dato una seconda scelta, uno di loro è stato investito dal nuovo regime e si è materializzato nuovamente nel governo Gannouchi. Un altro è stato processato per corruzione nelle vecchie istituzioni riguardo ai fatti di quando ha creato un establishment social-democratico che non ha avuto successo con la costituzione del 1995 in cui ha abolito tutte le istituzioni. Nonostante questo adesso ha organizzato il Concilio dei concili e ha organizzato le elezioni dell’Assemblea Costituente. In ogni caso i risultati delle elezioni non sono stati positivi per le forze che rivendicavano la continuazione della rivoluzione ma sono stati favorevoli per Ennahdha che ha fatto compromessi con le personalità del vecchio regime e ciò si è manifestato con il voto positivo di Ennahdha alla legge che ha sdoganato le personalità legate a Ben Alì. Ennahdha ha votato in tal senso per potersi permettere di candidarsi alle elezioni sia parlamentari che presidenziali, noi abbiamo lavorato contro tutto ciò

D: Puoi descrivere i vari passaggi del processo costituente che ha prodotto l’attuale costituzione?

R: È stato un processo complesso perché le forze che volevano scrivere una costituzione democratica e progressista erano in minoranza. Fuori dai palazzi queste forze hanno organizzato manifestazioni. Infine questa forte pressione dall’esterno ha provocato la caduta del governo a guida Ennahdha e ha portato l’attuale maggioranza al potere. In seguito a ciò ci sono stati maggiori  negoziazioni e sotto la pressione di forti organizzazioni come l’UGTT (Unione Generale dei Lavoratori Tunisini, il principale sindacato tunisino legato ai partiti del Fronte Popolare n.d.r.)abbiamo avuto risultati importanti. Uno di questi è stato la promulgazione della nuova costituzione in favore dei giovani tunisini.

D: Pensate che ci sono degli articoli che andrebbero modificati?

R: Se ce ne sono adesso non è il momento di farlo, adesso il compito è quello di  istituzionalizzarla perché si instauri una “repubblica democratica sociale”. I  partiti dopo le elezioni imporranno l’applicazione della Costituzione secondo la propria visione. Per questa ragione queste elezioni sono estremamente importanti perché questa costituzione può essere interpretata in diversi modi e ciò sarà determinato dai nuovi equilibri che usciranno fuori dalle elezioni.

D: Durante la mia permanenza ho partecipato alla manifestazione in ricordo dei martiri, il vostro partito ha uno dei martiri più noto Chokri Belaid, come pensate che il popolo possa avere giustizia e vendetta dei propri martiri?

R: I martiri non sono stati uccisi per questioni personali ma per difendere un progetto rappresentato dall’idea che la Tunisia deve essere una “repubblica democratica sociale” che incontri le domande economico-sociali della maggioranza del popolo, degli oppressi e delle regioni più emarginate. Questa è la ragione perché si raggiunga una vera sovranità nazionale e si metta fine ad una politica di sottomissione. La vendetta non può essere in sintonia con questo progetto, nel senso di vendetta diretta. Questo significa che stiamo ancora difendendo i diritti delle famiglie dei martiri non sottovalutando la questione degli assassini politici per conoscere la verità e perché venga fatta giustizia, i martiri principalmente appartengono al Fronte Popolare.

D: Storicamente la Tunisia è stato sempre un paese con un’impostazione laica, come spiegate questo avanzamento islamista con la vittoria elettorale di Ennahdha alle scorse elezioni e le attività di Ansar al-Sharia ai confini? Perché settori popolari si rivolgono all’islam di matrice militante?

R: Non sono molti i settori popolari che li sostengono. Questa ascesa può essere capita guardando i canali tv che per molti anni hanno servito gli interessi di salafiti e wahabiti, le origini di questi canali sono i paesi del golfo che spendono molti soldi in questo. Sicuramente toccano i settori musulmani poveri tra il popolo, sono andato dall’elettorato e pochi sono in una situazione economica sociale soddisfacente e abbiamo notato un forte legame di questi settori popolari con l’economia parallela. Queste idee possono essere un rifugio per i poveri aspiranti ad una situazione migliore.

