Anche l’Egitto dopo Algeria e Sudan sta per essere travolto dalla seconda ondata delle rivolte arabe?

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Un auspicio dopo che lo scorso 20 settembre a piazza Tahrir nella capitale egiziana ancora una volta è risuonato lo slogan “il popolo vuole fare cadere il sistema”, anche ad Algeri lo stesso giorno si gridava lo stesso slogan, d’altronde sia i manifestanti algerini che quelli egiziani stanno fronteggiando un’ondata di arresti e repressione dei rispettivi regimi reazionari che rispondono in tal modo alle istanze di libertà rivendicati dalle piazze.
In Egitto dopo il colpo di Stato militare di Al- Sisi nell’estate 2013 (in cui furono uccise quasi 1.000 persone e migliaia incarcerate) il paese, dopo la breve parentesi di due anni, è ripiombato negli anni bui della dittatura militare di Mubarak. L’attuale regime forte del sostegno delle principali potenze imperialiste (USA, Russia, Regno Unito, Francia e Italia) ha instaurato un oppressivo stato di polizia all’interno e sviluppato ulteriormente la propria politica estera in maniera aggressiva assurgendo a potenza regionale appoggiando apertamente il maresciallo/macellaio Haftar in Libia e stringendo più stretti rapporti con i due baluardi della reazione suoi vicini: l’Arabia Saudita e l’entità sionista di Israele.
Un paese in cui arresti arbitrari, torture e omicidi politici sono la norma, avrebbe dovuto ospitare un summit internazionale sulla tortura: inaccettabile, la piazza non poteva restare in silenzio…
Così oltre 200 manifestanti sono scesi in strada al Cairo, ma anche in altre città come Alessandria e Suez chiedendo apertamente la caduta del regime, un migliaio sono stati gli arresti in soli 5 giorni, secondo alcune organizzazioni egiziane dei diritti civili, tra cui molti minori che dichiarano di essere stati torturati (quelli che hanno avuto la fortuna di essere stati rilasciati) di molti non si sa neanche dove siano detenuti.
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Tra gli arrestati vi sono almeno 3 giornalisti nonché la nota avvocatessa e militante Mahinour el-Mansri che aveva dichiarato “non amiamo le prigioni ma non ci fanno paura”.
I Socialisti Rivoluzionari, un gruppo della sinistra egiziana, in un comunicato pubblicato il giorno dopo le proteste ha salutato quest’ultime come una “crepa in un muro che sta per crollare” denunciando come la situazione del paese sia diventata ormai intollerabile per le classi popolari citando un dato su tutti: oltre alla repressione delle libertà, il tasso di povertà è aumentato negli ultimi 3 anni dal 27,8% al 32,5%.
Rimanendo in nord Africa ma spostandoci verso occidente, oggi in Algeria è in corso la manifestazione settimanale per il 37esimo venerdì consecutivo: anche qui tra le parole d’ordini campeggiano quelle contro la repressione e gli arresti arbitrari ma anche contro le elezioni farsa convocate dal regime militare per il 12 dicembre;


in Tunisia invece è in corso uno sciopero nazionale degli avvocati contro la repressione poliziesca avvenuta durante una manifestazione degli avvocati a Tunisi la scorsa settimana in occasione di un’udienza per il caso degli omicidi politici di Chokri Belaid e Mohammed Brahmi assassinati entrambi nel 2013 da salafiti durante il governo islamista a guida Ennahdha.
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I popoli arabi che sono stati protagonisti della prima ondata delle rivolte nel 2010/2011 attraversata la fase della sconfitta/restaurazione sotto diverse forme sembra che stiano per ridestarsi uno dopo l’altro dall’Algeria al Sudan, dall’Egitto alla Tunisia e probabilmente nel prossimo futuro anche il Marocco e i paesi del Medio Oriente riserveranno delle sorprese in quello che sta prendendo la forma di una Seconda Ondata delle Rivolte Arabe contro i regimi burocratici e reazionari asserviti all’imperialismo.
Proprio questa settimana l’ingannapopolo ministro degli esteri italiano Di Maio ed il capo del governo Conte, in continuità con il precedente esecutivo “dominato” dalla linea Salvini, hanno evocato un maggiore sostegno a tutti questi regimi nella guerra quotidiana contro i migranti.

Estce que il y a encore quelqu’un qui parle encore de “transition democratique”? Tensions, affrontements et désordre au Tribunal de Première Instance de Tunis

Par F.K Publié le 19 septembre 2019 – 14:52:00
Un sit-in, comme nous l’avions mentionné précédemment, a actuellement lieu au sein du Tribunal de Première Instance de Tunis, observé par le membre du comité de défense des martyrs Chokri Belaïd et Mohamed Brahmi.
La tension a atteint, l’après-midi de ce jeudi 19 septembre 2019, son paroxysme. Une altercation a eu lieu entre les avocats et les sécuritaires lorsque ces derniers ont tenté de faire sortir les avocats en sit-in devant le bureau du procureur de la République.
Les avocats assurent avoir été violemment agressés par les policiers. « Le sit-in a été démantelé de force par la police », a déclaré le bâtonnier des avocats, Ibrahim Bouderbala. Ridha Radaoui, membre du comité de défense des martyrs, n’a pas été épargné. Sur la photo ci-dessous, on constate qu’il a été blessé au niveau de la jambe.
Pour sa part, Basma Khalfaoui, avocate et épouse du martyr Chokri Belaïd, a dénoncé les agissements du procureur de la République qui, selon elle, a délibérément retardé le traitement de l’affaire des assassinats politiques.
La situation semble se compliquer. Objectivement parlant, sans parti pris, la Justice a bel et bien mis trop de temps dans le traitement des dossiers des deux martyrs, et c’est sans parler de celui de l’appareil sécuritaire secret assimilé à Ennahdha. Nous faisons face, aujourd’hui, à une justice à deux vitesses, qui semblerait se soumettre à des pressions politiques. En témoigne, d’ailleurs, l’affaire de Nabil Karoui et son emprisonnement à quelques jours de l’élection présidentielle.

(Photos) Tensions, affrontements et désordre au Tribunal de Première Instance de Tunis

Algeria: Gaid Salah annuncia la data delle elezioni presidenziali in un clima da caccia alle streghe. Il popolo algerino risponde numeroso in piazza.

