Ancora sulla “crisi del cemento”: a rischio 2.800 posti di lavoro

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Dopo la messa in atto effettiva della svendita di Carthage Cemente vedi nostro articolo precedente è arrivata conferma definitiva della chiusura della Società Tuniso-Andalusa del Cemento Bianco (SOTACIB) di Feriana (Kasserine) a partire dallo scorso 19 gennaio a seguito dopo uno sciopero iniziato lo scorso 26 dicembre da parte dei lavoratori.

L’UTICA (la confindustria tunisina ha agitato probabili  ricadute negative sull’indotto e in particolare nel settore della ceramica, con un totale di 2.800 disoccupati. A cio’ si aggiunge la richiesta da parte del presidente della Camera Nazionale della Ceramica (appartenente alla Federazione Nazionale delle Costruzioni) al governo di aumentare le importazioni di cemento bianco.

Cio’ aggraverà ulteriormente la bilancia commerciale del paese, facendone aumentare il debito estero e rendendolo ancora più dipendente verso le potenze straniere.

Una vera è propria minaccia della classe patronale tunisina verso le richieste legittime dei lavoratori, inoltre cio’ avviene in una delle regioni più arginalizzate del paese e con un alto tasso di disoccupazione.

Una dimostrazione ulteriore di come la borghesia compradora tunisina sia “anti-nazionale” in un paese semi-feudale e semi-coloniale come la Tunisia.

L’azienda

ha annunciato una chiusura per 6 mesi, ci teniamo aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda…

 

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