Hessebhom, contre l’impunité des policiers

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Pour la traduction en italien voir a la fin de cette article

article original ici: gnet.tn

La campagne “Hassebhom” avait déjà débuté en 2015. Les membres, issus de différentes composantes de la société civile ont pour objectif de faire valoir les droits des citoyens agressés, avant, pendant et après la révolution par les forces de l’ordre. Le mouvement a cette fois mis l’accent sur le projet de loi de répression des agressions des forces armées, qui « ne doit en aucun cas être adoptée».

« Que dit cette loi ? En résumé : c’est un projet contre les libertés. C’est une humiliation pour Tunisie nouvelle de parler de telles aberrations. Nous rappelons que les agents de la police sont d’abord des citoyens qui doivent se plier aux lois comme tout le monde. Notre position n’est pas hasardeuse et s’appuie sur des faits concrets. Ce sont des agents corrompus qui ont fondé ces syndicats pour se protéger. Nous demandons à toutes les forces vives de la Tunisie de bouger pour lutter contre ce projet de loi tout simplement scandaleux », a déclaré Lina Ben Mhenni.

L’activiste, qui au passage a remercié le SNJT qui a abrité cette conférence et s’est interrogée : “Le décor à l’extérieur n’est pas sans rappeler les pires périodes de Ben Ali. Les policiers sont un peu partout, mais nous continuerons notre combat”. Ce projet de loi est, pour Ben Mhenni, une insulte au parcours de la révolution et un « nouveau coup bas pour le processus démocratique ». Pour elle, tout comme les membres de cette campagne, cette loi ne permettra jamais de lutter contre le terrorisme : “Les terroristes ne reconnaissent pas l’Etat. Ce n’est donc pas cette loi qui va aider à les neutraliser”.

Ben Mhenni met ensuite en garde contre l’adoption de cette loi, qui, entre autres, pourrait permettre aux agents des forces de l’ordre de “se venger” pour “des problèmes personnels”. Elle explique : “Si un citoyen a un différend avec son voisin policier, il peut finir en prison pendant cinq années, sans qu’il ne puisse rien contester. C’est vous dire la gravité de la chose”.

Le principal combat de la campagne est de mettre fin à l’impunité des policiers : “Ils enfreignent les lois au quotidien. Agressions dans les stades, violences envers les citoyens dans la rue, agressions sexuelles. Mais personne n’a jamais été sanctionné. Si cette loi est adoptée, ce sera le dernier clou dans le cercueil de la révolution, ou de ce qu’il en reste» s’inquiète Ben Mhenni.

Les membres de cette campagne affirment rappellent que les forces de l’ordre sont déjà bien protégées avec des lois qui existent depuis les années 80. La campagne ne voit aucun besoin d’en rajouter : « Il n’y a absolument aucune nécessité d’en rajouter », soulignent-ils. Ce projet de loi n’a qu’une justification : « Il ne s’agit pas de combattre le terrorisme. Les dirigeants au pouvoir veulent barrer la route à toutes formes de contestations et nous allons justement descendre, le 25 novembre à la rue en organisant une marche au centre-ville de Tunis pour barrer la route à cette loi scandaleuse »

Ce projet de loi est aussi un danger qui guette un des “acquis” de la révolution, à savoir la liberté de la presse : « Les journalistes qui n’auraient plus le droit de l’accès libre à l’information. Ils seraient emprisonnés en cas de publication de documents jugés confidentiels. Ils devront faire valider leurs publications avant l’impression “, avertissent les membres de la campagne. Le SNJT est catégoriquement contre l’adoption de ce projet de loi. Le porte-parole est clair à ce sujet : “C’est un pas vers l’instauration d’une nouvelle dictature et il est hors de question de revenir en arrière après tant de sacrifices”.

