Tataouine in rivolta da giorni

In attesa di ulteriori informazioni, riportiamo quanto si apprende dalla stampa ufficiale online:

Il 24 Marzo é scoppiata una protesta nel villaggio di Maztouria a Tataouine contro la marginalizzazione economica della regione e in particolare contro l’alto tasso di disoccupazione che vessa questa regione.

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Il 27 Marzo la protesta si é allargata ad altre località della regione, é stata indetta una “giornata della collera” supportata dall’UGTT (il principale sindacato del paese) le scuole e tutti gli uffici pubblici sono rimasti chiusi (anche nei giorni precedenti a causa dei blocchi stradali si erano fermati i corsi scolastici) ed é stato proclamato uno sciopero generale osservato nelle località di Maztouria, Chennini, Douiret, Ksar Aouled Soltane, Maghit, cité Ennour. Le strade che collegano tutte queste località sono state bloccate dai manifestanti con pietre e pneumatici dati alle fiamme. In particolare i mezzi delle compagnie che lavorano nei campi petroliferi della regione sono stati bloccati. Vi é stato un incontro nella sede del governatorato di Tataouine con la presenza del governatore ma il risultato é stato considerato insufficiente dai manifestandi che hanno ripreso quindi le proteste l’indomani 28 Marzo in serata nelle stesse località e bloccando inoltre la strada che collega Remada a Tataouine e quella tra Tataouine e Smmar all’altezza di cité el Mahrajane.

 

A quanto pare il primo ministro Chahed incontrerà i deputati della regione… la settimana prossima.

Riporteremo eventuali sviluppi della situazione

L’impérialisme chinois est de plus en plus présent dans le Maghreb arabe

L’impérialisme chinois est ces derniers temps de plus en plus présent en Afrique du Nord grâce à des investissements étrangers directs. nous publions deux articles relatifs au Maroc et en Tunisie montrant ce qui a été dit.
Les régimes arabes réactionnaires inféodés à l’impérialisme vendant des ressources nationales au plus offrant la promesse d’emplois, en espérant que ce soit une forme de filet de sécurité sociale pour éviter les soulèvements des peuples arabes, mais aussi dans quelques jours ce passage plus stratégie de la guerre populaire contre ces régimes inféodés à l’impérialisme devient la seule solution pour un véritable changement dans les conditions de vie du peuple

Article de l’Huffington post Tunisie:

Publié le: 22 mars 2017 à 11h36

La Chine choisit le Maroc pour un projet gigantesque !

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Le Maroc a signé une convention avec le groupe chinois Haite pour l’édification d’une «ville industrielle» près de Tanger, dans le nord du pays. Elle accueillera quelque 200 entreprises chinoises et devrait créer des milliers d’emplois.

Au cours d’une cérémonie présidée par le roi du Maroc, le 20 mars au palais de Tanger, les autorités marocaines ont signé une convention avec le groupe Haite, basé à Chengdu, dans le centre de la Chine, et présenté les grandes lignes de cette future «Cité Mohammed VI Tanger Tech», selon un journaliste de l’AFP.

Erigé sur 2 000 hectares et porté par la région Tanger-Tétouan-Al Hoceima, Haite et le groupe marocain BMCE Bank, ce vaste projet fait suite à un mémorandum d’entente signé en mai 2016 au cours d’une visite officielle de Mohammed VI à Pékin.

Mobilisant une enveloppe d’un milliard de dollars, il consiste en «la construction d’un pôle économique capable de générer 100 000 emplois, dont un minimum de 90 000 emplois bénéficiera aux habitants de la région de Tanger», selon la présentation officielle.

«Les opérateurs économiques chinois sont à la recherche de plateformes compétitives. Et ils ont choisi le Maroc comme l’une de ces plateformes», s’est réjoui dans une déclaration à l’AFP le ministre de l’Industrie Moulay Hafid El Alamy. «Le premier coup de pioche sera donné durant le deuxième semestre de 2017» et l’édification de cette cité chinoise devrait durer dix ans, a-t-il ajouté.

Selon la présentation officielle, la «Cité Mohammed VI Tanger Tech» accueillera 200 entreprises chinoises des secteurs de la construction automobile, de l’industrie aéronautique ou encore du textile. «L’investissement total des entreprises dans la zone après dix ans atteindra dix milliards de dollars », a annoncé Li Biao, président du groupe chinois, cité par l’agence de presse officielle marocaine MAP.

F.T. d’après RT

Article de “Challenges.tn”:

Investissement : Le Groupe China Railway s’installe en Tunisie


le ministre de l’Industrie et du Commerce, Zied Laâdhari a annoncé le lundi que Le groupe China Railway, l’une des plus grandes entreprises de construction d’infrastructures et la fabrication d’équipements et de composants d’ingénierie, va ouvrir un bureau en Tunisie, au terme d’une rencontre avec une délégation d’investisseurs chinois, conduite par le président du conseil d’administration du groupe China Railway, Wei Yankun et le secrétaire général du projet chinois la nouvelle route de la soie, Hong Hong.

China Railway est le groupe qui se charge de la réalisation du projet « La nouvelle route de la soie », un projet titanesque qui consiste à construire des centaines de routes, de ponts et de chemins de fer reliant la Chine à l’Europe et à la Méditerranée.

