FINE DELLE MOBILITAZIONI A TATAOUINE: IL GOVERNO INCASSA L’ACCORDO CON L’ASSIST DELL’UGTT

Dopo oltre 3 mesi di sit-in permanenti (75 c.a.) nel governatorato di Tataouine, tra cui spicca quello di el Kamour vicono al principale campo petrolifero di el Borma in pieno deserto, dopo gli scontri del mese scorso e la morte del giovane Anouar Sokrafi investito da un’auto della guardia nazionale e gli scontri che ne sono seguiti, è stato siglato un accordo tra i rappresentanti di una parte dei manifestanti e il governo, rappresentato da Imed Hammami ministro della Formazione Professionale e dell’Impiego, grazie all’intermediazione del segretario nazionale dell’UGTT (il principale e storico sindacato tunisino) Nourredine Tebboubi.

Circa le rivendicazioni della popolazione di Tataouine rimandiamo al nostro REPORTAGE, aggiungiamo che in questi 3 mesi le decine di sit-in hanno rappresentato una sorta di controllo del territorio (tramite i blocchi stradali) in cui si è sviluppata una forma di “democrazia popolare” dal basso il cui principale strumento è stato la consultazione e le assemblee popolari un po’ come già è accaduto nell’esperienza di JEMNA.

Ogni singolo sit-in rappresenta un’unità territoriale (un villaggio o uno dei quartieri di Tataouine, capoluogo della regione omonima). Ogni sit-in è l’epicentro di assemblee popolari locali che decidono che atteggiamento tenere circa le proposte governative durante la contrattazione e ognuno di esso ha eletto un rappresentante, gli oltre 70 rappresentanti hanno così formato una sorta di assemblea regionale che a sua volta ha eletto 3 rappresentanti con il compito di incontrare i ministri e i rappresentanti governativi ogni volta che quest’ultimi si sono recati nella regione per parlamentare.

Questi rappresentanti si sono quindi mossi tenendo fede al mandato popolare e in maniera indipendente dalle strutture dell’UGTT che, come spesso fa, appoggia formalmente i movimenti sociali che nascono spontaneamente salvo ritirare oggettivamente tale appoggio e fare appello alla calma e alla cessazione delle violenze quando le contraddizioni tra popolo e Stato esplodono. Dopo l’ennesimo buco nell’acqua della delegazione governativa per convincere i manifestanti ad un accordo al ribasso, il governo ha scelto la linea dura della smobilitazione forzata del presidio di el Kamour in cui è avvenuta l’uccisione del giovane Anouar Sokrafi; la popolazione inferocita ha cacciato polizia e guardia nazionale per circa una settimana dando fuoco alle loro sedi. In questo caso l’UGTT ha fatto una simile dichiarazione di cui sopra, in cui si è “dimenticata” di citare il giovane manifestante ucciso.

Nelle ultimissime settimane si sono susseguiti comunicati stampa preoccupati di quanto la produzione di petrolio si fosse ridotta presagendo un altro intervento diretto dello Stato, infine come dicevamo, il segretario nazionale dell’UGTT Tebboubi si è scomodato in pieno Ramadhan e da Tunisi si è recato 500 km più a sud a Tataouine per fare firmare l’accordo. In tutto ciò in una delle sue dichiarazioni si è preoccupato di sottolineare che non era lì per “rappresentare il governo” (!).

Una precisazione del principale rappresentante formale dei lavoratori che la dice lunga e che mostra come l’UGTT abbia il “carbone bagnato”.

Infine l’accordo, nel contenuto, è molto vicino a quanto richiesto dai manifestanti inizialmente, essi stessi in un comunicato hanno dichiarato che esso rappresenta l’80% delle loro richieste iniziali. Esso prevede:

– L’assunzione di un membro della famiglia del martire Anouar Sokrafi e anche di un membro della famiglia di un altro giovane gravemente ferito;

– La riapertura immediata della stazione di pompaggio del petrolio;

– Mettere fine alla manifestazione e riaprire tutte le strade

– Il reclutamento di 1.500 persone nella Società Ambiente e Piantagione di Tataouine

– L’allocazione di 80 milioni di dinari (29 milioni di euro c.a.), ogni anno nella cassa d’investimento di Tataouine.

– Il reclutamento di 1.500 persone nelle compagnie petrolifere.

Una parte dei manifestanti ha precisato che il sit-in di el Kamour non sarà smobilitato, a differenza degli altri, per vigilare circa l’effettiva attuazione dell’accordo che inizierà a prendere forma dopo l’estate con l’impiego dei primi 1.500 lavoratori nell’azienda statale “Società Ambiente e Piantagione”.

Si vedrà come nei prossimi 4-5 mesi questi lavoratori saranno assunti in assenza del principale forma di pressione ovvero i blocchi stradali e i sit-in che per 3 mesi hanno rappresentato una spina nel fianco per il governo. Ancora più difficile sarà convincere le multinazionali che operano nella regione ad assumere 1.500 nuovi operai della regione e non scelti da loro. Infatti una delle cause scatenanti la protesta era proprio quella di alcuni licenziamenti e dell’assunzione di personale proveniente dalle regioni settentrionali.

Inoltre in un periodo marcato da politiche economiche servili verso le ricette di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale ovvero votate all’austerity, bisognerà vedere come sarà mantenuta la promessa di allocare 80 milioni di dinari all’anno.

Infine la produzione e la smobilitazione dei sit-in sono i due punti attuati immediatamente (cioè quelli a favore del governo) quindi possiamo affermare che attualmente l’accordo patrocinato dall’UGTT abbia effettivamente dato una mano al governo nonostante le dichiarazioni di circostanza e auto-giustificanti di Tebboubi. Ci sarebbe anche da dire circa il primo punto dell’accordo che sembra un tentativo di “corruzione” verso le famiglie del martire e del giovane gravemente ferito durante gli scontri. Ciò è stato coronato dalla firma simbolica del padre di Anouar all’accordo come rappresentante dei manifestanti di Tataouine. Il problema è che in questa vicenda lo Stato nega qualsiasi responsabilità circa l’uccisione del giovane e quasi sicuramente l’agente che conduceva il mezzo che ha investito Anouar non sarà perseguito.

L’unica questione su cui confidare in questa vicenda, è che i manifestanti tengano fede alla loro dichiarazione di mantenere un punto attivo permanente e di controllo vicino al campo petrolifero di El Borma; conoscendo il coraggio e la determinazione degli abitanti di Tataouine, si può ben sperare che in caso di mancata attuazione dell’accordo, quest’ultimi si mobiliteranno nuovamente per far rispettare i propri diritti.

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