L’8 marzo 2018 rilancia la lotta dell’emancipazione della donna tunisina in tutti i campi

In Tunisia è sentire comune che la donna tunisina sia la più avanzata nel mondo arabo e musulmano in materia di diritti e molte donne lo affermano con orgoglio.

In occidente molti media rilanciano questa notizia, come spesso accade, deformandola, dando l’idea che la donna tunisina abbia raggiunto lo stesso livello di diritti della donna occidentale.

Il tema è abbastanza complesso e si aprono qui differenti questioni.

Innanzitutto anche in occidente la donna non ha raggiunto una piena parità nei vari campi della società, al contrario vi è un rigurgito reazionario e moderno fascista che attacca le donne in prima persona (uccidendole e violentandole) e i loro diritti.

Inoltre il concetto astratto di “donna” non aiuta a centrare il problema, in una società divisa in classi anche le donne appartengono a diverse classi sociali e ne esprimono i corrispondenti interessi di classe.

In una società borghese e patriarcale una donna borghese puo’ raggiungere anche i massimi livelli dello Stato (es. Angela Merkel in Germania) o nella società ma non farà gli interessi della maggior parte delle donne lavoratrici e proletarie.

In Tunisia la questione si complica, essendo un paese di tipo neocoloniale e neofeudale le donne sono obbligate a combattere vecchie abitudini ultra-reazionare che assumono la forma religiosa sia un “femminismo elitario” portato avanti dall’elitès borghese-compradora filo-occidentale per affermare l’idea di donna tunisina moderna che nella realtà è un fenomeno ultra-marginale.

Considerando quindi che i termini del dibattito qui si muovono tra un paragone relativo con la donna occidentale (dovuto all’elemento storico neocoloniale) e in termini assoluti tout court, quest’anno il dibattito è ricominciato a seguito di una proposta del presidente della repubblica Essebsi di adottare una nuova legge che prevede l’uguaglianza nella successione tra uomo e donna.

Il diritto di successione tunisino era stato forse l’unico ambito non toccato dal famoso Codice di Statuto Personale del 1956 (una sorta di Codice Civile) che nel campo del diritto privato aboliva molti precetti della charia (legge islamica) per allinearsi con una visione giuridica occidentale. Tra le varie cose l’abolizione della poligamia e la reale possibilità di uguaglianza nel divorzio (già previsto in principio dall’Islam) tra uomo e donna. Per quanto concerne invece la successione attualmente vige il principio della charia di assegnare i ¾ dell’eredità agli uomini e il restante ¼ alle donne.

Ricordiamo che l’attuale presidente, ultra novantenne, si iscrive in un percorso politico neo bourguibista/ben alista (in continuità con la visione laicista dei precedenti dittatori tunisini).

La proposta sembra essere una sorta di compimento della missione di cio’ che il Codice di Statuto Personale aveva lasciato incompiuto.

La borghesia compradora cerca sempre di scimmiottare la borghesia proponendo formalmente riforme avanzate, calandole dall’alto ma non cambiando nel profondo la realtà sociale: l’idea di donna tunisina moderna relativamente emancipata si concretizza in gran parte solo nel Sahel ovvero nelle città costiere (Bizerte, Tunisi, Susa, Hammamet e Monastir) e anche in queste città la situazione non è omogenea.

La maggior parte delle donne tunisine provengono da classi lavoratrici e popolari (contadine e operaie) e subiscono tutte le oppressioni: meno diritti e paga rispetto agli uomini (a sfatare il mito dell’uguaglianza sul lavoro basti pensare che sul totale della forza lavoro tunisina la composizione per sesso è ripartita per il 70% maschile e per il 30% femminile) e in Tunisia esiste un luogo comune tra gli uomini che essi sarebbero disoccupati perché le donne gli rubano il lavoro!

Le contadine oltre a essere più sfruttate dei contadini rischiando la vita ogni giorno (vedi nostri post precedenti) non hanno il diritto di possedere la terra che lavorano a causa di questo principio religioso.

