Il presidente francese Macron contestato a Tunisi dal Comitato tunisino per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah

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Ieri pomeriggio il Comitato per la Liberazione di Georges Ibrahim Abdallah-Tunisia è sceso in piazza per contestare il presidente francese Macron durante la sua “passeggiata” per le vie della Medina araba di Tunisi. Tra gli slogan “Macron assassino! Libera Abdallah” e “Abbasso l’imperialismo francese ed il sionismo”.

Georges Ibrahim Abdallah, militante e comunista libanese del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina è detenuto in Francia da 34 anni nonostante tecnicamente possa godere della grazia da parte del ministro della giustizia francese.

Dopo un tentativo della polizia di bloccare i manifestanti (vedi video qui)

il Comitato è riuscito a fare arrivare il messaggio forte e chiaro direttamente a Macron (vedi altro video qui a partire dall’ottavo minuto)

Il compagno Ahmed, che ha gridato a Macron “liberate Georges Ibrahim Abdallah” è stato aggredito e arrestato con l’accusa di “aggressione ad una nazione straniera”. In questo momento nel centro di Tunisi è in corso una manifestazione per la sua liberazione.

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A sette anni dalla rivolta popolare tunisina, un’ulteriore conferma che la restaurazione del vecchio regime basato sullo Stato di polizia avanza sempre più.

 

Il Sindacato Nazionale dei Giornalisti Tunisini denuncia la deriva repressiva del governo in materia di “libertà d’espressione”

Ieri 31 gennaio, il SNJT in una lettera aperta indirizzata al presidente della repubblica, a quello del parlamento e al primo ministro, denuncia il clima di intimidazione e repressione da parte del ministero dell’interno verso i giornalisti tunisini e stranieri che seguono le manifestaeioni di protesta contro la legge finanziaria 2018.

Nella lettera si accusa il presidente della repubblica di aver lanciato una campagna che attacca la libertà d’espressione e la professionalità dei giornalisti accusandoli di “imparzialità contro il governo”. In seguito a cio’, continua la lettera, si sono moltiplicate le intimidazioni, i pedinamenti, gli arresti e il sequestro di materiale da parte delle forze di polizia a danno di giornalisti tunisini e stranieri.

C’è anche da aggiungere che recentemente, il ministro dell’interno, si è scagliato contro giornalisti e blogger minacciando nuove ondate di arresti verso chi “mette in pericolo la sicurezza nazionale incitando alla rivolta e al rovesciamento dello Stato”.

La lettera sottolinea come sia preoccupante che si voglia resuscitare “l’Agence Tunisienne de la Communication Extérieure”, l’organo di propaganda del regime di Ben Ali.

Alla faccia di chi continua a ripetere che la Tunisia è “l’unico esempio  riuscito delle primavere arabe” e di chi, anche a “sinistra” continua a parlare di “transizione democratica” riponendo fiducia anche nelle prossime elezioni municipali (si erchè il culto del “locale” fa illudere ancora di più che il cambiamento passi dalle urne soprattutto a livello municipale!).

Pochi giorni fa il SNJT aveva minacciato uno sciopero “originale” ovvero di non coprire più le notizie riguardanti le conferenze stampa e le dichiarazioni dei membri del governo.

 

L’imperialismo italiano intensifica la propria presenza in Tunisia: 40 progetti di “cooperazione militare” siglati lo scorso anno e altri 60 previsti per l’anno in corso

Lo annuncia il ministro della difesa Abdelkrim Zblidi, inoltre durante l’ultimo incontro in occasione della diciannovessima commissione della difesa mista italo-tunisina, la sua omologa italiana, Roberta Pinotti ha sottolineato di approfondire questo tipo di accordi soprattutto in materia di “lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina”.cache_660x660_Analog_medium_9790483_54281_24012018

Come sempre il fenomeno dell’immigrazione viene associato a criminalità e terrorismo…

Due fenomeni di cui l’imperialismo (e quindi anche quello italiano) è diretto responsabile. Infatti è ormai noto che i regimi occidentali hanno foraggiato gruppi “terroristi” per destabilizzare alcuni regimi non allineati o sottomessi all’imperialismo occidentale (Afghanistan, Irak, Somalia ecc.) “giocando con il fuoco” sulla pelle dei popoli oppressi di cui il caso siriano, iracheno e libico sono gli ultimi esempi.

Inoltre proprio in seguito a questi accordi di “cooperazione internazionale” e di “investimenti”, paesi come la Tunisia si impoveriscono sempre più costringendo sempre più persone ad arrangiarsi in attività “illegali”. Spesso quando questi “signori” si riferiscono alla “criminalità organizzata” e al contrabbando, altro non parlano che di gent comune ritrovatasi disoccupata che si arrangia nel commercio illegale di sigarette, benzina o vestiti. Bisogna ricordare che in Tunisia, oltre il 50% del volume commerciale interno è rappresentato dalla cosiddetta “economia parallela”.

Tra l’altro nelle recenti proteste contro il caro vita a seguito della nuova legge finanziaria, il governo ha schierato proprio l’esercito (fino a un anno fa cio’ era impensabile) a difesa delle “proprietà pubbliche e private” ovvero degli edifici governativi e dei grandi supermercati francesi che dominano il settore nel paese, quelle proprietà negate alla maggioranza della popolazione. Il regime tunisino diventa ogni giorno sempre più repressivo, questi accordi militari non fanoo altro che rafforzarlo rendendo l’Italia imperialista sempre più colpevole della miseria che il popolo tunisino vive ogni giorno