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Sono ormai 7 mesi che il popolo algerino ogni venerdì inonda le vie della capitale e delle principali città del paese in oceaniche manifestazioni intervallate durante la settimana da scioperi di categoria, di studenti e, non ultimo un protagonismo femminista delle donne costretto a scontrarsi anche con una frangia maschilista di manifestanti uomini.
Tutto era incominciato contro l’ipotesi di un quinto mandato del presidente Bouteflika, dopo settimane di mobilitazioni quest’ultimo aveva fatto un mezzo passo indietro annunciando il ritiro della propria candidatura ma rilanciando che avrebbe vigilato su un breve periodo di transizione fino a nuove elezioni; le mobilitazioni erano quindi proseguite contro quello che era stato chiamato il “quarto mandato e mezzo” (vedi nostro reportage) man mano si è aggiunta la parola d’ordine più generale di “dégagé le systeme” ovvero via tutto il sistema partitico e di potere algerino, da un lato punto di forza del movimento e contemporaneamente punto di debolezza in assenza di alcuni sviluppi su cui proveremo ad argomentare in seguito.
Fatto sta che “il sistema” ovvero la borghesia burocratica e compradora al potere in Algeria ha tollerato per mesi le mobilitazioni pacifiche, certo tra alti e bassi di atti repressivi, ma nelle ultime settimane il generale Gaid Salah subentrato al presidente Bouteflika nella gestione di questo periodo transitorio in quanto rappresentante della classe dominante, sta procedendo con un giro di vite contro i manifestanti.
Si era incominciato settimane fa con le persecuzioni contro chi ostentava la bandiera della nazione amazigh (berbera), 18 persone arrestate solo nella città di Batna.
Vi sono regioni del paese in cui gli amazigh sono maggioranza e gli arabi minoranza, nelle manifestazioni sia la bandiera nazionale che quella amazigh sono ugualmente sventolate a volte accompagnate da quella palestinese. Ma è dal mese di settembre che contemporaneamente all’annuncio della data delle elezioni presidenziali per il prossimo 12 dicembre, è incominciata un’escalation di arresti in particolare degli attivisti ormai noti alle forze repressive.
In particolare 3 noti attivisti sono attualmente in prigione: Karim Tabbou, Samir Belarbi e infine mercoledì sera agenti in borghese hanno prelevato dalla sua abitazione il giornalista e leader della protesta Fodil Boumala; recentemente un avvocato ha avuto modo di visitarli in prigione facendosi carico di divulgare un loro messaggio in cui i 3 prigionieri politici affermano di avere il morale alto e incitano a proseguire con le manifestazioni senza venir meno al carattere pacifico (sic). Sempre mercoledì un grande sit-in ha avuto luogo davanti al tribunale di Batna durante l’udienza dei manifestanti amazigh detenuti, il giorno precedente ad Algeri durante una manifestazione studentesca venivano arrestati due giovani studenti universitari (un ragazzo e una ragazza) e una donna, madre di 5 figli, è stata denunciata per aver partecipato alla manifestazione.
Il Comitato Nazionale per la Liberazione dei Detenuti Politici in un proprio comunicato ha espresso: « Toutes les personnes arrêtées depuis vendredi 13 septembre sont des activistes animateurs du mouvement. Des arrestations ciblées et identifiées à base de photos prises dans les marches précédentes” ».
Intanto in questo clima repressivo generalizzato, mercoledì 18 settembre nella località di Oued R’Hiou, regione di Relizane, un mezzo della polizia ha tamponato un motorino per intimarne l’arresto uccidendo i due ragazzi: Serrar Amine, quindicenne venditore di frutta e legumi nel mercato rionale e Fethi Belmehdi, per la rabbia alcuni giovani hanno attaccato la locale stazione di polizia a pietrate da cui sono partiti colpi di arma da fuoco che hanno fatto ulteriori vittime.
Fin dall’annuncio della data delle elezioni presidenziali il movimento di protesta ha annunciato un netto rifiuto di tali elezioni bollandole come un mezzo di “rigenerazione del sistema stesso” rilanciando la palla con lo slogan “fate le vostre elezioni negli emirati (arabi uniti n.d.a.).”
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Da notare che negli stessi giorni in Tunisia sono in corso di svolgimento le elezioni presidenziali e legislative, qui la sinistra ufficiale liberale e riformista e la cosiddetta “società civile” sono un passo indietro su questo terreno rispetto al popolo algerino, partecipando attivamente alle elezioni, peraltro con scarsissimi risultati, credendo di essere parte agente di un momento politico propedeutico al cambiamento e alla fantomatica “transizione democratica” nel paese.
Gaied Salah ha dato inoltre disposizioni alle forze repressive di vietare l’ingresso nella capitale ai manifestanti provenienti da altre provincie istituendo dei check points sulle autostrade, inoltre treni e bus sono stati fatti fermare nelle stazioni precedenti senza farli giungere ad Algeri.


Queste misure repressive e incostituzionali che volevano impedire la libertà di movimento sul territorio nazionale e di manifestazione collettiva non hanno avuto successo: in decine di migliaia hanno raggiunto comunque la capitale seppur con ore di ritardo e, come ormai siamo abituati dai manifestanti algerini, questo fatto è stato reinterpretato ironicamente con uno slogan scandito in quest’ultima manifestazione (il 31esimo venerdì di protesta): “Djinna harragas lel 3assima” (siamo venuti harragas nella nostra capitale). I manifestanti hanno anche lanciato slogan ricordando i giovani morti negli scontri a Oued R’Hiou.
Intanto anche in Algeria le politiche migratorie di concerto tra i regimi arabi reazionari e i paesi imperialisti mietono vittime: il giorno prima 8 migranti algerini erano annegati al largo di Boumerdes e molti sono ancora dispersi.
Il movimento di protesta popolare algerino continua quindi a resistere e ciò ovviamente è un bene; ha inoltre fatto tesoro dell’esperienza della prima ondata delle Rivolte arabe recependone parzialmente insegnamenti positivi e negativi rifiutando le ingerenze straniere (sia imperialiste che dalle petro-monarchie del golfo) per scongiurare gli scenari in atto in Libia, Siria, Yemen e Bahrain, opponendosi ad un colpo di Stato militare per scongiurare lo scenario egiziano, rifiutando infine il mantra tunisino della pseudo “transizione democratica” tramite le elezioni in atto con compiacimento di tutti (imperialisti, islamisti, falsa sinistra) nella vicina Tunisia. Tutto ciò è oggettivamente un passo in avanti di questa seconda ondata di Rivolte arabe in corso nel paese, ma anche nella rivolta popolare in Sudan.
Il nodo da sciogliere che potenzialmente potrebbe far avanzare il movimento o al contrario decretarne la sconfitta è rappresentato a nostro avviso da due questioni:
1) il pregiudizio pacifista e contro il ricorso alla violenza rivoluzionaria che pervade il movimento algerino.
2) assenza di una strategia politica del movimento stesso, rifiuto di strutturarsi e organizzarsi.
Per quanto riguarda il primo punto probabilmente sarà risolto e superato grazie all’aiuto del generale Gaidh Salah e alle sue misure repressive, la Storia insegna che in molti movimenti di protesta il passaggio dialettico dall’utilizzo della tattica della protesta legale e pacifica a quello della violenza rivoluzionaria, si sviluppa grazie al concorso e “contributo” del nemico al potere che al contrario non disdegna l’utilizzo violento degli apparati repressivi dello Stato (polizia, esercito, tribunali, carceri) a cui si aggiungono i mezzi illegali (paramilitari, gruppi reazionari e così via).
Il secondo punto è invece quello più spinoso ed è diretta conseguenza dell’assenza di forze politiche rivoluzionarie organizzate che incarnino una strategia rivoluzionaria. Nello scenario politico algerino non vi sono infatti partiti o gruppi comunisti esistenti (ovviamente escludiamo da questa categoria i traditori trotskysti che da sempre hanno civettato col regime algerino). È certo che la lotta di classe in corso produce i leader, non solo democratici e pacifisti, ma anche rivoluzionari.
Un primo spunto di riflessione su questo problema viene forse dalla città di Bejaia, capoluogo della regione amazigh della Kabilia (che negli anni ’90 ha molto sofferto la repressione militare del regime contro il movimento amazigh) un insieme di sigle politiche, sindacali e associazioni cittadine hanno indetto uno sciopero generale per il prossimo martedì 24 settembre, nel comunicato di convocazione si legge che “le manifestazioni settimanali non sono più sufficienti per imporre il necessario rapporto di forza per farla finita con il sistema”.
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Confidiamo nell’enorme forza, fantasia e abnegazione dei lavoratori e delle masse popolari algerine, soli fautori della propria liberazione.