D: Pensate sia possibile creare un’alleanza elettorale e parlamentare tra il fronte popolare e i partiti neo-doustourienne e laici in funzione anti-Ennahdha?

R: Non abbiamo mai fatto un’alleanza elettorale per questi motivi ma solo per gli interessi del paese, la prima priorità è combattere il terrorismo. Siamo in una grande coalizione contro il terrorismo su queste basi: il Fronte della Salvezza, abbiamo iniziato questo lavoro con le forze democratiche sulla base della missione che deve incontrare gli interessi del popolo e della nazione.

D: Quali sono i punti del vostro programma elettorale che vi distinguono dagli altri partiti in particolare bourguibisti ed Ennahdha?

R: Deoustourienne e bourguibisti sono frammenti del RCD (il partito unico nel regime di Ben Alì n.d.r.), il programma elettorale è lo stesso di Ben Alì. Il Fronte Popolare è una coalizione politica in cui le forze politiche hanno combattuto contro la corruzione e la dittatura per più di 50 decadi. D’altro canto il Fronte Popolare ha un programma politico, sociale ed economico, diretto completamente alla classe lavoratrice, ai poveri contadini, agli studenti e a tutti questi settori della società.

D:  Il vostro partito si richiama al marxismo, pensate sia ancora attuale una via rivoluzionaria in Tunisia per raggiungere il socialismo? E se si qual è la strategia che si adatta a questo paese?

R: Il nostro è un partito rivoluzionario, la nostra missione è attuare i cambiamenti nella società, crediamo che le principali contraddizioni siano tra la maggioranza della popolazione lavoratrice da un lato e l’imperialismo e i loro agenti locali dall’altro. Per questo noi difendiamo sempre la liberazione nazionale e tutta la questione della sovranità nazionale, delle risorse nazionali ed economiche. Per le questioni ideologiche crediamo che la nostra analisi e il nostro strumento sia ancora il materialismo storico che è l’essenza del marxismo ed è uno strumento per capire i fenomeni, i periodi e le soluzioni per risolvere i problemi, strumento usato dalle forze che combattono per uscire dal capitalismo: il regime di sfruttamento dell’uomo sull’uomo per costruire una società senza sfruttamento e mettere fine alle politiche di aggressione contro i popoli. Non possiamo limitare la nostra storia solo ad alcune esperienze, o a persone che hanno guidato alcuni partiti comunisti perché ci sono stati alcuni errori in relazione al marxismo, e una soluzione critica basata sulla scoperta della verità è la pratica.

SPECIALE ELEZIONI TUNISIA 1: INTERVISTA A CHOKRI LAHMIDI DI ENNAHDA

Stiamo seguendo da vicino le elezioni in Tunisia, le prime dopo la promulgazione della nuova costituzione lo scorso febbraio. Presto un nostro articolo/valutazione generale sul risultato elettorale (che sarà divulgato domani) sulle forze in campo e soprattutto aggiornamenti dalle “nostre” ovvero i compagni rivoluzionari tunisini che hanno dato vita al Comitato di Boicottaggio Elettorale. Intanto proponiamo un’intervista fatta a Chokri Lahmidi un esponente del partito islamista di Ennahda raggiunto da un nostro compagno un paio di settimane precedenti la tornata elettorale. Uno speciale ringraziamento va allo studente Habib Haj Salem che ha permesso che l’intervista avesse luogo.

L’intervista ci interessa per capire come ragionano, cosa pensano sull’attuale società tunisina, come vorrebbero plasmarla  e soprattutto come agiscono nella Tunisia “democratica” gli esponenti di questo partito reazionario.

A tal proposito segnaliamo che l’intervista si è svolta nel sobborgo malfamato di Ettadahmen nella capitale, nella sede di un’ ONG legata ad Ennahda e che agisce nel quartiere, ciò ricorda molto l’attività sociale di Hamas a Gaza e dovrebbe far pensare…


D: La Tunisia è stato il primo paese che ha dato vita alla “Primavera Araba”.Quali sono le principali conquiste economiche e sociali in questo periodo di transizione post Ben Alì?

