Tunisia per la Palestina: sostegno popolare e ipocrisia della politica da palazzo

Dopo l’annuncio del presidente americano Trump di voler trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo quindi quest’ultima come la capitale dell’entità sionista di Israele, la Tunisia è stata attraversata da manifestazioni di sostegno. Anche il governo e gli esponenti dei principali partiti politici hanno formalmente condannato la mossa americana.

Sono stati principalmente gli studenti di ogni ordine e grado a scendere nelle strade di tutte le città del paese, da Nord a Sud, nelle grandi e nelle piccole città.

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Gli studenti universitari e dei licei organizzati dal sindacato studentesco UGET hanno organizzato diverse manifestazioni, ma anche i bambini delle scuole elementari uscivano dai loro stabilimenti in cortei spontanei con bandiere della Tunisia e della Palestina in testa, diretti da nessun adulto e muovendosi per le vie della città. In un caso abbiamo assistito anche al tentativo di alcuni di questi bambini di irrompere in un liceo per fare unire al corteo anche gli studenti più grandi!

Dopo i primi 2 giorni di cortei studenteschi anche l’UGTT ha indetto delle proprie manifestazioni, precedentmente aveva esortato i maestri e gli insegnanti a scioperare per permettere agli studenti di andare in corteo.

Sul piano della mobilitazione studentesca vi è stata una spaccatura tra il sindacato maggioritario UGET, emanazione dell’UGTT e storicamente organizzato da studenti di sinistra, progressisti, panarabisti (tra gli slogan “il sangue è uno il popolo è uno!” in riferimento al popolo arabo) e l’UGTE, il sindacato studentesco legato al partito degli islamisti di Ennahdha nato all’indomani della rivolta popolare del 2010/2011. Vi sono stati quindi nelle diverse città cortei separati. Stessa cosa è avvenuta nei cortei organizzati dall’UGTT in cui sono confluiti gli studenti dell’UGET e che hanno come punto di partenza e di arrivo le loro sedi locali, invece Ennahda e l’UGTE hanno organizzato cortei con epicentro le moschee al termine della preghiera del venerdi.

Gli studenti di sinistra, i sindacalisti di base e molti intellettuali accusano il partito islamista ma anche il suo partner di governo,  Nidaa Tunes da cui provengono il primo ministro e il presidente della repubblica, di ipocrisia e di non reale sostegno alla causa palestinese.

Il motivo è semplice, il governo si è rifiutato recentemente di approvare una legge che condanna la “normalizzazione” dei rapporti a tutti i livelli tra la Tunisia e Israele. In particolare Ennahdha, la branca in Tunisia del movimento internazionale dei Fratelli Musulmani e quindi gemellata con il suo omonimo palestinese di Hamas che si atteggia a sostenitore della causa palestinese, in questi ultimi giorni ha subito dure critiche che hanno ricordato uno per uno i deputati del partito islamista che in parlamento votarono contro questa legge. Inoltre gli islamisti tendono a porre la questione su un piano religioso piuttosto che su un piano politico, quindi la contraddizione del rapporto coloniale tra imperialismo (USA in particolare)/ Israele vs popolo palestinese viene spostato su quello di ebrei vs musulmani. Posta cosi la questione è totalmente fuorviante, si “dimentica” che il problema è il sionismo in quanto ideologia reazionaria e che vi sono ebrei antisionisti, inoltre questa impostazione ha delle ricadute negative in Tunisia e ha l’obiettivo di attaccare i tunisini di minoranza ebraica che si concentrano principalmente nell’isola di Djerba. Negli stessi giorni frange islamiste hanno proposto di interrompere il pellegrinaggio alla sinagoga Ghriba di Djerba che ogni anno attira pellegrini da tutto il mondo. Cosa molto grave durante un corteo islamista a Tunisi, in pieno centro hanno sfilato manifestanti con la bandiera nera utilizzata anche dallo Stato Islamico. Per tutti questi motivi i cortei hanno marciato separati.

Inoltre nei cortei degli studenti e dei lavoratori progressisti vi sono stati slogan contro il governo in generale, non solo contro Ennahdha, accusato come dicevamo di normalizzazione con l’entità sionista di Israele. Giusto il mese scorso durante il festival internazionale cinematografico JCC (Giornate del Cinema di Cartagine n.d.a.) un film in cui recitava un attore sionista era stato contestato ritardandone notevolmente l’orario di inizio, stessa cosa pochi mesi fa per la proiezione del film “Wonder Woman”. Si accusa quindi il governo di “normalizzare” i rapporti a poco a poco e innanzitutto sul piano culturale in maniera subdola, ma anche sul piano economico.

Per concludere, in generale vi è un forte sentimento popolare di solidarietà e sostegno verso il popolo palestinese, gli elementi politicamente più avanzati nel paese organizzando questo sostegno smascherano e attaccano i legami tra il governo e l’entità sionista in generale e igli islamisti in particolare che strumentalizzano la questione palestinese.

 

 

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