“Il faut défendre ce qui reste de la révolution. Cette loi est ridicule, tout comme la situation globale du pays. Elle est anti constitutionnelle. En l’absence d’un climat de confiance avec le peuple, les policiers seront encore plus en danger. Si cette loi est adoptée, la relation, déjà tendue, va encore plus se détériorer », souligne le député Ammar Amrousseya, qui ne manque pas de rappeler aux jeunes, que cette affaire est leur combat et qu’ils ne doivent pas commettre l’erreur de « compter sur l’ARP ».

Perplexe et remonté, Jawher Ben Mbarek a déclaré : “Je pensais que la loi de la réconciliation n’allait pas être adoptée, mais j’avais vu faux. Son adoption a ouvert le passage à de tels projets de loi et cette fois, si ça passe, ce sera l’enfer”. Il souligne qu’il y a des pressions quotidiennes sur les organisations non gouvernementales, ce qui veut dire que l’Etat a l’intention de d’avorter le processus démocratique entamé depuis des années”.

Ben Mbarek a ensuite dénoncé des pratiques intolérables. Pour lui, les syndicats des forces de sécurités qui sont apparues après la révolution, ont été fondés par « des agents corrompus qui veulent se protéger ». Nous n’avons rien contre le fait de défendre ses droits, mais nous sommes contre « l’hypocrisie syndicale », a-t-il conclu.

Traduzione in italiano da parte della redazione:

La campagna “Hassebhom” era già iniziata nel 2015. I membri, provenienti da diverse parti della società civile, mirano a far valere i diritti dei cittadini attaccati prima, durante e dopo la rivoluzione dalla polizia. Il movimento questa volta si è concentrato sul progetto di legge di repressione delle aggressioni delle forze armate, che “non deve in nessun caso essere adottato”.

“Che cosa dice questa legge? In breve: è un progetto contro le libertà. È un’umiliazione per la nuova Tunisia parlare di tali aberrazioni. Ricordiamo che i poliziotti sono in primo luogo cittadini che devono rispettare la legge come tutti gli altri. La nostra posizione non è azzardata e si basa su fatti concreti. Gli agenti corrotti hanno fondato questi sindacati per proteggersi. Chiediamo a tutte le forze della Tunisia di passare alla lotta contro questo disegno di legge semplicemente scandaloso”, ha detto Lina Ben Mhenni.

L’attivista, che tra l’altro ha ringraziato il SNJT che ha ospitato questa conferenza e ha chiesto: “Lo scenario esterno ricorda i periodi peggiori di Ben Ali. La polizia è ovunque, ma continueremo la nostra lotta”. Questo disegno di legge è, per Ben Mhenni, un insulto al corso della rivoluzione e un “nuovo colpo per il processo democratico”. Per lei, in quanto membri di questa campagna, questa legge non combatterà mai contro il terrorismo: “I terroristi non riconoscono lo Stato, quindi non è questa legge che li aiuterà a neutralizzarli”.

Ben Mhenni mette in guardia contro l’adozione di questa legge che, tra le altre cose, potrebbe consentire alle forze dell’ordine di “vendicarsi” per “problemi personali”. Spiega: “Se un cittadino ha una controversia con il suo vicino di casa poliziotto, può finire in prigione per cinque anni, senza essere in grado di contestare nulla, questo per dire circa la gravità della questione”.

La battaglia principale della campagna è quella di porre fine all’impunità dei poliziotti: “Infrangono le leggi quotidianamente, aggressioni negli stadi, violenza verso i cittadini per la strada, violenza sessuale, ma nessuno è mai stato punito. Se questa legge sarà approvata, sarà l’ultimo chiodo nella bara della rivoluzione, o ciò che ne rimarrà” si preoccupa Ben Mhenni.

