Flash sulla lotta di classe in Tunisia nei giorni di deconfinamento

Che l’ulteriore crisi conseguente il periodo pandemico la stiano pagando i lavoratori e le masse popolari lo avevamo già evidenziato in un articolo qualche settimana fa, oggi questo è confermato ancor più da ulteriori misure di austerity annunciate dal governo Fakhfakh nelle ultime settimane.

Da un lato non vi sono (e non sembra che vi saranno) provvedimenti a favore del lavoro sommerso, dei disoccupati e dei poveri in generale (che da un recente studio della BM rappresenterebbero il 20% della popolazione), dall’altro si è annunciato che i lavoratori del settore pubblico pagheranno di tasca propria: bloccate nuove assunzioni e concorsi per il prossimo anno, congelati i concorsi e le nuove immissioni in ruolo già previste (anzi probabilmente vi saranno licenziamenti o come si dice nel linguaggio della borghesia “razionalizzazione della massa salariale”) non saranno pagati gli straordinari già svolti, non saranno pagari gli scatti di carriera.

Il messaggio è chiaro: chi ha un lavoro dovrà lavorare di più e con meno diritti, chi non ce l’ha Allah ghaleb come si dice da queste parti…

Intanto il governo continua a far crescere il debito estero verso le agenzie internazionali e con le potenze straniere…

Non a caso in questi giorni sempre più categorie sono in fibrillazione ed in stato di agitazione:

  • I disoccupati diplomati della regione di Gafsa che da mesi attendono il risultato delle graduatorie di assunzione del Gruppo Chimico Tunisino, negli ultimi giorni hanno più volte bloccato i binari della linea Mhdilla/Gafsa-Sfax utilizzata per il trasporto dei fosfati, anche alcune locomotive sono state date alle fiamme.
  • Gli operai dei cantieri edili hanno proclamato uno sciopero per il 2 giugno con manifestazioni nelle diverse regioni a causa del fatto che il governo ancora non ha dato seguito agli impegni presi con il sindacato di categoria in un accordo del 2018.
  • I venditori ambulanti di Susa ieri hanno protestato a causa di un’ordinanza municipale che ne vieta l’attività in una strada centrale nei pressi della Medina araba della città
  • I professori precari hanno invece organizzato un sit-in il 29 maggio alla piazza della Kasbah, dvanti la sede del governo, per essere assunti e stabilizzati.
  • Per non parlare del personale sanitario che è in mobilitazione semi-permanente contro l’operato del ministro della sanità in quota islamista Mekki dall’inizio della pandemia (che è coincisa quasi contemporaneamente con l’insediamento del governo).

Di fronte a tale situazione l’unica risposta proveniente dallo Stato è quella del presidente Kais Saied che in piena continuità con la presidenza precedente ha rinnovato ulteriormente lo stato d’emergenza di 6 mesi (“emergenza” che dura da anni) con buona pace di chi si era illuso facilmente circa il ruolo che avrebbe giocato il nuovo presidente; ma come si sa, la piccola borghesia progressista è dura di comprendonio.

Infine pur essendo in una fase avanzata di deconfinamento progressivo: dal 4 giugno riaprono caffè e luoghi di culto e dal 14 giugno sarà completato tale processo, permane ancora il coprifuoco in vigore dalle 23:00 alle 05:00 per “ragioni sanitarie”, azzardiamo l’ipotesi che resterà in vigore anche a deconfinamento concluso per rafforzare le misure dello stato d’emergenza e insieme ad esso, per agevolare la repressione dei settori sociali in lotta.

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