Data la natura neofeudale, il ruolo della donna come “angelo del focolare” è enfatizzato all’ennesima potenza, una casalinga lavora a tempo pieno senza fermarsi per pulire, cucinare, occuparsi delle faccende relative alla casa in generale, occuparsi dell’educazione dei figli ecc.

Quindi tra l’influenza laicista e falso modernizzatrice proveniente dall’elites compradora e tra quella ultra-reazionari proveniente dalle classi neofeudali/religiose, la proposta ha avuto un effetto controverso.

Nelle regioni interne e meridionali alcune donne stesse formalmente rifiutano quest’idea in quanto sarebbe haram (vietata dall’Islam), è pero’ necessario dire che in una società musulmana nella sfera pubblica non è ammesso comportarsi o esprimere idee contrarie ai precetti islamici; nella sfera privata tutto (o quasi) è permesso. Quindi è lecito pensare che, quantomeno in alcuni casi, alcune donne non dicano pubblicamente quello che realmente pensano.

Nelle città del Sahel dove l’influenza della reazione religiosa è più limitata storicamente, vi è stata una grande manifestazione sabato 10 marzo a Tunisi nel quartiere del Bardo dove si trova il parlamento, per fare pressione sui parlamentari nell’adottare al più presto questa legge.

La manifestazione era formata da donne di tutte le età ed era presente anche qualche uomo, tra gli slogan: “l’uguaglianza nell’eredità è un diritto non un favore”. (vedi le foto sul sito minsk.tn)

Sicuramente la proposta in sé è progressista e giusta: in Tunisia la maggior parte della popolazione è donna, abbiamo visto anche che le donne sopportano sulle loro spalle il maggior peso nel lavoro e nella società in generale, è quindi assurdo che di fronte a tutto cio’ in termini economici e di proprietà debbano possedere solo il 25% rispetto agli uomini.

Quindi la contraddizione è prettamente di classe tra la borghesia compradora al potere che al di là dei proclami di facciata è a capo di una società neofeudale e neocoloniale che rispecchia solo gli interessi delle potenze straniere e di una misera minoranza patriarcale che per svendere le risorse del paese all’imperialismo sfrutta le donne il quadruplo che rispetto ai lavoratori e proletari uomini.

Il problema è che le classi reazionarie spostano la contraddizione nel piano religioso tra haram/halal (cio’ che è vietato e cio’ che è permesso dalla religione) ovviamente questo tipo di discorso gioca a favore degli interessi di classe dei proprietari terreni e dei padroni.

Dato che in un paese come la Tunisia la borghesia non puo’ conquistare nemmeno la democrazia borghese, ma cio’ è compito del proletariato alleato con la massa dei contadini, la direzione di questa rivendicazione lasciata in mano a Essebsi e alla borghesia compradora rischia di finire in due vicoli ciechi: il primo è quello di contrapporre le donne delle città a quelle delle campagne e di spostare la discussione sul binario morto (donne “atee”/ donne musulmane); il secondo vicolo cieco è quello di vincere la battaglia formalmente approvando la legge ma applicandola di fatto solo alle donne facenti parte dell’alta borghesia e della borghesia compradora (come tra l’altro succede per altre questioni).

Dovrebbero quindi essere le forze proletarie e rivoluzionarie a impugnare la battaglia, a propagandare le ragioni di essa tra le donne lavoratrici e dei settori popolari perché ogni casa diventi campo di battaglia con l’obiettivo che questa battaglia generalizzandosi nella sfera privata delle mura domestiche possa trasbordare e irrompere nella sfera pubblica di tutto il paese, tra la maggioranza delle donne. La contraddizione tra diritti delle donne e credenze religiose delle donne stesse è una “contraddizione in seno al popolo” e andrebbe trattata con il massimo della spiegazione paziente tra le donne e nel pieno rispetto delle loro convinzioni religiose senza pero’ limitarsi nel denunciare l’ingiustizia di tale precetto della charia, fornendo i mezzi reali alle donne di scegliere individualmente ma lasciando anche la possibilità ad altre donne di scegliere di non rispettare la charia senza per questo incorrere in accuse di apostasia, d’altronde una donna ferma nei suoi principi religiosi, anche a legge approvata sarebbe libera di donare un ulteriore 25% al marito…

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