I membri di questa campagna dicono che la polizia è già ben protetta dalle leggi esistenti dagli anni ‘80. La campagna non vede nessun bisogno nel rafforzarle: “Non c’è assolutamente bisogno di aggiungerne [un’altra n.d.t.] “, sottolineano. Questo disegno di legge ha una sola giustificazione: “Non si tratta di combattere il terrorismo. I leader al potere vogliono bloccare la strada a tutte le forme di contestazione e andremo giù in strada il 25 novembre organizzando una marcia verso il centro di Tunisi per bloccare la strada a questa legge scandalosa “

Questo disegno di legge è anche un pericolo che minaccia una delle “conquiste” della rivoluzione, vale a dire la libertà di stampa: “Giornalisti che non hanno più diritto al libero accesso alle informazioni. Sarebbero imprigionati in caso di pubblicazione di documenti ritenuti riservati. Dovranno convalidare le loro pubblicazioni prima di stampare”, avvertono i membri della campagna. Il SNJT è categoricamente contrario all’adozione di questo disegno di legge. Il portavoce è chiaro su questo:” È un passo verso l’instaurazione di una nuova dittatura ed è fuori questione tornare indietro dopo tanti sacrifici “.

“Dobbiamo difendere ciò che resta della rivoluzione, questa legge è ridicola, come lo è la situazione generale del paese, è anti-costituzionale, e in assenza di un clima di fiducia con la gente, la polizia sarà maggiormente a rischio. Se questa legge viene adottata, la relazione, già tesa, peggiorerà ulteriormente “, ha detto Ammar Ambroseya, che non manca di ricordare ai giovani, che questo caso è la loro battaglia e che non devono commettere lo stesso. errore di “affidarsi al PRA”.

Perplesso e adirato, Jawher Ben Mbarek ha dichiarato: “Pensavo che la legge della riconciliazione non sarebbe stata approvata, ma l’avevo vista sbagliata e la sua adozione ha aperto la porta a simili progetti di legge, e questa volta, se questa passa, sarà l’inferno”. Ha sottolineato che ci sono pressioni quotidiane sulle organizzazioni non governative, il che significa che lo stato intende abortire il processo democratico che va avanti da anni “.

Ben Mbarek ha quindi denunciato pratiche intollerabili. Per lui, i sindacati delle forze di sicurezza emerse dopo la rivoluzione, sono stati fondati da “agenti corrotti che vogliono proteggersi”. Non abbiamo nulla contro la difesa dei nostri diritti, ma siamo contro “l’ipocrisia sindacale”, ha concluso.

S.S.

Aumenta il caro-vita in Tunisia e la legge finanziaria 2018 non promette niente di buono…

La settimana scorsa, il primo ministro Chahed si è recato di buon mattino al mercato alimentare dell’ingrosso di Tunisi effettuando un vero e proprio blitz diretto contro i grossisti.

Ultimamente i prezzi di alcuni beni alimentari sono aumentati, in particolare pomodori e patate che sono alla base della dieta quotidiana tunisina, ad esempio un kilo di pomodoro è passato da 1,8 dt a 3 dt (1€= 3dt al cambio attuale n.d.a.). tutti gli organi di stampa online e non, hanno coperto questa iniziativa del primo ministro mentre all’alba intimava direttamente i grossisti ad abbassare i prezzi. Il giorno dopo i giornali titolavano che adesso un kg di patate è sceso a 2,3 dt dopo l’intervento diretto del primo ministro. Sembrerebbe un’azione politica a favore del potere d’acquisto delle masse popolari, se non fosse che questo governo è stato il promotore attivo degli ultimi accordi con il Fondo Monetario Internazionale che prevedono principalmente la svalutazione del dinaro, la deregolamentazione degli aiuti di Stato sui prezzi dei beni di prima necessità e ulteriori privatizzazioni (iniziate nel paese negli anni ‘90).

