Bizerte nuovo nodo delle contraddizioni inter-imperialiste in Tunisia

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Il porto di Bizerte è stato sempre considerato strategico per i traffici commerciali e le rotte marittime considerata la sua posizione geografica. Infatti dopo che la Francia concesse l’indipendenza formale alla Tunisia (di cui domani ricorre il 62esimo anniversario) rimase ancora per altri anni a Bizerte proprio per controllarne il porto. Infine la potenze coloniale dovette lasciare la sua ultima piazzaforte il (che viene ricordato come giorno della liberazione) in seguito all’ Incidente di Bizerte in cui si scontrarono gli eserciti dei due paesi.

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Oggi Bizerte risalta nuovamente in quanto nodo in cui si concentrano le contraddizioni inter-imperialistiche tra Francia, USA e Cina, ma, anche l’Italia è coinvolta seppur in misura leggermente minore.

Ad accendere gli animi è stata la proposta cinese di modernizzare il porto trasformandolo in un porto ad acque profonde. Si sa che da qualche anno la Cina è molto attiva nella conquista di nuovi mercati, i più disparati, complice la propria quasi illimitata disponibilità di capitale. Il continente africano è la meta prediletta dei suoi investimenti a partire dal Corno d’Africa, adesso anche il Maghreb assume una maggiore importanza nel quadro della “Nuova Via della Seta”.

Bizerte

Il nuovo ambizioso piano di investimenti di capitali cinesi nel mondo passa anche dalla Tunisia e da Bizerte.

Il piano espansionistico dell’imperialismo cinese pesta i piedi ad altre due potenze imperialiste presenti nel paese: la Francia e gli USA.

La prima non ha bisogno di presentazioni: ex madrepatria e fin dal primo giorno dell’indipendenza formale ben impiantata economicamente nel paese complice il suo agente locale il presidente Bourguiba. Per la Francia il porto di Bizerte rappresenterebbe un pericolo se diventasse hub di primaria importanza: danneggerebbe il vicino porto in terra francese di Marsiglia, nella sponda nord del Mediterraneo.

La seconda ha rafforzato la propria presenza militare nel paese negli ultimi anni, arrivando a nominare la Tunisia un importante “partner della NATO”. Gli USA provano a più riprese negli ultimi anni a istallare una base militare nel sud tunisino visino la frontiera libica. Nella strategia generale statunitense nella regione MENA, vi è il contrasto non solo al recente iperattivismo russo (in Libia, Egitto e Siria) ma anche al contrasto dei piani economico-commerciali cinesi nel Mediterraneo.

Dopo che la Cina è riuscita con successo ad aprire una base militare a Djibouti, piccolo paese ma che controlla l’accesso meridionale del Mar Rosso, e a penetrare nel porto greco di Pireo, Trump ha puntato i piedi contro l’eventualità dell’ingresso dei cinesi a Bizerte, anche perché gli stessi USA, contrariaente alla Francia, vorrebbero sviluppare e modernizzare il porto di Bizerte..

Ma a questo punto il quadro si complica, oltre alle contraddizioni inter-imperialiste tra Francia e Cina, tra USA e Cina e tra USA e Francia ne sta per sorgere un’altra in merito all’ingresso di una quarta potenza imperialista in quello che già alcuni chiamano “il secondo affaire de Bizerte” ovvero l’Italia.

Infatti Bizerte assume un’ulteriore importanza in quanto è il passaggio di cavi sottomarini di fibra ottica che mettono in comunicazione USA ed Europa con il Medio Oriente e l’Asia in generale.

Trump teme che la presenza cinese possa rappresentare un potenziale pericolo in tal senso e quindi si è rivolto all’Italia perché controlli tramite la Sparkle, una società figlia di Telecom, le telecomunicazioni e non la Francia che è anche presenta con una propria compagnia la Vivendi.

Quindi potenzialmente vi è una quarta contraddizione tra Italia e Francia, la prima ha sempre provato a mettere piede in Tunisia, prima come potenza coloniale senza riuscirci e più recentemente favorendo il colpo di Stato di Ben Ali nel 1988 tramite l’aiuto dei servizi segreti italiani e penetrando progressivamente nel mercato del paese.

Inutile dire che l’unico grande assenze in questa storia è proprio il “padrone di casa” cioè il governo che mosso da contraddizioni interne non si sbilancia momentaneamente a favore di una potenza piuttosto che di un’altra.

Cio’ dipenderà dalle offerte e/o ritorsioni mosse dalla Francia perché il porto non venga modernizzato e da quanto sarà offerto invece da USA e Cina per farlo eventualmente diventare un porto di terza generazione. In ogni eventualità la partita sarà giocata tra potenze straniere con il ruolo passivo del governo tunisino, il punto è invertire la situazione in modo che le masse popolari tunisine irrompano nella scena e spezzino queste macchinazioni.

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