Alta astensione, sconfitta dei candidati governativi e ascesa del populismo. Analisi del primo turno delle elezioni presidenziali

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Si è conclusa la prima fase di questo lungo periodo elettorale in Tunisia che si trascinerà per un mese, ieri si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali, nelle prossime ore l’ISIE annuncerà la data del ballottaggio tra i due candidati favoriti, un terzo momento sarà rappresentato dalle elezioni per dar vita alla nuova composizione parlamentare.
Per quanto riguarda il voto di ieri, le urne sono state aperte fino alle 19:00, alle 18:00 l’ISIE ha fornito i dati dell’affluenza di tutte le circoscrizioni comprese quelle estere (Francia1, Francia2, Germania, Italia, Altri paesi arabi e del mondo, Paesi americani e altri paesi europei). Vengono confermate solo parzialmente alcune tendenze elettorali: innanzitutto la bassa affluenza che si è attestata al 45%.

Fotografia geografica del voto

Le circoscrizioni in cui vi è stata maggiore affluenza, sopra la media nazionale, sono state quelle di Tunisi1 (47,38%), Tunisi2 (56,58%), Ben Arous (49,59%), Ariana (58,10%), Manouba (49,02%), Siliana (42,54%), Bizerte (49,93%), Nabeul1 (53,97%), Nabeul2 (51,95%), Sidi Bouzid (48,18%), Tozeur (47,71%), Kebili (58,89%), Sousse (51,88%), Sfax1 (49,41%), Sfax2 (47,45%)
Le circoscrizioni in cui invece l’affluenza è stata ancor più bassa della già esigua media nazionale sono: Jendouba (34,30%), Kef (41,40%), Beja (22,82%), Zaghouan (44,61%), Kairouan (34,22%), Kasserine (33%), Gafsa (35,45%), Mahdia (38,28%), Monastir (40%), Gabes (39,56%), Medenine (39,53%), Tataouine (41,78%).
Bassissima l’affluenza nelle circoscrizioni estere, in ordine decrescente: Francia1 (32,82%), Paesi arabi e resto dei paesi del mondo (27,33%), Germania (18,90%), Francia2 (16,20%), Continente americano e resto dei paesi europei (13,24%) e Italia (8,45%).
Se non desta sorpresa il fatto che le percentuali più alte di affluenza si siano verificate nei seggi della regione di grande Tunisi (Tunisi, Ariana, Ben Arous e Manouba), nella città portuale settentrionale di Bizerte, nelle due città cuore della grande conurbazione costiera del Sahel (Nabeul e Sousse) e nella seconda città del paese (Sfax), la novità è rappresentata da un relativo aumento del tasso di partecipazione in alcune zone sottosviluppate come la regione agricola di Siliana nel nord-ovest (comunque solo leggermente sopra la media nazionale), nella zona agricola centrale di Sidi Bouzid e nei due grandi (quanto poco popolosi) governatorati frontalieri centrali di Kebili e Tozeur. Questi quattro governatorati sono da sempre stati emarginati dalle politiche dello Stato centrale, caso a parte è Tozeur dove è relativamente sviluppato il turismo nel deserto (con ricadute positive molto contenute in ogni caso), gli altri tre sono spesso epicentro di rivolte popolari e contadine.
Nel secondo gruppo delle circoscrizioni a bassa affluenza, sono presenti due anomalie rappresentate da due centri importanti del Sahel: Monastir e Mahdia. Le restanti circoscrizioni confermano il trend precedente: le aree agricole del nord-ovest (Jendouba, Kef, Beja) la regione centrale transfrontaliera di Kasserine, le regioni agricole poco a sud di Grande Tunisi (Zaghouan e Kairouan), il bacino minerario di Gafsa, le regioni costiere meridionali di Gabès e Medenine e la regione petrolifera dell’estremo sud di Tataouine; la maggior parte delle popolazioni di queste aree non ha fiducia nello Stato e nel governo centrale e ripone poche illusioni nello strumento elettorale.

Sconfitta dell’asse governativa uscente

I due candidati che andranno al ballottaggio sono entrambi “indipendenti” (virgolette doverose in un periodo storico in cui tutti pretendono di apparire slegati da ideologie e classi sociali di riferimento cosa che non è) il primo candidato con circa il 19% delle preferenze è il giurista ex docente universitario Kais Sahid, conservatore che strizza l’occhio all’islamismo e al panarabismo “di destra”(rifiuta la parità uomo/donna nel diritto di successione attualmente dibattito aperto nel paese, rifiuta di riconoscere i diritti degli omosessuali, utilizzo strumentale della questione palestinese ecc.), al secondo posto invece si piazza Nabil Karoui con il 15,5%, il “Berlusconi tunisino” con il quale è azionario della rete tv tunisina Nessma, arrestato in piena campagna elettorale e tutt’ora in carcere per riciclaggio di denaro sporco, la sua candidatura è stata ritenuta comunque valida. Entrambi i candidati possono essere considerati populisti anche se con declinazioni diverse: Kais Sahid utilizza un populismo che fa leva sui “grandi valori” della “comunità arabo-musulmana”, Nabil Karoui fa la parte del magnate filantropo in giro per le regioni più svantaggiate del paese (questo potrebbe spiegare l’incremento dell’affluenza in alcune di queste regioni).
Su 26 candidati, 14 di essi prendono tutti insieme il 4,5% dei voti, tra loro segnaliamo l’ultra reazionario islamista ed ex primo ministro ad interim Jebali (0,2%), l’ex ministro dell’istruzione Jalloul (0,2%), i due candidati del Fronte Popolare presentatosi diviso con Hamma Hammami segretario dell’ex Partito Comunista Operaio Tunisino (revisionista Hoxista) adesso Partito dei Lavoratori, prettamente elettoralista, con lo 0,7% e Mongi Alrahoui rappresentante il resto dei partiti di sinistra e panarabisti del fronte con lo 0,8%. Moncef Marzouki ex presidente della repubblica ad interim islamo/populista si ferma al 3,3%, la fascista benalista Abir Moussi raccoglie il 4% (intanto è giunta notizie che l’ex dittatore starebbe per tirare le cuoia in una clinica in Arabia Saudita).
Il dato politico principale è che i candidati rappresentanti i partiti di governo sono stati sanzionati dagli elettori: i due candidati del campo laicista, il primo ministro uscente Chahed che intanto ha fondato un partito personale (Taya Tounes) e il ministro della difesa Elkaroui Zbidi sostenuto da Nidaa Tounes si attestano rispettivamente al quinto (7,4%) e al quarto posto (10,3%), il candidato del partito islamista di governo, Ennahdha (la sezione tunisina dei Fratelli Musulmani) Muru arriva al terzo posto con il 13%. Da notare che sul risultato negativo di Zbidi, originario di Mahdia e appoggiato dal clan del Sahel che regna imperterrito dai tempi dell’indipendenza, probabilmente pesa la scarsa affluenza verificatasi a Monastir e nella sua città natale.
Anche in Tunisia avanza l’astensione come forma di protesta anti-sistema (supportata da una campagna di boicottaggio elettorale lanciata da una coalizione di quattro partiti e gruppi rivoluzionari) in cui i giovani e i settori sociali in lotta hanno contribuito a questo dato sfatando la retorica della “transizione democratica” e dell’unica “rivoluzione araba riuscita” interpretazione sostenuta sia dagli imperialisti occidentali che dalla sinistra da salotto e riformista tunisina e occidentale. A tal proposito i media italiani continuano a dare una falsa rappresentazione del paese: i servizi degli inviati Rai nei seggi della capitale hanno dato l’immagine di un elezione molto partecipata e di un forte processo democratico in atto, oltre al dato quantitativo di cui abbiamo parlato, si sono anche verificate anomalie in alcuni seggi con intimidazioni da parte della polizia ad alcuni attivisti nonchè disfunzioni organizzative, tutto cio’ lontano dagli occhi servili degli osservatori inviati dall’UE che insieme ai giornalisti europei stavano ccomodamente nei seggi di Grande Tunisi a pieno sostegno della narrazione ufficiale.
Avanza inoltre il populismo sul fronte elettorale come dimostrato dal risultato di oggi. Anche se le forze governative sono state momentaneamente sconfitte da questo risultato, potrebbero riciclarsi nel sostegno di uno dei due candidati populisti, Italia docet…