R: Innanzitutto la principale conquista ottenuta è rappresentata dalle libertà dell’individuo, inoltre  la società ha incominciato per la prima volta a osservarsi.  I partiti politici hanno scoperto la verità e hanno provato a perseguirla scoprendo in questo processo abilità e meccanismi per affrontare i problemi che prima erano monopolizzati dal regime a partito unico. La società adesso è concentrata sulla questione della sicurezza, ma ci sono altre questioni importanti come le relazioni tra la società e lo stato,  come crearne di nuove,  ad esempio che tipo di identità deve avere lo stato stato, che tipo di stato vogliamo?  Oggi esiste un dialogo che prima mancava. Sotto il regime di Ben Alì lo stato era molto centralizzato e le decisioni erano prese in un piccolo circolo di statisti fedeli al regime. Adesso al contrario abbiamo un altro problema,  vengono prese molte decisioni contrastanti tra loro che provengono  da diversi apparati dello stato come ad esempio da diversi ministeri, inoltre c’è una lotta all’interno dello stato tra le nuove forze politiche e quelle del vecchio regime. Se prendiamo ad esempio l’economia: le politiche di sviluppo possono cambiare molto e anche le politiche finanziarie, lo scontro in atto tra forze vecchie e nuove non permette attualmente di prendere delle decisioni chiare. Ad esempio lo stato nell’era precedente controllava certi parametri economici, ciò permetteva il fatto di poter calmierare i prezzi dei beni di prima necessità. Adesso non c’è più lo stesso controllo e i cittadini hanno sistematicamente meno potere d’acquisto. Un’altra ragione di ciò è rappresentata dalla perdita nella bilancia tra offerta e domanda. C’è un attore nascosto che gioca un ruolo nella questione economica. Lo stato adesso è debole ma non ha le idee chiare anche riguardo il programma e la politica economica da attuare.

D: Pensi che la nuova costituzione soddisfi I bisogni e le aspirazioni del popolo tunisino?

R: Si, certo che si. La costituzione è la migliore conquista di questo periodo per due motivi: innanzitutto date le attuali condizioni di divisione politica e sociale, la costituzione permette che queste non si sviluppino e non sfocino in uno scontro sanguinario. Secondariamente circa la divisione ideologica tra le forze politiche concernente il programma per la nuova società ovvero: qual è la società che vogliamo? La nuova costituzione è arrivata e ha portato la base per quello che può esser condiviso tra islamisti, laici e altri. Quando leggi la costituzione c’è il sentore che questa prevenga l’esplosione e lo scontro tra queste fazioni. La costituzione è la convergenza di opinioni e bisogni delle differenti elites politiche e sociali, e l’elite islamica è una di queste.

Puoi descrivere il processo costituente che ha prodotto questa costituzione?

E’ stato un processo naturale, per evitare che quelle divisioni di cui parlavo, si sviluppassero violentemente, tutte le parti politiche in campo si sono riconosciute reciprocamente e hanno scoperto che ci sono punti di forza in ciascuna di esse che potevano completarsi a vicenda. Questo ha fatto si che la costituzione venisse scritta anche se  possiede articoli che sono stati difficili da produrre, ma infine è diventata frutto di un accordo nato da un dibattito con uno scambio di opinioni. Non volteremo le spalle a questo tipo di processo costituente.

D: Quali sono stati i vostri contributi?

R: Il movimento di Ennahda ha creato l’idea di fare compromessi quando era al potere e questo ha le sue radici nella nostra morale. Per esempio in Senegal ci sono stati problemi simili alla Tunisia nella società civile così come in altri paesi africani e il presidente si è dimesso. Noi abbiamo fatto la stessa cosa quando ci siamo dimessi dal governo nonostante avessimo vinto le elezioni dell’Assemblea Costituente. Il punto è quello di risolvere i conflitti in maniera pacifica, Ennahda ha messo le basi perché ciò avvenisse. Ennahda avrebbe potuto mobilitare la propria base popolare e scendere in strada piuttosto che lasciare il governo,ma non lo ha fatto. Allo stesso tempo Ennahda ha mantenuto i legami tra il popolo e la propria elite. Anche quando eravamo al potere abbiamo mantenuto i legami con la nostra base, stare nelle  istituzioni  non ha cambiato la natura di Ennahda che anzi è stata la voce del popolo. Ennahdha non si è abbassata al livello morale degli altri partiti, ad esempio non abbiamo influenzato l’operato della polizia politica quando eravamo al potere, non abbiamo utilizzato informazioni a cui avevamo accesso come quelle del ministero dell’interno contro i nostri avversari politici.

