Ancora una volta il sangue delle contadine macchia le strade delle campagne tunisine

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Costrette a lavorare per salari da fame, a sottostare alle regole di assunzione dei caporali in cui non mancano neanche gli abusi sessuali, migliaia di contadine tunisine si recano al lavoro all’alba per tornare la sera. Vengono caricate come delle bestie su dei pick-up che sfrecciano per le strade provinciali del paese per portarle nei campi e, come sempre più frequentemente accade, trovano la morte in incidenti stradali.

Negli ultimi 4 anni, 40 contadine sono morte in questo modo, l’ultimo incidente è avvenuto lo scorso 27 aprile nella regione agricola di Sidi Bouzid, proprio la regione che diede inizio alla rivolta tunisina nel 2010, due pick up si sono scontrati frontalmente provocando la morte di 12 lavoratrici e lavoratori (7 donne e 5 uomini).

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La rabbia e lo sdegno si sono diffuse nel Paese saputa la notizia… Sempre più frequenti sono questi incidenti e la risposta delle istituzioni sono le solite lacrime di coccodrillo senza realmente impegnarsi nella risoluzione dei problemi dei contadini e, in particolare delle contadine.

Al contrario, in questi giorni i partiti politici parlamentari e istituzionali sono impegnati nella campagna elettorale (il prossimo novembre sono previste le elezioni legislative) e il governo ha recentemente firmato un nuovo accordo di libero scambio con l’Unione Europea (ALECA) che tra le altre cose avrà come effetto negativo la subalternità della produzione agricola nazionale alle importazioni europee con l’ulteriore deterioramente delle condizioni di lavoro dei contadini e della produzione agricola nazionale in generale. Inoltre oggi è in corso un summit governativo bilaterale sulla cooperazione Italia-Tunisia con la presenza del vice-premier italiano Di Maio in cui sicuramente si discuterà nello specifico delle esportazioni italiane (il “bel paese” è il primo paese esportatore in Tunisia) compresi i prodotti agricoli (nei prossimi giorni apparirà un articolo più dettagliato su questo blog).

La prima risposta popolare è stato uno sciopero generale nella regione di Sidi Bouzid ieri 29 aprile, i contadini e altri lavoratori hanno bloccato l’omonimo capoluogo della regione e tutte le arterie principali della regione stessa.

Più voci hanno accusato il governo per quanto successo, chiedendo ancora una volta di prendere delle misure concrete per vietare l’utilizzo dei pick-up per il trasporto delle contadine e di istituire servizi di trasporto pubblici.

Caso più unico che raro in Tunisia, ma anche negli altri paesi arabi come in Algeria, i manifestanti non sono scesi in piazza con la bandiera nazionale bensi hanno issato come propria bandiera dei foulard, gli stessi usati dalle contadine nel lavoro dei campi. Un simbolo forte che denuncia la responsabilità di queste vere e proprie stragi da parte dello Stato e della borghesia compradora al servizio dell’imperialismo.

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Il corteo del Primo Maggio di quest’anno sarà caratterizzato dal rifiuto dell’Aleca, per la sovranità alimentare del Paese e vedrà una delegazione di contadine di Sidi Bouzid.

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