Rivolte in Nord Africa e Medio Oriente: aggiornamenti da Algeria, Libano e Iraq

Libano: conclusasi da un paio di giorni la “settimana della collera” promossa dai manifestanti anti-regime con lo scopo di intensificare la lotta. Nonostante il governo abbia fatto scendere in campo l’esercito per rimuovere i blocchi stradali delle principali arterie del paese, molte sono state le strade le strade rimaste chiuse in cui i blocchi hanno resistito. Duri sontri si sono verificati nella capitale Beirut davanti la sede del Parlamento dove i manifestanti hanno provato a fare irruzione venendo infine respinti con violente cariche e uso di gas lacrimogeni. Da evidenziare che la (dis)informazione italiana in un servizio del TG2  di sabato 18 gennaio ha parlato di un “intervento contenuto delle forze dell’ordine. I media rispecchiano gli interessi dell’imperialismo italiano che è presente in Libano militarmente coperto dalla foglia di fico dell’ONU.

iraq

Iraq: anche in questo paese migliaia di giovani scendono in piazza quotidianamente ormai da mesi. La protesta è stata innescata dal caro-vita (come nel vicino Libano) e adesso i manifestanti lottano per cacciare l’attuale governo, per una riforma elettorale, un presidente indipendente e la fine del sistema politico di ripartizione dei posti di potere in base all’appartenenza etnica e confessionale. Quotidianamente le forze repressive uccidono manifestanti sparando gas lacrimogeni ad altezza d’uomo e utilizzando proiettili reali. Nonostante cio’ le principali città irachene sono in rivolta: Baghdad, Amara, Diwaniya, Kout, Bassora e Nassirya. Numerose vie di comunicazione sono state bloccate impedendo il trasporto su gomma del petrolio. Durante la crisi americano-iraniana della settimana scorsa i giovani iraqeni hanno solidarizzato con gli studenti iraniani in sciopero e non si sono fatti distogliere dalla mossa formale del parlamento iraqeno che ha richiesto l’espulsione dei militari stranieri nel paese. Molte sono le contraddizioni presenti nel paese: dalla presenza curda nel nord egemonizzata dal clan Barzani (da sempre alleato dell’imperialismo americano) alla presenza iraniana il cui scontro con l’aggressione imperialista americana ha delle conseguenze nel paese. E’ chiaro che l’attuale rivolta contro il governo attuale servile agli interessi stranieri debba svilupparsi in senso anti-imperialista e per la cacciata di tutti gli eserciti dei paesi imperialisti (Italia compresa) e per una rivoluzione di nuova democrazia contro la borghesia compradora iraqena e quella curda rappresentata da Barzani, trovando necessariamente un alleato nel popolo curdo.

Algeria: dopo le elezioni farsa dello scorso 12 dicembre e la morte pochi giorno dopo del rais de facto: il generale Salah, “il movimento contro il sistema” non si è mai arrestato. Ha contestato le elezioni, ed è continuato a scendere in piazza ogni venerdi, a breve compirà un anno con la speranza che in questo anniversario avvenga un salto di qualità nella strategia per la lotto contro (e per) il potere. Anche in questo paese l’imperialismo presta attenzione sia alle vicende interne sia al contesto regionale sovrastato dalla crisi libica in continuo sviluppo. Dopo le sortite di Conte e Di Maio, l’altroieri il ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian in cui si è discusso principalmnte della crisi libica ma anche di quella maliana (in cui la Francia è presente militarmente con la scusa della lotta al jihadismo). Inoltre per la settimana prossima è attesa la visita del sultano Erdogan nel quadro della politica espansionista turca nella regione (vedi precedente post sul “blitz” di Erdogan in Tunisia lo scorso 25 dicembre).

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