Donna kamikaze in Avenue Bourguiba attacca le forze di sicurezza

Oggi una donna kamikaze, Mouna Guebla 30 anni, si è fatta esplodere nell’arteria principale della capitale tunisina, Avenue Bourguiba a Tunisi, a margine di un sit-in di protesta organizzato dai familiari di un giovane contrabbandiere ucciso dalla polizia lo scorso 23 ottobre nel villaggio di Sidi Hassine Sijoumi.

La polizia della dogana aveva sequestrato merce destinata al contrabbando, i giovani del luogo transfrontaliero che vivono principalmente grazie a questa attività, si erano opposti e la polizia ha risposto sparando e uccidendo il giovane.

Non vi è un legame diretto tra i familiari del giovane ucciso e la ragazza kamikaze, quest’ultima infatti proveniva da un’altra regione, Mahdia nel Sahel, ed era laureata da 4 anni in inglese per gli affari e disoccupata. Le prime voci circolanti parlano di eventuali legami con Daesh poi smentite,1540826454_content in ogni caso non sarebbe un dato rivelante per la comprensione delle dinamiche che producono questi fenomeni nel paese.

Probabilmente è stata una casualità la concomitanza del sit-in di protesta con l’attentato suicida in piena Avenue Bourguiba che ha ferito 8 poliziotti, sempre massicciamente presenti lungo tutta la via principale della capitale e obiettivo della giovane; in ogni caso i due giovani morti in circostanze diverse, il giovane contrabbandiere e la giovane kamikaze laureata e disoccupata sono entrambi frutto della restaurazione graduale del vecchio regime (cio’ che i riformisti chiamano in maniera fuorviante “transizione democratica”) ovvero della negazione delle istanze della rivolta tunisina ovvero pane, lavoro e dignità nazionale.

Un regime che riassume nuovamente i tratti dello stato di polizia permanente, non a caso da più di due anni il presidente della repubblica rinnova incessantemente lo “stato di emergenza”, un regime che reagisce con la repressione generalizzata contro ogni rivendicazione sociale e politica dei lavoratori e delle masse popolari tunisine.

Emblematico che a poche ore dall’attentato, l’unica dichiarazione rilasciata alla stampa da parte di qualche autorità istituzionale, provenga dal segretario del sindacato della polizia, Imed Hadj Khlifa, che afferma di “non essere stupido dall’attentato” in quanto “le misure dello stato di emergenza non vengono pienamente applicate” quindi “i terroristi possono colpire ovunque e in qualsiasi momento”. In poche parole un rappresentante autorevole della polizia invoca più poteri alle forze repressive le quali già godono ampiamente di una larga impunità e libertà d’azione.

In realtà il paese nordafricano è sull’orlo di una crisi economica con inflazione e disoccupazione galoppanti e continuo deprezzamento del dinaro tunisino, non è difficile prevedere un nuovo ciclo di forti lotte sociali e di rivolte che nessun “stato di emergenza” potrà soffocare…