Adesione del 90% allo sciopero generale della funzione pubblica del 22 novembre

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L’UGTT, il pressocchè sindacato unico tunisino, aveva indetto uno sciopero generale della funzione pubblica che interessa circa 650.000 lavoratori per contestare la scelta del governo di totale sottomissione ai diktat del Fondo Monetario Internazionale che ha “indicato” di far scendere il livello della spesa pubblica dall’attuale 6,2% del Pil al 4,9% pena la fine dei finanziamenti a 9 cifre che l’organizzazione internazionale sta erogando al paese nord africano.

Il governo Chaheed non ha perso tempo nel manifestare la propria fedeltà all’organizzazione internazionale: già da quest’anno è stato bloccato l’aumento salariale  automatico che tiene conto dell’aumento dell’inflazione (che negli ultimi anni aumenta costantemente) inoltre il governo prevede di tagliare di 2 punti percentuali l’incidenza dei salari sul PIl da qui al 2020.

Quindi il sindacato chiedeva principalmente al governo di rivedere immediatamente i salari al rialzo, e di non intaccare l’utilizzo della spesa pubblica in materia di questioni sociali in un paese in cui il tasso di disoccupazione e di povertà sono aumentati negli ultimi anni.

Dal canto suo il governo si è fatto sordo a queste richieste, ha provato a scongiurare lo sciopero fino all’ultimo momento ma senza concedere niente alle richieste sindacali e, quando il giorno prima l’UGTT ha infine confermato che lo sciopero ci sarebbe stato, alcuni enti pubblici hanno dichiarato una sorta di “serrata”; è il caso del Ministero dell’Insegnamento e del Ministero dell’Insegnamento Superiore che con un comunicato congiunto dell’ultima ora hanno annunciato che tutte le scuole e università del paese sarebbero state chiuse e che “le attività normali sarebbero riprese a partire da venerdi 23 novembre”. non dando qundi ai lavoratori la possibilità di scioperare (l’indicazione del sindacato era di recarsi nei posti di lavoro alle 10:00 senza timbrare alcun cartellino di presenza e poi recarsi alle 11:30 alla manifestazione).

L’UGTT ha anche denunciato come il giorno prima “cyber-milizie” legate a Ennadha (il partito islamista e in coalizione con il partito laicista nel governo) e al governo in generale abbiano fatto una campagna denigratoria sui social media addittando l’UGTT e gli scioperi di essere la causa principale dell’attuale crisi economica del paese.  Economisti mercenari hanno scritto in fretta e furia “analisi” riscaldando la solita minestra liberista che aumento dei salari =  ulteriore aumento dell’inflazione.

Altre misure del governo impopolari prese di mira dallo sciopero sono i tagli ai sussidi dei prezzi di alcuni beni di prima necessità (pane, uova, latte, medicinali) e a quello della benzina (tra l’altro negli ultimi mesi il paese soffre di una penuria di medicinali e di latte).

Per tutto questo sia l’UGTT che la sua branca studentesca (l’UGET) hanno denunciato nei loro comunicati il ruolo dell’imperialismo e del governo nazionale subalterno ad esso nel mantenere il paese dipendente sia da un punto di vista finanziario che alimentare.

Ieri mattina decine di migliaia di persone hanno manifestato davanti alla sede del parlamento al Bardo in una grande manifestazione che non si vedeva da anni. Inoltre vi sono state anche altre manifestazioni nelle città di Sfax, Gabés, Sidi Bouzid e KasserineL’UGTT oggi ha annunciato che vi è stata un’adesione allo sciopero di circa il 90%.