I portuali di Radès respingono la nave legata alla compagnia israeliana Zim

Gli attivisti della  TACBI, the Tunisian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel,  avevano individuato la nave battente bandiera turca (cio’ denota ancora una volta la collussione tra il regime fascista turco di Erdogan con il sionismo nonostante le dichiarazioni di facciata) dal momento in cui lascio’ il porto di Barcellona mettento in allerta tutti gli attivisti antisionisti del paese.

Infatti la nave era dissimulata non battendo apertamente bandiera israeliana, inoltre gli attivisti della TACBI hanno prontamente annunciato che non avrebbero permesso che la nave entrasse nelle acque territoriali tunisine e che attraccasse nel porto di Radès com’era previsto.

La pronta mobilitazione si è diffusa anche tra i portuali di Radès che si sono messi in allerta seguendo, insieme a tutti gli attivisti, la rotta della nave sul un sito internet per controllare le rotte di navigazione, “magicamente” mercoledi scorso, quando la nave si trovava al largo delle coste algerine, la Cornelius A, scomparve dal sito di navigazione per poi riapparire l’indomani sempre più prossima alle acque territoriali tunisine.

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A questo punto i portuali di Radès organizzati nell’UGTT (Unione generale dei Lavoratori Tunisino n.d.a.) hanno comunicato al capo del porto di Radès che avrebbero bloccato il porto nel caso in cui fosse stata concessa l’autorizzazione alla Cornelius A di attraccare.

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Il volantino di denuncia dell’UGTT

La protesta ha raggiunto pienamente l’obiettivo e la Cornelius A ha proseguito la sua navigazione mantenendosi al di fuori delle acque territoriali tunisine.

Cio’ dimostra ancora una volta che il movimento antisionista nel paese è diffuso e radicato nel popolo tunisino e tra i lavoratori nonostante vi siano tentativi di normalizzazioni dei rapporti tra i due paesi da parte di autorità politiche e “culturali” mainstream. Cio’ è stato denunciato dalla TACBI e dall’UGTT che hanno chiesto  un’interrogazione parlamentare circa i tentativi di “normalizzazione clandestina” con l’entità sionista di Israele.

E’ bene riflettere su come i lavoratori tunisini, siano sempre pronti ad accogliere barconi di migranti in difficoltà, come successo recentemente al largo di Zarzis nonostante il paese in generale, e questi lavoratori in particolare vivano delle situazioni economiche ben peggiori dei paesi europei che invece ad ogni incontro multilaterale implementano misure di respingimenti di migranti (compresi i richiedenti asilo) e di rafforzamento delle frontiere europee oltre alla novità della proposta di spostamento delle frontiere stesse in paesi extraeuropei con costruzione di lager per migranti chiamati hotspot (tra cui la Libia e anche la stessa Tunisia la quale pero’ attualmente ha negato categoricamente una tale possibilità).

Allo stesso tempo gli stessi lavoratori comprendono che gli unici respingimenti giusti sono proprio quelli verso le navi sioniste, appartenenti a quell’entità che da oltre 70 anni basa il proprio dominio sul genocidio del popolo palestinese e sull’apartheid dei non ebrei presenti sul territorio da essa occupato, apartheid che si è rafforzata dopo che la Knesset (il parlamento israeliano n.d.a.) ha votato a larga maggioranza la legge che definisce l’entità sionista di Israele come “Stato degli ebrei”.

 

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