D: Pensi che ci siano articoli che debbano essere modificati?

R: Penso che la costituzione sia una grande cosa ma ci sono due cose che adesso bisogna fare funzionare. Innanzitutto bisogna forgiare le istituzioni dello stato tramite meccanismi di governo locale, ci vuole una maggiore decentralizzazione per dare più voce alla società. Inoltre far si che questi meccanismi abbiamo un funzionamento trasparente. Questo aspetto è collegato al primo, semplificare il dialogo tra base della società e vertice dello stato dandoci così la possibilità di svilupparci.

D: Storicamente la Tunisia è sempre stato un paese laico, come spieghi la vostra vittoria alle scorse elezioni?

R: Ci sono molte spiegazioni che hanno segnato la svolta. Tutte queste spiegazioni sono collegate con l’ex regime e non con Ennahda, ciò significa che il valore di Ennahda viene dalla brutta reputazione del governo e del Sistema di Ben Alì. Ennahda è stato il più grande nemico di Ben Alì. Ben Alì il quale è stato provato essere un criminale e questo è chiaro al popolo. Ben Alì ha perso la sua legittimità e da tanto tempo non era più un leader. La nostra visione viene dalla visione di questo nemico. Ben Alì all’inizio ha fallito moralmente prima di fallire politicamente, ad esempio i familiari della moglie erano mafiosi. Ennahda è l’unico partito che ha radici nella società. Non penso che altri partiti che non siano islamici possano diffondersi nella società. L’ex regime potrebbe vincere solo per un voto di punizione contro Ennahda. Sarai sorpreso che Ennahda avrà la più debole rappresentanza nel governo perché abbiamo imparato dalle scorse elezioni. L’unico partito che ha un programma è Ennahda.

D: Quali sono i punti del vostro programma elettorale che differiscono notevolmente da quelli degli altri partiti in particolare dai bourguibisti e dal Fronte Popolare?

R: Non ci sono grandi differenze tra i partiti sulle questioni economiche ad essere sinceri. Ma il Fronte Popolare non riconosce lo stato, sta facendo il lavoro di illudere l’elettorato grazie alla legittimità di cui gode proveniente dal ruolo che ha avuto nella rivoluzione, ma c’è un’altra fonte di legittimità che è rappresentata dalle elezioni.  Non sono realistici nel loro programma. Per esempio dicono che non pagheranno il debito estero qualora vincessero le elezioni. Penso che questo avrà influenze negative sulla nostra economia. Cambiando discorso, Hamad Magil Achebi è una delle figure chiave della politica in Tunisia e ha una buona storia politica ma Ennahda non lo sosterrà nelle elezioni presidenziali. Probabilmente Ennahda sosterrà Marzouki , inoltre molti di Ennahdh supportano il presidente dell’Assemblea Costituente perché rappresenta la sinistra riformista. Ennahda ha ancora nella propriamente il problema del presente: il regime di Ben Alì, il colpo di stato in Algeria e in Egitto. Anche l’idea di programma islamico è presente nella nostra testa. Il programma islamico è collegato all’Umma (i musulmani come un’unica comunità e corpo unico n.d.r.) e Ennahda è l’unico partito che ha questa idea. Crediamo anche ad altre grandi questioni come la Palestina. Mentre la sinistra parla di giustizia sociale, noi lavoriamo per i più deboli. Ennahda ha appena iniziato a diventare professionista in politica, per questo motivo  ci sono ancora differenze tra il nostro volto politico nelle istituzioni rappresentato dai nostri esponenti che ci rappresentano e il partito. In questo contesto, questi uomini che sosterremo per le presidenziali sono il volto necessario in questa fase se non si ergeranno contro Ennahda. Con ciò vogliamo mandare un messaggio per dire che siamo liberali. È un messaggio sia per l’interno sia per l’esterno del paese.

