Morte di un giovanissimo ultras: il fratello e altri testimoni oculari accusano la polizia

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Amor Laabidi era un giovanissimo ultras di 19 anni del Club African (una delle due principali squadre di calcio di Tunisi) domenica a margine della partita tra CA e l’Olimpico di Medenine, allo stadio di Rades (lo stadio della capitale) il giovane sarebbe stato costretto da parte di alcuni poliziotti antisommossa di buttarsi da un ponte nel fiume sottostante, il giovane avrebbe detto agli agenti di non sapere nuotare ma, quest’ultimi lo avrebbero picchiato e costretto comunque a gettarsi. Amor è morto annegato.

Infine i poliziotti avrebbero anche costretto alcuni giovani presenti sul posto a cancellare un video dell’accaduto dai loro telefoni.

Il fratello del giovane, tutta la sua famiglia e alcuni testimoni oculari confermano questa versione dei fatti e accusano apertamente la polizia di colpevolezza promettendo una battaglia legale.

Recentemente i “sindacati” di polizia avevano fatto pressione sul parlamento per adottare un testo di legge “a difesa delle forze dell’ordine”, cio’ suona strano alla luce non solo di quest’ultimo fatto ma anche di molti episodi analoghi precedenti, uno su tutti, “l’assedio” di decine di poliziotti al tribunale di Ben Arous (Grande Tunisi) lo scorso 28 febbraio durante il processo a cinque loro colleghi accusati di tortura, inoltre molte organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani hanno denunciato poche settimane fa la quasi totale impunità delle forze dell’ordine in Tunisia.

 

Dopo un anno si riaccendono le proteste a Tataouine, scontri e arresti


Foto dalla pagina facebook “7obbbi Tataouine”

Ieri notte i giovani di Tataouine hanno riesumato repentinamente la pratica dei blocchi stradali dell’anno scorso quando sie era sviluppato un forte movimento di protesta durato quasi 4 mesi che si era concluso con un accordo a giugno (Leggi nostro precedente articolo QUI).

Dopo quasi un anno infatti i nostri dubbi sono stati confermati e il governo, com’era prevedibile non ha tenuto fede agli impegni presi.

Quindi ieri sera i giovani hanno bloccato la strada che collega Tataouine e Medenine (entrambi capoluoghi degli omonimo governatorati) e dato vita a sit-in in città a Tataouine. Sono seguiti scontri con la polizia che è intervenuta e stamattina ha tradotto due giovani capi della protesta a Tunisi (!) per essere interrogati.

Il governo quindi usa il pugno di ferro sfruttando il fatto che non vi è attualmente il grande movimento di massa dell’anno scorso in cui tutta la regione era in mano ai manifestanti organizzati in oltre 70 sit-in e che per circa una settimana controllarono il capoluogo “liberato” dalle forze di polizia.

Pero’ questo tipo di repressione potrebbe ottenere un effetto boomerang e accelerare la ripresa delle mobilitazioni, il popolo non è stupido e avrebbe dovuto imparare dall’esperienza dell’anno scorso di non fidarsi più tanto facilmente delle promesse del governo e dei suoi alleati, qualcuno ha detto UGTT?

Seguiranno aggiornamenti nei prossimi giorni.