La svalutazione del dinaro: secondo la dottrina liberista perseguita dal FMI, questa misura prevede che il paese così aumenti la “competitività” delle sue esportazioni dato che di fatto i prezzi reali risultino più bassi essendo venduti con una valuta iniziale svalutata in rapporto alle altre valute (dato che nel mercato internazionale le transazioni avvengono utilizzando valute forti in particolare $ e €). In realtà questa teoria è una vera e propria truffa già dimostrata sulla pelle di altri popoli in altri paesi oppressi dall’imperialismo. Infatti paesi come la Tunisia, che esportano principalmente materie prime e semilavorati e importano prodotti finiti (che costano di più rispetto ai primi) avranno una bilancia commerciale negativa (cioè spenderanno di più per importare e guadagneranno meno nelle esportazioni) ciò farà aumentare il debito estero del paese. A distanza di un anno da questi accordi, questo è già verificabile. In ultima analisi il debito estero di un paese grava sulle masse popolari del paese stesso.

La deregolamentazioni dei prezzi dei beni di prima necessità: lo Stato tunisino storicamente, fin dall’indipendenza interviene attivamente nell’economia sovvenzionando i prezzi di alcuni beni di prima necessità (pane, ortaggi, frutta, medicine, elettricità). Il FMI chiede che gradualmente queste sovvenzioni diminuiscano fino a cessare per raggiungere un “prezzo di mercato”, ciò sarà a spese delle classi sociali più povere del paese e a favore dei produttori di questi beni, quindi della grande borghesia del paese.

Le privatizzazioni: come sopra, sappiamo dall’esperienza storica in altri paesi, Italia compresa, che ciò significa aumento dei costi dei servizi, in particolare alcuni fondamentali come istruzione e sanità.

Quindi i paesi imperialisti che dominano questi organismi internazionali fanno aumentare il debito estero dei paesi oppressi e neocoloniali sia per assorbirne risorse sia come strumento ricattatorio al momento di “rinegoziare” il debito imponendo come clausole ulteriori riforme strutturali come le privatizzazioni.

In quest’ottica giungono le dichiarazioni di Khaled Kaddour Ministro dell’Energia e delle Miniere che ha dichiarato lo scorso 16 Novembre durante una seduta del parlamento che “a causa dell’aumento del costo del petrolio da 54 a 64 dollari al barile vi saranno probabili aumenti nel prezzo della benzina e dell’elettricità”. Lo stesso giorno il ministro annunciava la convocazione di un consiglio ministeriale per esaminare lo stato dei debiti della STEG (la compagnia nazionale statale dell’energia) annunciando la costruzione di 3 nuove centrali elettriche per raggiungere il fabbisogno nazionale, di cui una già in costruzione a Radés (nella periferia della capitale) la seconda sarà costruita a Sghira vicino la città di Gabès; per quest’ultima sarà fatto un appello ad investitori stranieri nel 2021 (ciò farà aumentare ulteriormente il debito estero del paese n.d.a.). il ministro ha aggiunto che questi aumenti saranno comunicati dalla presidenza del governo, cioè dal primo ministro Chahed.

Inoltre, la legge finanziaria del 2018 prevederà nuove tasse e aumenti delle tariffe, in tal senso l’esperto contabile del ministero, Walid Ben Salah, ha dichiarato che gli aumenti sono già stati decisi… servono 2.400 milioni di dt per finanziare il deficit di bilancio alla voce idrocarburi, il governo contribuirà per 1.500 milioni di dt, i restanti 900 dovranno pagarli i cittadini tramite l’aumento nelle bollette. Il nostro ragioniere lamenta il fatto che negli ultimi anni la massa salariale è aumentata di 3 miliardi di dt, ciò sarebbe potuto servire per pagare il debito di un anno del paese! (debito che come abbiamo visto il governo contribuisce a far crescere e di cui si vorrebbe dare la responsabilità ai lavoratori) e invoca misure di privatizzazione ma “ragionate”… in perfetta linea con il FMI.

Quindi è chiaro come questo governo affronta in maniera populista, come l’ancién regime in cui Ben Ali si “occupava personalmente” delle questioni di Stato, la questione del caro vita provando a dare un’immagine positiva del proprio operato quando in realtà né è la causa primaria con le sue politiche.