Sciopero generale sfiora il 100% di adesioni

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Concentramento a piazza Mohamed Ali
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Il corteo irrompe nell’Avenue Bourguiba dirigendosi verso il ministero dell’interno

Lo sciopero generale di oggi dei dipendenti della funzione pubblica segue quello dello scorso novembre alle cui richieste il governo ha fatto orecchie da mercante vedi precedente articolo.

Come spesso accade il governo ha provato a scongiurare lo sciopero fino all’ultimo minuto ma rimanendo sulle proprie posizioni per perseguire la politica di austerity come da diktat del Fondo Monetario Internazionale, dal canto suo il sindacato, l’UGTT, ha dichiarato fin dall’inizio per bocca del suo segretario generale che o il governo avrebbe accettato gli aumenti salariali richiesti (tra l’altro il sindacato ha fatto alcune concessioni su questo escludendo i pensionati e accettando eventualmente una proroga di qualche mese per l’attuazione) o il paese si sarebbe paralizzato per tutta la giornata dalla mezzanotte di ieri a quella di oggi.

Effettivamente cosi è stato, quasi la totalità dei dipendenti pubblici ha scioperato nei municipi, nei ministeri, nelle scuole e università, negli ospedali, nei trasporti pubblici (cancellati tutti i voli, i treni e tutte le linee urbane di bus e tram sono state interrotte) chiuse anche le banche. I principali giornali nazionali hanno rimarcato che oggi il paese oltre ad essere paralizzato è rimasto isolato dal resto del mondo.

A questa grande adesione il governo ha risposto con la provocazione e la linea dura, chiuse le scuole e le università (questa sorta di serrata illegale già utilizzata per lo sciopero di novembre, stessa pratica del regime di Ben Ali) ieri alcuni lavoratori dei trasporti sono stati precettati per evitare (invano) la totale adesione in questo settore, inoltre nella capitale oggi si respirava un clima da vero e proprio stato di polizia: tutta l’area del centro interessata dallo sciopero, l’Avenue Bourguiba dalla Torre dell’orologio fino all’ingresso della Medina araba (nei cui pressi ha avuto luogo il concentramento davanti la sede nazionale dell’UGTT in piazza Mohamed Ali) è stata transennata con check point con perquisizioni all’ingresso, decine di polizziotti in borghese pullulavano per tutto il centro oltre a decine di camionette della polizia sostanti lungo le principali traverse e parallele dell’Avenue principale. Solitamente in queste occasioni, dopo un comizio di apertura del segretario generale dell’UGTT i lavoratori fanno un breve corteo dalla sede del sindacato fino a quella del ministero degli interni attraversando tutta l’Avenue Bourguiba, il governo come ulteriore tentativo di prova di forza voleva evitare il corteo con le suddette transenne e il dispiegamento ingente di forze dell’ordine ma senza riuscirvi…

Infatti dopo qualche minuto di tensione i lavoratori hanno imposto l’apertura dei varchi inondando il centro e svolgendo il corteo in cui principalmente è stato scandito lo slogan “degage” indirizzato al governo, erano presenti anche bandiere palestinesi e slogan sono stati lanciati per la liberazione del prigioniero politico libanese e militante nella Resistenza palestinese Georges Ibrahim Abdallah.

Questo sciopero cade in una fase particolare di ebollizione sociale nel paese: i lavoratori ogni anno che passa sono costretti a pagare le scelte dei governi post-“rivoluzionari” che stanno smantellando progressivamente il precario stato sociale (ma comunque uno dei più cospicui del Nord Africa) e diminuendo allo stesso modo la spesa pubblica come contropartita di un prestito di circa 3 miliardi di dollari americani da parte del Fondo Monetario Internazionale, a cio’ si aggiungono scellerate politiche monetarie di deprezzamento del dinaro e anche l’inflazione e in progressivo aumento ormai da 8 anni. Inoltre quest’anno sono previste le elezioni politica in una fase in cui i principali partiti di governo e, all’interno di essi i principali esponenti, sono ai ferri corti.

Alla fine della giornata l’UGTT ha promesso che questo è solo l’inizio: è previsto nei prssimi giorni un meeting interno per stabilire “un’escalation delle proteste”…