AGGIORNAMENTO – NUOVI PROVVEDIMENTI GOVERNATIVI E PRESIDENZIALI ANTI-CORONAVIRUS: TANTE CHIACCHIERE, POCA SOSTANZA…

Lunedi sera, tre giorni dopo l’annuncio delle prime misure (vedi nostro precedente articolo) il primo ministro Fakhfakh ha aggiornato i provvedimenti dichiarando in aggiunta:

  • la chiusura totale delle frontiere aeree e terrestri (quelle marittime erano state già chiuse) eccetto che per le merci e le operazioni di rimpatrio.
  • sospensione di tutte le manifestazioni sportive (precedentemente si era annunciato di svolgerle a porte chiuse).
  • chiusura di tutti gli spazi pubblici dove i cittadini possano raggrupparsi numerosi (in particolare i mercati settimanali).
  • riorganizzazione del tempo di lavoro in due turni, uno la mattina e uno il pomeriggio entrambi di 5 ore.
  • “preparare” un piano sanitario per aumentare i posti letto (che si aggirano intorno ai 300 nel settore pubblico e 200 in quello privato) con l’aiuto del settore privato e della cooperazione internazionale.
  • “preparare” un piano economico per far fronte alla crisi.

Il giorno dopo, ieri sera, il presidente della Repubblica Kais Saied ha decretato il coprifuoco dalle 18 alle 06 a.m. per un periodo  indeterminato a partire da oggi.

A cio’ va aggiunto che negli ultimi tre giorni vi sono state riunioni tra le parti sociali, il governo e la presidenza della Repubblica, nonostante cio’ nessuna misura concreta è stata annunciata circa i due ultimi punti alquanto vaghi comunicati da Fakhfakh ovvero riguardanti il piano sanitario e quello economico. Anche nel suo messaggio di ieri sera Kais Saied ha accennato a delle misure economiche che saranno approntate ma al momento si è limitato a fare un appello a “dimezzarsi lo stipendio e devolverlo alla sanità per chi ne ha la possibilità”, in tal senso ha dato il buon esempio…

Questo secondo round di disposizioni evidenziano ancora di più la totale insufficienza dell’azione governativa e statale:

  • la chiusura di tutte le frontiere è arrivata tardivamente e solo dopo numerose critiche ma questo, a differenza di quello che molti pensano, è la condizione minima per evitare il diffondersi dell’epidemia.
  • I mercati rionali e cittadini son stati chiusi per limitare i danni, anche se con alcune contraddizioni (ad esempio gli abitanti di Meknassi piccolo villaggio nel governoratorato di Sidi Bouzid, impropriamente classificato come “città”, si sono ritrovati senza beni di prima necessità avendo le botteghe locali esaurito tutta la mercanzia) ma i caffè, i ristoranti e i bar continuano ad essere aperti fino alle 16… Evidentemente decretarne la chiusura getterebbe su lastrico decine di migliaia di persone in assenza del famoso piano economico! 
  • La riorganizzazione degli orari di lavoro in due turni sembra invece una presa per i fondelli… Infatti il turno mattutino va dalle 8:30 alle 13:30 invece quello “pomeridiano” (virgolette d’obbligo) dalle 9:30 alle 14:30. Si tratta quindi di due turni mattutini con una differenza di un’ora: di fatto un grande turno mattutino che concentra tutti i lavoratori del settore pubblico nella fascia oraria tra le 8:30 e le 14:30. Evidentemente cio’ non risolve il problema del congestionamento dei trasporti. Anche qui la mancanza di una coraggiosa misura economica a sostegno dei lavoratori da luogo a palliativi quando in particolare nelle P.A. sarebbe necessaria la riduzione drastica dei lavoratori, garantendo il 100% del salario, e ricorrendo al telelavoro. Inoltre tutte le misure adeguate dovrebbero essere estese anche all settore privato facendo pagare i costi necessari all’UTICA (la Confindustria tunisina).

Sulla questione del coprifuoco, misura invocata anche da alcuni cittadini, è necessario soffrmarsi.

Al di là della sua dubbia efficacia in tale fascia oraria, considerando che già ancor prima della sua proclamazione a partire dalle 16 tutti i luoghi di ritrovo erano già chiusi, il pericolo è quello della deriva autoritaria della giovane “democrazia tunisina” come già sperimentato nei precedenti casi di coprifuoco negli  ultimi anni (rivolta di Kasserine del 2016, rivolte e scioperi nel 2018) inoltre va ricordato che il paese è tecnicamente in “stato d’emergenza” da 3 anni con la limitazione di molte libertà previste da una delle “costituzioni più liberali al mondo”. In uno Stato in cui la polizia nonostante la Rivolta Popolare del 2010/2011 non è mai stata riformata e rimane strutturata ereditando l’ideologia e l’organizzazione del precedente regime, questo provvedimento evidentemente ha il fine non di prevenire la diffusione del virus ma piuttosto il diffondersi della contestazione sociale che probabilmente esploderà a fronte del deteriorarsi delle condizioni di vita in questa congiuntura, complice proprio il governo che non è in grado, come abbiamo visto,e probabilmente non ha la volontà di fronteggiare seriamente l’emergenza.

Un coprifuoco antirivolta preventivo quindi…

A proposito di rivolte, pensando a quelle recenti nelle carceri italiane, anche in Tunisia per garantire il diritto alla salute di tutti, compresi i carcerati, e considerando che qui le carceri sono sovraffollate complice un codice penale che prevede pene di reclusione anche per molti reati minori, dovrebbero essere garantite pene alternative come i domiciliari a molti, se non alla maggior parte, dei detenuti, nonchè un’amnistia.

Solo la mobilitazione popolare puo’ garantire che la maggior parte della popolazione “stia a casa”, che la crisi la paghino i capitalisti garantendo la sicurezza dei lavoratori a casa a pieno salario. Inoltre bisogna esigere che contribuiscan anche gli speculatori stranieri, che da decenni depredano le risorse del paese insieme alle agenzie finanziarie internazionali come il FMI, ad esempio i finanziamenti di quest’ultimo, invece che essere utilizzati “in riforme strutturali” che contribuiscono al contrario a distruggere e privatizzare la sanità e che quindi hanno contribuito oggettivamente alla crisi sanitaria attuale,  dovrebbero essere utilizzati per una massiccia iniezione di capitale proprio verso la sanità pubblica.

A differenza delle lamentele provenienti dalla piccola e media borghesia intellettuale subalterna dell’ideologia neocoloniale, il popolo tunisino in alcuni casi sta dimostrando molta più disciplina collettiva che in altri paesi europei, cio’ dimostra che è possibile organizzare squadre di rifornimento di cibo e medicinali, di medici porta a porta (soprattutto nelle zone rurali).

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