TUNISIA- ELEZIONI PRESIDENZIALI: DOPO L’ASSEMBLEA A SOUSSE PROSEGUE LA CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO ELETTORALE

In questo post le immagini, due video di altrettanti interventi e il comunicato finale dell’assemblea di Sousse (l’originale in arabo e due sintesi rispettivamente in francese e italiano):


INTERVENTO 1

INTERVENTO 2

“الانتخابات” الرئاسية والتشريعية خدعة جديدة للشعب :
لا للمشاركة فيها، نعم لمقاطعتها
إن القوى الوطنية الثورية الموقعة أسفله، بعد أن:
أ-عقدت، يوم 7 سبتمبر 2019، ندوة فكرية سياسية حول الانتخابات الرئاسية والتشريعية المقبلة شرحت فيها دوافع وضرورة وأهمية مقاطعة هذه الانتخابات كشكل من أشكال مقاومة الاستعمار ووكلائها المحليين وأكدت على تفعيلها في الواقع وشددت على أهمية تطوير العمل المستقبلي المشترك بين الأطراف الثورية،
ب-قيّمت الوضع السياسي العام بالبلاد وكشفت مختلف المؤامرات التي تحاك ضد شعبنا من قبل أعدائه الداخليين والاستعماريين في محاولة فاشلة منهم للقضاء النهائي على المسار الثوري الذي أججته انتفاضة 17 ديسمبر 14 جانفي التاريخية المجيدة، فهي تدعو شعبنا الكادح إلى مقاطعة هذه الانتخابات المهزلة. لماذا ؟
لأنها:
1-خدعة جديدة للشعب هدفها إعادة تنصيب وكلاء الاستعمار في السلطة السياسية على غرار ما وقع في شهر أكتوبر من سنتي 2011 و2014.
2-ستكون شكلية لأن نتائجها محسومة سلفا بسبب خضوعها للمال السياسي والتوظيف الإعلامي والديني والإداري ولعمليات الضغط على الناخبين وشراء الذمم والتدليس فلا علاقة لها بالتالي بالديمقراطية والشفافية والنزاهة.
3-ليست سوى محطّة للوعود الكاذبة، الزائفة المُرَوّجة خلال الحملات الانتخابية التي لا هدف منها سوى كسب أصوات الناخبين من أجل الحصول على المقاعد البرلمانية والحقائب الوزارية والتموقع في كرسي رئاسة الدولة العميلة ومؤسساتها الأخرى لقضاء المصالح الأنانية الضيقة الحزبية منها والفئوية والشخصية والعائلية على حساب الشعب الكادح الذي ملّ كل هذا مما سيجعل جزء هاما منه يقاطع هذه المسرحيات المهزلة على غرار ما وقع في 2011 و2014 و2018.
4-شكل من أشكال نهب أموال الشعب المتأتية من المال العام سيستغلها المترشحون لتوظيفها في حملاتهم الانتخابية من أجل خداع الجماهير الشعبية ببيع الكلام المعسول ومن خلال الخطب الديماغوجية الرنانة.
5-ستفرز نتائج كارثية لأن المنصبين الجدد في السلطة سيكونون في ظل الوضع الحالي امتدادا لـ “النهضة” و”النداء” ومشتقاته والانتهازيين السائرين في نهجهم وفي مقدمتهم قيادة الجبهة الشعبية بشقيها الذين سيحولون حياة الشعب إلى جحيم بسبب مزيد إحكام ربط القطر بالدوائر الاحتكارية العالمية (“اتفاق الشراكة المعمق والشامل مع الاتحاد الأوروبي” الأليكا مثلا) وتواصل تفاقم المديونية والتضخم وانخفاض قيمة الدينار والعجز في الميزان التجاري والبطالة والتفاوت الطبقي والجهوي والخوصصة وارتفاع الأسعار وكثرة النهب الضريبي ونسف المكاسب الاجتماعية الجزئية وفي مقدمتها رفع الدعم على المواد الأساسية وتوسع دائرة الفقر والتخلف وغيرها.. ذلك ما قامت به ولا تزال “النهضة” وشركائها منذ 2011، و”النهضة” و”النداء” والمتواطئين معهم منذ 2014.
وعلى هذ الأساس فإن مشاركة الأطراف الرجعية والانتهازية في هذه الانتخابات إنما يهدف إلى تأبيد النظام الحاكم العميل وإلى تشريع وجود تلك الأطراف، المتاجرة بالدين منها والمسمسرة بالحداثة، جلاّدة الشعب في السلطة السياسية، وإلى تمرير المؤامرة التي تحيكها الدول الاستعمارية ووكلائها المحليين ضد شعبنا، بينما ينخرط جزء من الجماهير الكادحة في هذه “الانتخابات” دون قراءة سليمة لنتائجها. وفي مواجهة كل هذا تكون مواصلة النضال الثوري بكل الوسائل الممكنة هي الحل لكشف خدعة الانتخابات هذه ولفضح طبيعتها المعادية للشعب وللتشهير بمختلف القوى التي تقوم بالدعاية لها وللقيام بالتعبئة الشعبية من أجل مقاطعتها وإفشالها كخطوة في اتجاه تحقيق الشعار العظيم الذي رفعته الجماهير الشعبية الكادحة في انتفاضة 17 ديسمبر 14 جانفي “الشعب يريد إسقاط النظام”.
– لنعمل من أجل انجاح مقاطعة “الانتخابات” الرئاسية والتشريعية المهزلة
– لنفضح طبيعة كل القوى العميلة والإنتهازية المروجة لمعزوفة التداول السلمي على السلطة
-لنكشف حقيقة الحملات الدعائية الكاذبة والوعود الزائفة المخادعة للشعب
– لنواصل النضال الثوري من أجل تحقيق السيادة الوطنية والديمقراطية الشعبية
الحزب الشيوعي الجديد (في طور التأسيس) *** حزب الوطد الثوري الماركسي اللينيني *** حزب الكادحين *** حزب النضال التقدمي*** أنصار الديمقراطية الجديدة
10 سبتمبر 2019

Manifeste numéro 2
Compagne du Boycott en face de celle de la participation :