D: Se vincerete le prossime elezioni, come sarà la posizione delle donne nel governo, avranno più ministeri?*

R: Ennahda è attento alla questione delle donne, ciò si è visto quando Ennahda ha formato la propria lista elettorale inserendo sia candidati uomini che donne o ancora lo ha dimostrato aiutando Mehigia Laabridi ad arrivare alla posizione di vice-presidente dell’Assemblea Costituente. Infine personalmente considero che le elezioni municipali sono più importanti di queste nazionali. Perché le questioni governative sono generali (ad esempio stabilire il prezzo del petrolio ecc) invece è più importante lavorare nella società alle sue radici.

*Quest’ultima domanda è totalmente a cura di Habib Haj Salem

Intervento del Movimento Comunista Maoista in Tunisia al Meeting Internazionale per il 10° anniversario del PC India (maoista)

 

Dal paese che ha dato i natali alla “Primavera Araba” in cui le masse popolari hanno scosso e abbattuto regimi filo-imperialisti giunge il sostegno militante e internazionalista alla Guerra Popolare in India e al partito che la dirige.

La Tunisia pur essendo un piccolo paese di 10 milioni di abitanti nel Nord Africa è, in particolare negli ultimi anni, di importanza notevole per lo sviluppo rivoluzionario dell’area. Dopo le prime avvisaglie rappresentati dagli scioperi dei minatori di Gafsa e Metlaoui nel sud del paese nel 2008, nel dicembre 2010 la rivolta contro il decennale regime di Ben Alì è partita da Sidi Bouzid, sempre da quel meridione del paese che fin dai tempi di Bourguiba, primo presidente della Tunisia “indipendente” e legato alla borghesia imperialista francese, è stato condannato dalla borghesia compradora tunisina ad un sottosviluppo economico e sociale a vantaggio della stessa con sede a Tunisi e nelle altre principali città costiere. Contro questa situazione gli scioperi partiti prima dai minatori e dalle masse popolari (principalmente giovanili) meridionali, si sono via via estesi ai lavoratori, ai giovani, alle donne di tutto il paese coinvolgendo anche la piccola e media borghesia e gli intellettuali. Scioperi di massa combinati con blocchi stradali e attacchi alle odiate caserme in tutto il paese hanno permesso la caduta del regime, tutta questa storia recente è nota.

Quello che forse è meno noto anche all’interno del nostro movimento è quanto sia variegata la presenza dei maoisti in Tunisia. Vi sono differenti gruppi e partiti presenti nelle città principali del paese e nelle campagne, questi compagni nel loro insieme svolgono un lavoro rivoluzionario tra i diversi settori della società e sono in prima linea nel sostegno internazionalista alla GP in India e al partito che la dirige; come scriveva il Movimento Comunista Maoista in Tunisia nel suo messaggio alla C.I. di Amburgo: “Siamo orgogliosi dei progressi realizzati dal PCI (Maoista), soprattutto a partire dal 2004, data della sua creazione e ci congratuliamo con i militanti e combattenti che, grazie alla loro tenacia e coraggio sono riusciti a liberare 1/3 del territorio “indiano” e fondato il potere popolare, il potere della nuova democrazia” e come scriveva l’ Organizzazione Comunista Maoista in Tunisia per la stessa occasione: “Come organizzazione comunista maoista in Tunisia avremmo voluto partecipare a questa conferenza internazionale per esprimere il nostro sostegno alla guerra popolare in India guidata dai nostri compagni del Partito Comunista dell’Indiano (maoista).”

Questa solidarietà non si limita ai messaggi inviati alla C.I. di Amburgo, da queste due organizzazioni facenti parte del più ampio movimento maoista tunisino ma si esplica nell’attività militante dei compagni nelle lotte quotidiane che essi conducono.

