Algeria-Tunisia, cosa c’è da aspettarsi dal primo bilaterale presidenziale dell’anno tra i due paesi.

A 100 giorni dalla propria elezione il presidente tunisino Kais Saied ha mantenuto fede alla promessa elettorale di svolgere la sua prima visita di Stato nella confinante Algeria.

Infatti i due neo-presidenti, Kais Saied e Abdelmajid Tebboune si sono incontrati ad Algeri il 2 febbraio scorso per discutere di scambi commerciali, investimenti ma anche del contesto internazionale e in particolare circa la crisi libica e la questione Palestinese in seguito alla sedicente “proposta di pace del secolo” presentata dal presidente americano Donald Trump.

I due presidenti sono arrivati al potere in contesti praticamente opposti: il presidente tunisino è stato eletto con il 70% dei voti al turno di ballottaggio entre il presidente algerino ha visto la propria elezione in un contesto in cui un movimento anti-sistema è in piazza ormai da un anno e ha anche contestato la legittimità delle elezioni algerine considerata una farsa, l’affluenza infatti è stata bassissima.

Da notare inoltre che in gennaio l’eroina dell’indipendenza algerina, Djemila Bouirred che partecipa attivamente al movimenti di protesta antisistema, si era recata a Tunisi ospite di una rassegna cinematografica sulle lotte di liberazione nazionali in cui era in programma il celebre “La battaglia di Algeri”. Approfittando della sua presenza Kais Saied la ricevette al palazzo presidenziale conferendole un titolo onorifico.

I due presidenti provengono da background politici molto differenti, cio’ non toglie che vengano confermate alcune linee strategiche guida nel rapporto bilaterale tra i due paesi.

Innanzitutto il legame economico, in seguito alla crisi del settore turistico tunisino nel 2015 sono stati proprio i turisti algerini a garantire si puo’ dire l’esistenza di questo settore, prima che arrivasse l’iniezione di turisti russi ed il lento progressivo ritorno dei turisti occidentali. Nell’ultimo anno si sono registrati circa 1 milione e 300 mila turisti algerini in Tunisia e 1 milione e 700 mila tunisini in visita in Algeria (anche se la maggior parte di essi più che al turismo tout court si dedicano all’acquisto di beni dato il favorevole livello dei prezzi).

Anche gli scambi commerciali tra i due paesi sono rilevanti, anche se nell’incontro si è data enfasi alla ecessità di un miglioramento. Bisogna considerare che per l’Algeria la Tunisia rappresenta un mercato di sbocco privilegiato (soprattutto per il gas) considerati i rapporti tesi con il Marocco e la crisi libica che ha colpito seriamente le esportazioni algerine (gas compreso) verso questo paese.

Un altro punto in comune è il controllo della frontiera comune (900 km) in alcuni tratti porosa da cui passano clandestinamente piccoli gruppi jihadisti combattuti da entrambi i governi, oltre al gran numero di rifugiati che fuggono dalla guerra libica riversandosi principalmente in altri paesi arabi o africani (contrariamente a quanto dice la propaganda razzista salviniana) come mostra la mappa:

map-libya-refugees-300

Legato a tutto questo c’è la comune presa di posizione dei due Stati in merito alla crisi libica: entrambi condannano la presenza straniera chiedendo l’immediato ritiro di tutte le truppe straniera ed un embargo totale sulle armi. I due paesi respingono quindi le recenti avances del presidente turco Erdogan a schierarsi nel suo campo nel sostegno a Serraji e prendono l’impegno di meglio controllare le frontiere algerine e tunisine per contrastare il traffico d’armi e di mercenari. Allo stesso modo sono respinte le proposte proveniente dal campo occidentale compreso l’ingannapopolo ministro degli esteri italiano Di Maio che in gennaio si era recato a Tunisi sulla falsariga di Erdogan per attirare la posizione della Tunisia al proprio campo nella Conferenza di Berlino (la Tunisia pur invitata infine non partecipo’ alla Conferenza di Berlino). Al contrario Kais Saied ha proposto la tenuta di una conferenza in Tunisia o in Algeria a cui sarebbero invitate tutte le tribù e le parti libiche che vedrebbero il sostegno di Tunisia ed Algeria per intraprendere discussione per mettere fine al conflitto. La Tunisia, per mezzo del proprio capo di stato, sembra schierarsi più marcatamente sulle posizioni della vicina potenza regionale, infatti il nuovo governo Tebbouni sta avanzando recentemente la posizione che “solo l’Algeria puo’ risolvere la crisi libica”.

E’ evidente la preoccupazione di entrambi i paesi circa la presenza militare straniera alle proprie frontiere (Siria docet), infatti la Tunisia piccolo paese, puo’ essere facilmente destabilizzato, l’Algeria pur essendo una potenza regionale confina con un paese non amico il Marocco, e attraversa un forte instabilità politica come si diceva su, tutte condizioni che potrebbero essere utilizzate da potenze straniere.

Altra presa di posizione comune è stata la condanna della proposta americana sulla Palestina.

C’è pero’ un importante questione da sottolineare: l’incontro è avvenuto in un frangente in cui ancora si fatica a formare il governo in Tunisia. Sembra difficile che la composizione parlamentare tunisina possa dar vita ad un governo che rispetti fermamente le prese di posizione del presidente tunisino sia sulla crisi libica che sulla questione palestinese. Infatti i principali partiti politici o hanno legami con l’imperialismo occidentale (Qalb Tounes, Tahya Tounes, Nidaa Tounes) o hanno legami con alcune potenze regionali quali Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (Ennahda, Karama). Inoltre, a parte le dichiarazioni di facciata, la politica tunisina da decenni è coinvolta nella cosiddetta “normalizzazione dei rapporti con l’entità sionista” tanto criticata dai veri sostenitori della causa palestinese in Tunisia.

Un conto sono le belle prese di posizione un conto sono i fatti, cio’ che è certo è che niente è garantito da un risultato elettorale seppur plebiscitario…

Senza contare il fatto che tutto cio’ è avvenuto con un “commercio politico”: la piccola Tunisia si è sostanzialmente allineata alla potenza regionale vicina e in cambio ha ricevuto la promessa dell’iniezione di 1 milione e mezzo di euro dalla Banca Centrale Algerina a quella tunisina, un tentativo di allentare la morsa del FMI? Puo’ darsi, ma nel medio periodo potrebbe rendere il paese sempre più dipendente politicamente dal gigante vicino.

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