Aujourd’hui, le 02/09/2019, la compagne électorale présidentielle s’est – officiellement- démarrée en Tunisie tandis qu’elle c’est fut hier le 01/09/2019 hors pays. Cette compagne s’est déclenchée comme une vengeance démocratique envers le peuple et une poursuite du Push à l’égard du processus de l’insurrection populaire.
Nous, partis et organisations politiques tunisiens, Déclarons que :
1/ Cette compagne s’est déclenchée tout à fait avant sa date déterminée à l’encontre de la loi électorale que le gouvernement lui- même a posée sans aucune intervention de l’institut supérieur indépendant des élections (ISIE) ce qui prouve son incapacité, même sa complicité.
2/ Les falsifications flagrantes des ‘’Tazkiets’’ populaires et parlementaires restent tolérées ce qui permet aux falsificateurs de se présenter aux élections bien que certains d’autres d’entre eux sont accusés et attendent des procès à propos devant les tribunaux.
3/ Certains moyens de mass-média audio-visuels font la propagande pour certains candidats bien déterminés en détriment d’autres , invitent des hôtes à discuter indépendants d’apparence , en réalité dépendants de certains candidats par épreuve , ce qui pose des questions concernant l’alliance de corruption entre certains politiciens candidats et mass-média pour faire tourner le chemin des électeurs.
4/ En ajoutant à toutes ces sales tournures la complicité entre argent et politique, mass-média orientés et entre la religion et la politique, la mainmise des forces impérialistes sur la Tunisie ; on résume que l’opération électorale n’a aucune relation avec la démocratie. Elle n’a de fin que la maintenance de l’existence du gouvernement pour mieux le conserver ce qui nécessite son Boycottage.
5/ On fait appel à toutes les forces populaires d’affronter la compagne électorale de la réaction par une compagne opposée, basée sur le Boycottage révolutionnaire et le déshabillement de la démocratie représentative erronée de contenus sociaux, tout en s’alignant à la patrie et en défendant la liberté et la démocratie populaire.

♦Le nouveau parti communiste (en état do construction)
♦Le front populaire unitaire
♦Parti AL-KADIHIN
♦Parti de la lutte progressiste

COMUNICATO NUMERO 2
Campagna di boicottaggio contrapposta a quella della partecipazione:

Oggi, il 02/09/2019, la campagna elettorale presidenziale è iniziata ufficialmente in Tunisia, mentre ieri il 01/09/2019 è incominciata all’estero. Questa compagna è stata scatenata come una vendetta democratica sul popolo e un tentativo di Putch nei confronti del processo [avviato n.d.t.] dall’insurrezione popolare.
Noi, partiti e organizzazioni politiche tunisini, dichiariamo che:
1 / Questa compagna è stata innescata abbastanza bene prima della sua data stabilita contro la legge elettorale che il governo stesso ha chiesto senza alcun intervento dell’istituto superiore indipendente delle elezioni (ISIE) che dimostra la sua incapacità, anche la sua complicità.
2 / Le palesi falsificazioni di “Tazkiets” popolari e parlamentari rimangono tollerate, consentendo ai falsificatori di candidarsi alle elezioni, anche se alcuni di loro sono accusati e attendono il processo in tribunale.
3 / Alcuni mass media fanno la propaganda mediatica audiovisiva per alcuni candidati ben determinati a danno di altri, invitano degli ospiti apparentemente indipendenti a discutere, in realtà dipendenti da determinati candidati per prova, il che solleva domande sull’alleanza della corruzione tra alcuni politici candidati e i media per invertire l’orientamento degli elettori.
4 / In aggiunta a a tutti questi sporchi affari la complicità tra denaro e politica, media orientati e tra religione e politica, la man bassa delle forze imperialiste sulla Tunisia; si riassume che l’operazione elettorale non ha alcuna relazione con la democrazia. Non ha il sol fine che il mantenimento dell’esistenza del governo per meglio preservarlo, per questo motivo è necessario il suo boicottaggio.
5 / Facciamo appello a tutte le forze popolari ad affrontare la campagna elettorale della reazione con una campagna opposta, basata sul Boicottaggio rivoluzionario e sullo smascheramento della falsa democrazia rappresentativa dei contenuti sociali, allineandosi al paese per difendere la libertà e la democrazia popolare.

♦ Il Nuovo Partito Comunista (in costruzione)
♦ Il Fronte Popolare Unitario
♦ Partito AL-KADIHIN (Partito dei Lavorati più laboriosi/sfruttati n.d.t.)
♦ Partito della Lotta Progressista

Mentre prosegue la farsa elettorale cresce la dipendenza economica e militare del paese.

Gli ultimi indicatori evidenziano come siano aumentati gli interessi sul debito estero tunisino di ben il 44% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (agosto 2018, il budget destinato dallo Stato ammonta a quasi 2 miliardi di dinari contro l’1,6 miliardi dell’anno precedente con un rialzo del 18%. Per quanto riguarda invece la quota parte riservata al pagamento di una tranche del debito estero, lo Stato tunisino ha destinato ben 3,4 miliardi di dinari tunisini (oltre un miliardo di euro, con un rialzo del 54% rispetto all’anno precedente (2,2 miliardi di dinari tunisini ovvero 687 milioni di euro).

Intanto Stephne Townsend, il capo del Comando Militare degli USA in Africa (Africom) recatosi in visita nel Paese per 3 giorni, ha incontrato il ministro della difesa tunisino e responsabili militari in diverse basi in cui è presente una cooperazione militare tra i due paesi, dichiarandosi pienamente soddisfatto dei risultati con il partner nordafricano.

Negli ultimi anni si vocifera dell’esistenza di basi militari americane segrete sul territorio tunisino in prossimità della frontiera libica, cio’ è stato sempre negato ufficialmente dal governo, cio’ che è certo è che cio’ che è stato definito “cooperazione militare” da Townsend, altro non è che un incremento dell’egemonia militare americana in Tunisia, piccolo paese ma importante “cerniera geostrategica” tra il gigante algerino e la contesa Libia. E’ inutile aggiungere che anche tale cooperazione militare è in parte causa diretta dell’aumento del debito estero del paese.
Cio’ è stato ben espresso recentemente nel comunicato redatto da quattro partiti e organizzazioni rivoluzionarie in cui si fa appello al boicottaggio delle prossime elezioni presidenziali e legislative: “La droite religieuse représentée par Ennahda , en collaboration avec la droite libérale représentée par Ennida et autres partis et fractions destouriennes, soutenus par la gauche réformiste sont ensemble responsables du chaos social et de la dépendance nationale et de l’indignité des tunisiens au profit de l’impérialisme mondial et du sionisme ce qui engendre la contradiction totale entre le régime réactionnaire et les masses populaires ,le surgissement des grèves et des insurrections successives dans la plupart des régions qui mettent en question l’existence du régime intégriste/destourien en place ,qui sans le soutien impérialiste réactionnaire aurait eu le même sort de Ben Ali en janvier 2011 .
Tale campagna di boicittaggio elettorale si sta sviluppando in diverse città del paese portando avanti la denuncia dell’ingerenza imperialista nel paese con la complicità delle elites locali, con l’obiettivo di organizzare un nuovo polo rivoluzionario alternativo che diventi forza agente di un radicale cambiamento del paese.