Ad esempio sul fronte studentesco, in particolare universitario, in un contesto in cui la forma organizzata degli studenti, il sindacato studentesco UGET, è pesantemente influenzata dai partiti socialdemocratici del Fronte Popolare, questa attività di sostegno alla G P in India prevede una dura lotta teorica e ideologica contro chi si fa portavoce di vie pacifiche ed elettorali al socialismo. Volantinaggi, messaggi di solidarietà da parte degli studenti tunisini, assemblee all’università sono state organizzate negli ultimi anni a questo proposito. Alcuni studenti di arte hanno messo al servizio le loro capacità per le ultime campagne internazionali producendo ad esempio locandine disegnate a mano.

Altro esempio è il fronte dei prigionieri politici, lotta quanto mai fondamentale ed estesa in Tunisia dove i giovani che hanno partecipato alla rivolta del precedente regime e che continuano a fare paura anche all’attuale definito di “transizione” (leggi di restaurazione) e gli oppositori in generale sono arrestati, picchiati e torturati nelle caserme. In occasione della scorsa giornata del 19 Giugno dedicata a Saibaba, portavoce del FDR arrestato dal regime indiano, i compagni del MCM-T hanno diffuso un messaggio e un manifesto creando un “ponte” di lotta alla repressione che viene condotta in Tunisia con quella in l’India nei termini espressi dal messaggio che gli stessi compagni hanno inviato in occasione della C.I. di Amburgo “capiamo la ferocia dell’imperialismo e dei suoi servi contro il movimento rivoluzionario e la guerra popolare in particolare, capiamo perché hanno fatto di tutto per trasformare le insurrezioni nei paesi arabi a loro favore, queste insurrezioni spontanee senza direzione rivoluzionaria non potevano andare lontano, anche se le masse continuano a combattere con le unghie e con i denti.”

Diceva Lenin che il miglior internazionalismo proletario è fare la rivoluzione nel proprio paese, in Tunisia così come in India la strategia rivoluzionaria è quella della Guerra Popolare di Lunga Durata con la creazione di zone liberate nelle campagne accerchiando le città. La Tunisia  ha vaste aree di campagne e negli scorsi decenni vi sono state esperienze di lotta armata, in particolare nel nord-ovest e nel sud del paese, in cui formazioni guerrigliere come i fellagha durante la lotta di liberazione nazionale negli anni 1952-1954 conducevano campagne di accerchiamento contro le forze coloniali. Queste condizioni oggettive favorevoli purtroppo vengono sfruttate attualmente solo dai gruppi jihadisti in Tunisia che sfruttano anche i confini porosi algerini e libici per muoversi facilmente e compiere azioni. Bisogna anche imparare dall’ultima rivolta che ha mostrato il proprio carattere insurrezionale e il ruolo predominante dei giovani proletari provenienti dai quartieri popolari e dalle banlieues. Sempre dei giovani che potremmo definire “democratici” giusto due giorni fa hanno organizzato “la prima manifestazione contro l’ISIL in un paese arabo e musulmano”. Non conosciamo esattamente la natura di questa manifestazione, in ogni caso è necessario che si affermi una lotta senza quartiere contro il fascismo-islamico rappresentato da forze quali l’ISIS, in quanto reale ostacole per le forze rivoluzionarie. Bisogna tener conto di tutti questi elementi nell’applicazione della strategia generale della GP.

L’egemonia islamista è un problema che tocca tutto il mondo arabo in cui nella fase attuale vi sono molti gruppi armati che si richiamano al jihad e praticamente nessuna formazione rivoluzionaria che pratica la lotta armata con eccezione dei compagni iracheni per quanto concerne il nostro campo. È evidente che il primo obiettivo da raggiungere perché si affermi la via della GP nei paesi del NA e del MO, è sconfiggere teoricamente e politicamente i movimenti e gruppi islamisti che spesso godono di un supporto di massa (questo problema è quanto mai evidente in Palestina con Hamas).

Secondariamente c’è il problema della lotta alle forze neo-revisioniste.

Questo lavoro è al servizio per la nascita e il rafforzamento di partiti maoisti nei paesi della regione unendo i maoisti tramite una lotta ideologica contro deviazioni presenti nel movimento come il pan-arabismo che strizza l’occhio a teorie non proletarie e mascherate da “anti-imperialiste” come il ba’hatismo, il nasserismo  e anche l’islamismo, arrivando a teorizzare “fronti uniti” con forze reazionarie quali hezbollah o hamas confondendole per “nazionaliste”.

