Fine settimana di tensione nel bacino minerario di Gafsa a Mdhilla

AGGIORNAMENTO 22/03/18

Nella giornata di ieri, in seguito alle perquisizioni e agli arresti del giorno prima, sono scoppiati nuovamente dei tafferugli tra manifestanti e polizia che si sono conclusi con il posto di polizia della città dato alle fiamme, il conseguente ritiro delle forze di polizia dalla città e il dispiegamento dell’esercito. E’ ormai da quasi un anno che il governo utilizza sempre di più le forze armate come supporto alle forze di polizia. Ricordiamo che Dopo più di due mesi di sciopero in tutto il governorato di Gafsa, le miniere di fosfati in altre 3 delegazioni (provincie n.d.a.) di Metlaoui, Redeyef e Moulares hanno ripreso la produzione, solo la città di Mdhilla è ancora in fibrillazione denunciando l’accordo con il governo insufficiente.

 

                                   (foto dalla pagina fb “gafsa.imbratouria”)

Dopo quasi 2 mesi di fermo della produzione dei fosfati nel bacino minerario di Gafsa, e dopo un consiglio dei ministri eccezionale presieduto dal ministro dello sviluppo economico nella regione, i manifestanti hanno ritenuto insufficienti le risposte della controparte e sabato notte hanno bloccato la linea ferroviaria utilizzata dalla CPG (Compagnia dei Fosfati di Gafsa) per trasportare i fosfati verso i siti di trasformazione di Sfax, Skhira e Gabes.

I manifestanti contestano i risultati di un concorso indetto dalla CPG che prevedeva l’assunzione di 1.700 persone su 12.400 candidati.

A Gafsa la storia si ripete dai tempi di Ben Ali e la rivolta tunisina non ha rappresentato una cesura in questo: periodicamente la CPG indice questi concorsi che da un lato risultano insufficienti per il numero di assunti, dall’altro non sono trasparenti ma organizzati in modo clientelare.

Inoltre i manifestanti contestano la non equa distribuzione delle risorse, i fosfati contribuiscono a circa il 10% delle esportazioni tunisine e ad una buona fetta del PIL ma, nonostante questo, la regione è una delle più sottosviluppate in Tunisia con un tasso di disoccupazione (ufficiale) che tocca il 28% contro il 15% nazionale (dati ufficiali, i dati reali sono maggiori rispettivamente intorno a 40% e 30%).

Oltre a cio’ i manifestanti chiedono una diversificazione dell’economia nella regione: Gafsa non puo’ produrre solo fosfati, sia per una questione di sostenibilità ambientale che sociale.

A Gafsa i minatori che contribuiscono ad una buona fetta della ricchezza nazionale non hanno servizi né per sé né per le proprie famiglie, di nessun tipo. Non ci sono cinema, teatri, parchi per i bambini, tutto è orientato alla produzione dei fosfati. In più moti soffrono di malattie respiratorie e cardiovascolari

Questa impostazione produttiva ricalca l’attività economica coloniale organizzata dalla Francia e lasciata invariata con l’indipendenza formale del paese.

Ancora una volta, com’era prevedibile, il governo espressione della borghesia compradora locale, è ben lontano da fornire questo tipo di risposte ma è abbastanza efficiente nel mobilitare le proprie forze repressive che in pochi minuti hanno sparato lacrimogeni sui manifestanti per liberare i binari.

Gli scontri si sono protratti fino a tutta la giornata di domenica e lunedi all’alba sono avvenute perquisizioni nelle case dei manifestanti e arresti annunciati dal classico dispaccio quotidiano del ministero degli interni.

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