Tunisia, elezioni presidenziali: arena di contesa delle forze della “transizione alla restaurazione”

Elections-Tunisie-AFP

In autunno si svolgeranno in Tunisia due importanti appuntamenti elettorali: le elezioni presidenziali il prossimo 15 settembre e quelle parlamentari il 6 ottobre, inizialmente le prime erano state calendarizzate per novembre ma sono state anticipate a causa della morte del presidente Beji Caid Essebsi lo scorso 25 luglio.
La morte di Essebsi, in uno Stato che dalla sua nascita nel 1956 fino alla rivolta popolare del 2010/2011 ha visto succedersi solo due presidenti, Habib Bourguiba e Ben Ali, ha rappresentato la dipartita dell’ultimo rappresentante “forte” della vecchia guardia bourguibista. La “transizione democratica” come viene impropriamente chiamato il periodo post-rivolta, mettendo d’accordo reazionari liberisti e oscurantisti, riformisti social-democratici, ong straniere e così via, era stata garantita per l’appunto dall’uomo forte Essebsi che vantava nel suo curriculum l’aver avuto portafogli in diversi governi sia nell’era di Bourguiba che nell’era di Ben Ali, avendo ricoperto anche il ruolo di ministro degli interni, nonché di presidente del parlamento durante la dittatura di Ben Ali.

Più che di “transizione democratica” sarebbe più adatto a nostro parere utilizzare la categoria gramsciana di “rivoluzione passiva”, ovvero una rivoluzione mancata in quanto le condizioni soggettive non erano adeguatamente sviluppate (il partito rivoluzionario del proletariato). E’ bene precisare che ci riferiamo ai gruppi rivoluzionari a sinistra del revisionista PCOT, oggi Partito dei Lavoratori di Hamma Hammami, e di tutti quei partiti che insieme a quest’ultimo formano il Fronte Popolare.
In questo contesto la rivolta popolare spontanea è riuscita a uccidere il “vecchio” regime ma il nuovo ha faticato a nascere, ciò che si è presentato come “nuovo” quindi, nient’altro non è che un rinnovamento del “vecchio” inglobando una parte delle forze sedicenti “nuove” ma che in realtà si riciclano nello stesso sistema di potere che, oltre l’apparenza ed il cambio di rappresentanza, è rimasto immutato.

In effetti con il passare degli anni e il susseguirsi delle elezioni dell’Assemblea Costituente del 2012, di quelle politiche del 2014, di governi a maggioranza islamista, a guida “tecnica”, fino all’attuale giano bifronte Ennadha-Nidaa Tounes (coalizione di reazionari islamisti e reazionari “laici” ex regime) e alle recenti elezioni municipali tanto nuove nella storia del paese quanto largamente boicottate, le aspirazioni popolari della rivolta riassunte in “lavoro, libertà e dignità nazionale” sono state totalmente disattese o meglio calpestate in questo lasso di tempo che è ormai alla vigilia del nono anno.

Questa lunga ma doverosa premessa per introdurre chi legge nel contesto storico-politico in cui si svolgeranno queste elezioni. Aggiungiamo inoltre un dato: sia le precedenti elezioni politiche del 2014 che quelle municipali sono state ampiamente boicottate con alte punte di astensionismo tra i giovani e nelle regioni più svantaggiate interne e meridionali (vedi nostri precedenti articoli su questo blog).

Il mese scorso oltre cento candidati hanno presentato i loro dossiers all’ISIE (l’organo “indipendente” che garantisce lo svolgimento delle elezioni), infine “solo” 26 sono stati i candidati ammessi, tra essi accanto a noti leader politici vi sono anche imprenditori, sindacalisti e perfetti sconosciuti su cui non ci soffermeremo, vedremo invece chi sono i candidati principali.

Quest’ultimi, al di là delle differenze e sfumature particolari sono parte agente della cosiddetta “transizione democratica”, categoria che utilizzano a proprio uso e consumo ma di cui ne condividono l’essenza. Va da sé che questi candidati e i partiti che rappresentano sono la negazione delle aspirazioni della rivolta popolare del 2010/2011, a cui si riferiscono utilizzando il termine “rivoluzione” ma in realtà sono tutti insieme le forze agenti della controrivoluzione restauratrice in atto da quasi 9 anni e ostacolo allo sviluppo di un movimento rivoluzionario nel paese.

Contro questo grande blocco controrivoluzionario è nato recentemente un fronte di quattro partiti rivoluzionari [Partito della Lotta Progressista, Nuovo Partito Comunista (in costruzione), Fronte Popolare Unionista e Partito degli Elkadihines (Partito dei lavoratori più laboriosi/sfruttati n.d.a.)] che ha lanciato una campagna per il boicottaggio elettorale con un appello in cui si legge “[…] le prossime elezioni si svilupperanno similmente come quelle precedenti, in un clima d’assenza dell’indipendenza nazionale, con le mani della reazione sui mass media, la corruzione, la fusione tra religione e politica “il servizio” alle forze imperialiste, la falsificazione della volontà degli elettori ancor prima dello svolgersi del processo elettorale, questi fatti sono l’aspetto fondamentale delle prossime elezioni in Tunisia; gli scandali di corruzione sono in flagranza di reato. Per tutto questo facciamo appello all’insieme del popolo, Operai, Contadini, Piccoli artigiani e commercianti, Impiegati, Studenti superiori e inferiori, Uomini e Donne, Vecchi e Giovani. Alzatevi e boicottate le elezioni presidenziali e legislative perché più il tasso di partecipazione sarà debole e basso più la reazione perderà la giustificazione della propria esistenza e si ritroverà isolata. Lasciateli soli davanti alle urne, disarmati da tutta l’assise popolare.” Questa campagna di boicottaggio lanciata ufficialmente il 2 settembre, vedrà un primo momento organizzativo e di discussione domani in un’assemblea pubblica nella città di Sousse.
Tornando invece ai candidati principali di queste presidenziali, la maggior parte di essi appartengono alle due grandi fazioni della reazione tunisina:
1) la prima di tradizione destourienne (dal partito unico neo Destour al potere dal ’56 al 2011 chiamatosi via via Partito Socialista Destourienne e RCD).
2) la seconda con riferimenti all’Islam politico.
A ciò vanno aggiunti
3) i candidati della sinistra riformista,
4) e i candidati che potremmo definire neo-modernisti, i quali non appartengono alle 3 grandi tradizioni politiche del paese citate precedentemente.
Nel primo gruppo troviamo:

il premier uscente Youssef Chahed, sostenuto precedentemente dal defunto presidente con il quale era entrato in rotta di collisione negli ultimi mesi in una delle molteplici lotte intestine nel partito di governo Nidaa Tounes. Pochi mesi fa Chahed ha fondato il proprio partito personale con il quale si sta candidando; è il principale rappresentante della borghesia compradora tunisina filo-occidentale (Francia, Italia e USA in particolare) ha incominciato la propria campagna elettorale in Francia rivendicando come punti del proprio programma una politica estera “neutrale attiva” ovvero la subalternità alle grandi potenze (vedi ultimi accordi con l’Italia della scorsa primavera), tagli alla spesa sociale, privatizzazioni e liberalizzazioni nel settore pubblico cosi come auspicato dal Fondo Monetario Internazionale.
Il candidato di Nidaa Tounes sarà quindi Abdelkarim Zbidi il ministro della difesa uscente originario di Mahdia e supportato dal clan di potere del Sahel (i presidenti precedenti erano tutti originari di quest’area, Bourguiba di Monastir e Ben Ali di Sousse) di cui fa parte Hafedh Essebsi, figlio dell’ex presidente. È considerato da alcuni come un rappresentante residuale della vecchia guardia della diaspora destourienne.
Vi è infine Abir Moussi definita a torto la pasionaria, la reazionaria in realtà, ex RCD da sempre dichiaratasi apertamente una sostenitrice dell’ex dittatore Ben Ali rivendicando una continuità storica del regime dal 1956 al 2011 con innesti di ulteriore conservatorismo: ad esempio è contraria alla parità uomo/donna nel diritto di successione, progetto di legge invece fortemente voluto dall’ex presidente Essebsi. È radicalmente contraria a qualsiasi alleanza con l’altra grande fazione reazionaria facente capo a Ennahdha.