La questione è seria in particolare circa la contraddizione in seno al popolo scaturente dall’influenza che la religione islamica ha tra le masse di questa grande area che è la regione MENA. Per questo il dibattito interessante su questo problema intrapreso nella Conferenza di Parigi “Dalle rivolte nei paesi arabi alla rivoluzione” nel 2011 va approfondito.

I fatti degli ultimi mesi riguardanti lo Stato Islamico in Irak e nel Levante (ISIL) dimostrano ancora una volta che i movimenti reazionari religiosi sono speculari all’imperialismo, entrambi opprimono le masse, la non direzione maoista in quella regione fa si che la lotta sul campo contro l’ISIS sia condotta da un fronte che comprende gli imperialisti e i sionisti che hanno foraggiato l’ISIL in funzione antisiriana, i kurdi peshmerga irakeni filo-imperialisti, i kurdi siriani dello ypg sedicenti anti-imperialisti ma che accolgono i bombardamenti dell’imperialismo in Siria. Una vittoria di questo fronte non risolverà i problemi delle masse.

I partiti e organizzazioni maoiste a cavallo tra Turchia, Kurdistan e Iraq possono e devono rappresentare una soluzione a questa situazione.

In Palestina l’egemonia di Hamas da un lato e il revisionismo dei revisionisti dall’altro non permette che il popolo palestinese intraprenda la via della GP.

La guerra popolare in India e il partito che la dirige di cui oggi celebriamo il decimo anniversario della sua fondazione così come le altre guerre popolari, rappresentano un faro ideologico per lo sviluppo del maoismo nella regione MENA e per l’affermarsi della via della GP.

Come hanno espresso bene i compagni del Movimento Comunista Maoista in Tunisia in occasione della C.I. di Amburgo: “affermiamo che la guerra popolare in India è la nostra guerra, perché l’imperialismo e i suoi lacchè fanno guerra ai lavoratori sfruttati e ai popoli oppressi di tutto il mondo e di fronte a questa violenza di Stato reazionaria, solo la guerra popolare diretta dal Partito comunista maoista può portare la vittoria, la liberazione e la costruzione del potere popolare, la nuova democrazia, aprendo la strada al socialismo.”

Che l’anniversario della nascita del PCI(m) sia di buon augurio per la nascita di nuovi partiti maoisti che lancino Guerre Popolari in Nord Africa e Medio Oriente opportunità storica necessaria al servizio della rivoluzione proletaria mondiale.

MovimentoComunista Maoista in Tunisia

Tunisi: manifestazione per la liberazione Di Georges Abdallah dopo 30 anni di prigionia

Il Comitato di Solidarietà per la liberazione di George Ibrahim Abdallah in Tunisia organizza un sit-in il 24 Ottobre 2014 alle 11 di mattina in Avenue Habib Bourguiba per far conoscere alla gente circa la sua vicenda e in seguito andare all’ambasciata francese. Il comitato chiede anche a tutta la gente libera di Tunisia e ai militanti di unirsi alla manifestazione e sostenere il più vecchio prigioniero politico “sequestrato” nel mondo.

Libertà per George Ibrahin Abdallah senza restrizioni e condizioni

The commitee of solidarity for free G A in Tunisia organize a stand (demonstration) the 24 of October 2014 at 11 am in Avenue Habib Bourguiba to make people know about his issue and then to go the french embassy. The commitee also asks all free people of Tunisia and militants to join the demonstration and to support  the oldest politician “kidnaped” in the word.

Freedom to George Ibrahim Abdallah  without restriction and conditions

تنظم لجنة التضامن من اجل اطلاق سراج جورج ابراهيم عبد الله بتونس وقفة مساندة للرفيق جورج عبد الله يوم 24 اكتوبر 2014 بداية من الساعة 11:00 صباحا بوسط شارع الحبيب بورقيبة للتعريف بقضيته ثم التوجه الى سفارة فرنسا كما تدعو اللجنة كل احرار تونس ومناضليها للالتحاق بالوقفة ومساندة أقدم اسير سياسي في العالم . الحرية لجورج عبد الله دون قيد وشرط