riceviamo e rigiriamo da “Melting pot Europa”: aggiornamenti sull’indecente deportazione di migranti al confine libico

I 36 ivoriani deportati al confine libico sono al sicuro in #Tunisia

Dopo cinque interminabili giorni, nei quali non abbiamo smesso un solo minuto di far pressione sulle autorità tunisine alla frontiera, questa mattina abbiamo ricevuto una notizia confortante: i 36 migranti ivoriani (21 uomini, 11 donne di cui una incinta e 4 bambini molto piccoli) deportati sabato scorso dalla Garde Nationale (militari tunisini) dalla città di Sfax al confine con #Libia, sono stati, finalmente, riportati al sicuro. Il rappresentante della diaspora ivoriana lo conferma attraverso un video messaggio.

E se questo è potuto accadere, se queste 36 persone non sono morte in quel deserto di confine dove sono state abbandonate senza cibo né acqua, è solo grazie alla rete tunisina e internazionale che si è mobilitata con tutti i mezzi a disposizione. Queste persone sono ora in salvo grazie alla diffusione del video che hanno inviato loro stessi, alla manifestazione al porto di Zarzis (https://twitter.com/MeltingPotEU/status/1158056465199960065), alla mobilitazione prontamente organizzata dalla carovana internazionale sotto la sede dell’UNHCR di Tunisi (https://twitter.com/MeltingPotEU/status/1158677335958315008), al risalto con il quale la stampa europea ha scoperchiato le menzogne del governo tunisino. Il quale aveva inizialmente negato l’evidenza, dando espressamente dei “pazzi visionari” alle attiviste ed agli attivisti che non hanno smesso di denunciare quanto accadeva rifiutandosi di abbandonare anche per una sola notte le loro ricerche alla frontiera con la Libia. Solo in un secondo momento il Governo tunisino, governo che l’Unione europea continua a considerare come un interlocutore affidabile in termini di rispetto dei diritti umani, ha parlato di “semplice respingimento” alla frontiera. Ma questo non era un “semplice respingimento”. Era una condanna a morte di innocenti.

Per tanti motivi questo deplorevole episodio è paradigmatico delle politiche criminali sull’immigrazione che vengono attuate su entrambe le sponde del Mediterraneo. Questo “semplice respingimento” conferma e rafforza quanto i migranti stessi ci hanno raccontato durante la nostra permanenza a Zarzis: la Tunisia non può essere considerata un “Paese sicuro”.
In secondo luogo, questo episodio mette in piena luce la responsabilità di tutti i paesi dell’UE che non solo consentono ma addirittura sostengono governi, dittature e milizie, come nel caso della Libia, che si macchiano di terribili e sanguinose violazioni dei diritti umani. Proprio l’Unione Europea con la sua politica di esternalizzazione delle frontiere è la vera responsabile, fornendo mezzi ed intelligence ai Paesi nord africani per militarizzare i confini e perseguire politiche repressive ed assassine nei confronti dei migranti.

Dai nostri Paesi, una volta rientrati da Zarzis, felici per questo piccolo ma importante risultato, continueremo a monitorare la situazione in Tunisia e in Libia grazie ai nostri contatti locali. Continueremo con tutte le nostre forze a supportare tutte quelle realtà di base e tutte quelle persone che, come noi, non vogliono arrendersi a queste politiche di morte e lottano per la libertà di movimento e il diritto per gli esseri umani di scegliere dove vivere.

Firmato:
Bergamo migrante antirazzista
Borderline Sicilia
Campagna Lasciatecientrare
Caravana Abriendo Fronteras
Carovane Migranti
Dossier Libia
Europe Zarzis Afrique
Movimiento Migrante Mesoamericano
Progetto 20k
Progetto Melting Pot Europa

-> Leggi l’articolo completo: https://www.meltingpot.org/I-36-ivoriani-deportati-al-confi…

La nave Etna della marina militare attracca a Tunisi: la crescente collaborazione tra marina militare italiana e tunisina al servizio della chiusura dei porti italiani e della guerra ai migranti

L’ambasciata d’Italia in Tunisia ha reso pubblico sulla propria pagina fb l’accoglienza da parte dell’ambasciatore d’Italia in Tunisia, Lorenzo Fanara, della nave Etna della marina militare italiana  con a bordo allievi della seconda classe dell’Accademia Navale nel quadro della “campagna d’istruzione 2019”.

Quest’ultima è partita dal porto di Taranto lo scorso 12 luglio con l’accoglienza della nave militare tunisina Khairredine in cui si parlo’ per l’occasione di “scambio culturale e professionale”, la nave Etna ha proseguito toccando le tappe di Tangeri , Barcellona per giungere infine a Tunisi da cui ripartirà domani.

 

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La crescente collaborazione militare tra Italia e Tunisia deve essere necessariamente inquadrata nella diversa natura che i due Paesi hanno nel Mediterraneo e nel mondo: il primo è una potenza che nel quadro internazionale di concorrenza con le altre potenze cerca di aumentare la propria influenza geopolitica ed economica in aree di interesse come la Tunisia e la Libia, il secondo è un paese oppresso dall’imperialismo (tra cui quello italiano) la cui classe dirigente è pronta a raccogliere le briciole dal migliore offerente.

In tal senso i nuovi accordi tra governo Salvini/Di Maio e governo Chahed nel contrastare i movimenti migratori (vedi post precedenti) avranno come immediata conseguenza una crescente prsenza militare italiana nel piccolo paese nord africano (vedi post precedente) nel quadro di uno spostamento di fatto delle frontiere europee oltre le frontiere stesse della “Fortezza Europa”.

Aprire i porti ai migranti e chiuderli alle navi militari!