Nel secondo gruppo fanno invece parte:

Il candidato dell’altro partito di governo, Ennahdha che presenta il numero due del partito Abdelfattah Mourou
che dovrà però contendersi l’elettorato conservatore/islamista con altri candidati tra cui, Hamadi Jebali fuoriuscito dallo stesso partito, ex primo ministro ad interim post-rivolta celebre per aver fatto riferimento all’istaurazione di un quarto califfato in Tunisia mentre era in carica.
Ci sono poi Moncef Marzouki, ex presidente della repubblica ad interim, tra il 2011 e il 2014, populista;
Hemci Hamdi invece ha fatto un appello diretto alla cha’riaa (legislazione islamica) invocando l’abrogazione delle leggi a essa contrarie e alla proposta di legge giacente in parlamento per l’uguaglianza tra uomo e donna nel diritto di successione;
Kais Saied, che durante il primo giorno della campagna elettorale, il 2 settembre, ha rievocato strumentalmente le parole d’ordine della rivolta su ricordate auspicando un rafforzamento dei poteri per il presidente della repubblica.

La sinistra riformista del Fronte Popolare, già residuale e poco influente sia nella politica parlamentare che nella lotta di classe, a causa della propria strategia elettoralista, presenta due candidati:
Hamma Hammami, già citato all’inizio di questo articolo, storico leader dell’opposizione al regime a partire dagli anni ’80, oggi anche portavoce ufficiale del Fronte Popolare anche se non pienamente riconosciuto dagli altri partiti che ne fanno parte tant’è che è presente un secondo candidato Mongi Rahoui sostenuto dagli altri partiti del FP di tradizione marxista revisionista e pan-arabista.

Altri candidati della sinistra non facenti parte del FP sono:

Abid Briki, sindacalista ai tempi d Ben Ali, non solo in Italia i sindacalisti si avviano alla carriera politica, cercando di sfruttare la propria posizione di contatto con le masse lavoratrici;

Elyes Fakhfakh, ex ministro delle finanze tra il 2012 e il 2014;

Mohamed Abbou, rappresentante del partito social-democratico/liberal Corrente Democratica.

Infine del quarto e ultimo gruppo troviamo:

Mehdi Jomaa, ex primo ministro “tecnico” tra il 2013 e il 2014, fondatore del proprio partito personale al Badil Ettounsi, inizia la propria campagna elettorale da Bizerte rivendicando il proprio operato al servizio dell’imperialismo come pedissequo applicatore delle ricette liberiste del FMI e della BM, rimarcando inoltre tra i punti principali del proprio programma la lotta all’immigrazione “illegale”.

Per ultimo ci occupiamo “dell’anomalia tunisina” di questa campagna elettorale che è rappresentata dal caso di Nabil Karoui, da alcuni definito “il Berlusconi tunisino”, magnate delle telecomunicazioni e del canale televisivo Nessma di cui effettivamente il leader di Forza Italia detiene un pacchetto azionario, era considerato il favorito dai sondaggi. Etichettato da alcuni come populista per l’utilizzo strumentale dei propri mezzi mediatici per entrare in stretto legame col “popolo” tramite un programma televisivo in cui il magnate visita delle famiglie povere nelle aree più svantaggiate del paese dispensando doni di vario tipo tra cui anche abitazioni o lavori di ristrutturazione di case fatiscenti. Un mix di populismo e politica clientelare democristiana. All’indomani della rivolta la magistratura aveva aperto un fascicolo nei suoi confronti per corruzione e riciclaggio di denaro sporco, procedimento giudiziario che si è trascinato lentamente fino a quest’anno quando, dopo la divulgazione dei sondaggi favorevoli, vi è stato un repentino sviluppo giudiziario con un mandato d’arresto che oggettivamente gli ha impedito di partecipare alla campagna elettorale. Nonostante ciò ufficialmente la sua candidatura resta valida. Si tratta chiaramente di una contraddizione interna alla borghesia tunisina nella lotta per la spartizione del potere in cui il primo ministro uscente Chahed è accusato di abuso di potere nell’aver influenzato il potere giudiziario a spiccare un mandato d’arresto in tale congiuntura destando non pochi sospetti. Ieri una richiesta di scarcerazione è stata respinta, la campagna elettorale di Karoui continua a essere svolta dalla moglie.

Probabilmente sarà l’unico candidato che non potrà partecipare al ciclo di dibattiti televisivi tra i 26 candidati previsto per il 7,8 e 9 settembre.

In tutto ciò il presidente della repubblica a interim e presidente del parlamento Moncef Ennaceur ha firmato recentemente il decreto presidenziale per prolungare lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre.
“Emergenza” che dura ormai da quasi 4 anni e che prevede la sospensione di alcune libertà costituzionali come il diritto all’espressione, a manifestare e allo sciopero. È uno strumento che potrebbe essere utilizzato potenzialmente contro la campagna di boicottaggio delle elezioni. Seguiranno aggiornamenti.

élections présidentielles et législatives: la campagne de boycott électoral a été lancée!

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Declaration en arab, française et italien:

بيان رقم 2 : حملة المقاطعة في مواجهة حملة المشاركة .
تنطلق اليوم 2 سبتمبر 2019 رسميا الحملة الانتخابية الرئاسية داخل تونس بعد تدشينها يوم أمس خارجها فيما يشبه الانتقام الديمقراطي من الشعب ومواصلة مسار الانقلاب على انتفاضته وفي علاقة بذلك يهمنا التعبير عما يلي :
أولا : ان تلك الحملة قد بدأت فعليا قبل مدة في اختراق للقانون الانتخابي الذي وضعته السلطة نفسها دون أي تدخل من الهيئة العليا للانتخابات لمنعها فقد اكتفت بمسايرتها بما يدل عن عجزها في أفضل الأحوال ، وتواطؤها في أسوئها .
ثانيا : ظل تزوير التزكيات الشعبية والبرلمانية دون عقاب ، بما يمكن المُزورين من التقدم الى الانتخابات وكأن شيئا لم يقع ،رغم أن بعضهم تنتظره قضايا عدلية أمام المحاكم على خلفية ذلك التزوير.
ثالثا : انخراط وسائل اعلام من اذاعات وقنوات تلفزيه في الترويج لمترشحين محددين ، وقد شاب ذلك مغالطات كثيرة ، ومنها استدعاء ضيوف محايدين ظاهريا لطرح أسئلتهم على المترشحين ، وقد تبين بالحجة أنهم تابعون حزبيا لهؤلاء ، بما يشير الى التواطؤ بين سياسيين واعلاميين للتأثير على الناخبين .
رابعا : اذا أضفنا الى هذه الخروقات توظيف المال السياسي والاعلام الفاسد والخلط بين الدين والسياسة وتحكم القوى الامبريالية في تونس نستخلص أن العملية الانتخابية لا علاقة لها بالديمقراطية ، وأنها ليس لها من غاية غير ترسيخ وجود النظام القائم والمحافظة عليه مما يفرض مقاطعتها .
خامسا : ندعو كل القوى الشعبية الى مواجهة حملة الرجعية الانتخابية بحملة مضادة أساسها المقاطعة الثورية و فضح زيف الديمقراطية التمثيلية و مضامينها الطبقية انتصارا للوطن ودفاعا عن الحرية والديمقراطية الشعبية.
الحزب الشيوعي الجديد ( قيد التأسيس ).
الجبهة الشعبية الوحدوية.
حزب الكادحين.
حزب النضال التقدمي .

تونس 2 سبتمبر 2019

Boycottons les élections !! Isolons la réaction !!
La réaction gouvernante en Tunisie se prépare de nouveau à organiser des élections présidentielles et législatives après deux occasions semblables, au dépens de l’insurrection du 17decembre.
la première fut en octobre 2011 dont surgit une assemblée constitutionnelle et des gouvernements d’injustice et d’oppression allant jusqu’a l’utilisation d’armes pour mater les insurrections régionales telle celle de Siliana , la deuxième fut celle de 2014 et ses conséquences sont plus désastreuses, et ainsi le peuple découvre les mensonges et les promesses erronées sur tous les niveaux . les régions dépourvues deviennent de plus en plus démunies, le chômage, la pauvreté ,les maladies ,l’oppression et l’appauvrissement des masses populaires ,l’inégalité entre les régions ,les crimes, le terrorisme ,l’assassinat, la contre bande s’accentuent.
La droite religieuse représentée par Ennahda , en collaboration avec la droite libérale représentée par Ennida et autres partis et fractions destouriennes, soutenus par la gauche réformiste sont ensemble responsables du chaos social et de la dépendance nationale et de l’indignité des tunisiens au profit de l’impérialisme mondial et du sionisme ce qui engendre la contradiction totale entre le régime réactionnaire et les masses populaires ,le surgissement des grèves et des insurrections successives dans la plupart des régions qui mettent en question l’existence du régime intégriste/destourien en place ,qui sans le soutien impérialiste réactionnaire aurait eu le même sort de Ben Ali en janvier 2011 .
le peuple a pu découvrir les vrais masques de telle démocratie qui n’est pour lui qu’une forme de dictature et d’oppression et a manifesté sa position par le niveau élevé du Boycott des dernières élections municipales .
Aujourd’hui , la situation est la même , les prochaines élections se dérouleront comme leurs similaires antérieures , dans un climat d’absence de l’indépendance nationale ,main -mise de la réaction sur les mass-média ,la corruption , la fusion entre religion et politique « le rend-service « aux forces impérialistes ,la falsification de la volonté des électeurs avant même le déclenchement du processus électoral , ces faits sont l’aspect fondamental des élections prochaines en Tunisie ; les scandales de parrainages sont en flagrant délit.
Pour tout cela , on fait Appel á l’ensemble du peuple , Ouvriers, Paysans ,Petits artisans et commerçants , Fonctionnaires ,Etudiants ,Elèves, ;Hommes et Femmes Vieux et Jeunes .Mettez -vous debout .et boycottez les élections présidentielles et législatives car plus que le taux de la participation est faible et bas plus que la réaction perdra sa cause d’existence et se trouve isolée, laissez la seule devant les urnes ,désarmée de toute assise populaire.
Que la réaction se déshabille totalement ..elle ne représenté qu’une minorité face au peuple qui représenté la majorité
Plus qu’on franchit ce chemin plus que le moment de la révolution approche. Seule cette révolution permet le fondement de la démocratie populaire qui fournit la richesse et la liberté à tout le peuple.
_ Parti de la lutte progressiste
_ Le nouveau parti communiste (en état de construction)
– le front populaire unioniste
_ parti Elkadihines

Boicottiamo le elezioni! Isoliamo la reazione!

La reazione al governo in Tunisia si sta preparando nuovamente per organizzare altre elezioni presidenziali e legislative dopo due eventi elettorali simili dopo l’insurrezione del 17 dicembre.
La prima fu nell’ottobre 2011 da cui è sorta un’Assemblea Costituente che si è contrapposta alla rivolta con i governi di ingiustizia e persecuzione con l’utilizzo delle armi per reprimere le insurrezioni regionali come quella di Siliana, e la seconda nel 2014, durante la quale la situazione è diventata disastrosa.
Il popolo ha scoperto le false promesse per quanto riguarda il lavoro ai disoccupati e lo sviluppo delle aree svantaggiate e alla lotta contro la povertà e le malattie. Sono aumentati il terrorismo, gli omicidi, il contrabbando, i crimini, le droghe, la povertà, la fame e la sete del popolo.

La destra religiosa rappresentata da Ennadha, in collaborazione con la destra liberale rappresentata da Nidaa Tounes (Appello alla Tunisia n.d.t.) e da altri partiti e frazioni destourienne (da destour in arabo “costituzione” dal nome del partito che guidò l’indipendenza formale della Tunisia il neo-Destour, partiti che ne reclamano l’eredità politica n.d.t.) sostenuti dalla sinistra riformista sono tutti insieme responsabili del caos sociale e della dipendenza nazionale e dell’attacco alla dignità dei tunisini a vantaggio dell’imperialismo mondiale e del sionismo che genera la contraddizione totale tra il regime reazionario e le masse popolari, il moltiplicarsi degli scioperi e delle insurrezioni nella maggior parte delle regioni che hanno messo in dubbio l’esistenza del regime integralista/desturiano esistente, che senza il sostegno dell’imperialismo reazionario avrebbe avuto la stessa sorte di Ben Ali nel gennaio 2011.
Il popolo ha potuto smascherare tale democrazia che per lui non è che una forma di dittatura e d’oppressione e ha manifestato la sua posizione in maniera elevata con il boicottaggio delle ultime elezioni municipali.

Oggi la situazione è la stessa, le prossime elezioni si svilupperanno similmente come quelle precedenti, in un clima d’assenza dell’indipendenza nazionale, con le mani della reazione sui mass media, la corruzione, la fusione tra religione e politica “il servizio” alle forze imperialiste, la falsificazione della volontà degli elettori ancor prima dello svolgersi del processo elettorale, questi fatti sono l’aspetto fondamentale delle prossime elezioni in Tunisia; gli scandali di corruzione sono in flagranza di reato.

Per tutto questo facciamo appello all’insieme del popolo, Operai, Contadini, Piccoli artigiani e commercianti, Impiegati, Studenti superiori e inferiori, Uomini e Donne, Vecchi e Giovani. Alzatevi e boicottate le elezioni presidenziali e legislative perché più il tasso di partecipazione sarà debole e basso più la reazione perderà la giustificazione della propria esistenza e si ritroverà isolata. Lasciateli soli davanti alle urne, disarmati da tutta l’assise popolare.
Che la reazione sia spogliata totalmente, essa non rappresenta che una minoranza davanti a un popolo che rappresenta la maggioranza. Più approfondiamo questo cammino più il momento della rivoluzione si avvicina. Solo questa rivoluzione getta i fondamenti della democrazia popolare che da ricchezza e libertà a tutto il popolo.

Partito della Lotta Progressista
Nuovo Partito Comunista (in costruzione)
Fronte Popolare Unionista
Partito degli Elkadihines (Partito dei lavoratori più laboriosi/sfruttati n.d.t.)