1956-2017 nel sessantunesimo dell’indipendenza formale la Tunisia è sempre più pervasa dallo spettro della rivolta sociale

Questo sessantunesimo anniversario dell’indipendenza formale della Tunisia é stato caratterizzato particolarmente dalla retorica istituzionale. Già pochi giorni prima il primo ministro Chahed, per lungo tempo al servizio dell’ambasciata americana, in un suo discorso aveva citato la celebre frase di Marx “finora i filosofi hanno provato ad interpretare il mondo adesso si tratta di cambiarlo” al limite tra il ridicolo e la farsa data la politica del suo governo tutt’altro che “marxista”…

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Lo scorso 20 Marzo, in occasione dei festeggiamenti istituzionali lo stesso primo ministro ha inaugurato nella capitale un pilastro metallico alto decine di metri su cui sventola un’enorme bandiera nazionale costata 300.000 dt! Potremmo dire con altrettanta ironia che più si innalza il vessillo nazionale più si sperperano le risorse del paese oltre che a svenderle alle potenze straniere (vedi nostro precedente articolo su Tunisia 2020).

Alla vendita all’asta rivolta al maggiore offerente straniero (rappresentata da Tunisia 2020) fanno da complemento la continua miseria in cui versa il popolo tunisino in tutti i settori. Solo negli ultimi giorni il paese è stato attraversato da un forte sciopero degli insegnanti che chiedono le dimissioni del ministro dell’insegnamento, in questa occasione alcuni direttori di liceo che si sono rifiutati di fornire i nominativi degli scioperanti al ministero sono stati rimossi (sic!), si sono aggiunti gli studenti di giurisprudenza che in tutte le città universitarie hanno inscenato sit in davanti i tribunali e nella capitale alla Qasbah, bloccando inoltre l’autostrada. Queste proteste sono contro il proggetto di legge che vuole modificare le regole per poter iniziare ad esercitare la professione per i neolaureati.

C’é stato anche un grande sciopero nazionale degli operai edili che da anni chiedono di essere regolarizzati dai governi “rivoluzionari” che si sono succeduti dal 2011 ad oggi. In tutto il paese hanno scioperato in 60.000. Gli operai hanno chiesto  al governo di rispettare il”Patto di Cartagine” e, ha dichiarato un operaio « di mettere fine a tutte le forme d’impiego precario. Gli operai dei cantieri lavorano senza contratto e senza copertura sociale. Non percepiscono remunerazione, ma piuttosto dei premi insufficienti.” 

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Di contro il sindacato, sempre più asservito al governo, ha dichiarato di comprendere le “difficoltà del paese” quindi non pretende un’assunzione di tutti gli operai ma quantomeno un “calendario chiaro” di assunzioni (!).

Il governo ogni giorno vuole dare un’immagine del paese moderno, democratico e che é prossimo a raggiungere lo sviluppo economico, negli ultimi giorni c’é stato un bombardamento mediatico circa la ripresa del settore turistico che quest’estate dovrebbe registrare un aumento del 30% rispetto all’anno scorso, quindi la vecchia strategia inconsistente di puntare su un settore volatile e ad alta speculazione.

La realtà quotidiana è ben diversa, i tassi di disoccupazione, in particolare giovanile non accennano a diminuire, per quanto riguarda l’inflazione stesso discorso. Chi ha un lavoro vive in una continua situazione precaria per quanto concerne il proprio potere d’acquisto, la sicurezza sul lavoro e la garanzia dei propri diritti sempre rimessi in discussione da questo governo che ha fatto dell’austerity la propria bandiera e dallo stato di polizia sempre più rafforzato che reagisce con la repressione ad ogni sciopero finanche a livello locale e di tipo economico/rivendicativo.

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I giovani laureati, come i loro omologhi al di la del mare in Europa, sono alla continua ricerca di lavorare nei centres d’appelle (call center) di società europee che delocalizzano in Tunisia in regime off-shore e che pagano salari ancora più da fame che in Europa per lo stesso lavoro stressante e usurante. Un settore con un giro d’affari da 269 milioni di euro annui con 364 call center e oltre 22.000 lavoratori. Invece i giovani, spesso laureati in lingua con un ottimo livello di francese, inglese, italiano, tedesco e spagnolo ricevono un salario di 700 dt che in una città come Tunisi sono appena sufficienti per pagare le spese di affitto, trasporto, luce e cibo.

Ma un lavoro del genere puo’ rappresentare un lusso rispetto alla situazione presente nelle aree interne e agricole del paese. Per citare l’ultimo fatto grave, oggi uno dei tanti pick-up che quotidianamente trasportano le braccianti agricole nei campi al mattino presto e che le riportano a casa a fine giornata, si é scontrato con un camion sbandando e catapultando fuori le 23 lavoratrici e due bambini sulla strada tra Meknassi e Sidi Bouzid, 6 di esse sono ricoverate in gravi condizioni nell’ospedale regionale di Sidi Bouzid.

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Sono gli stessi pick up usati per trasportare i montoni nei souk (mercati) settimanali in villagi e città. Ogni giorno migliaia di braccianti agricole (tutte donne) vengono trasportate su questi mezzi come animali rischiando la vita ogni giorno. Di contro quotidianamente leggiamo articoli circa le imprenditrici tunisine che secondo varie classifiche sono le prime in tutto il continente africano… Poche unità contro le migliaia di donne comuni costrette a subire ogni giorno ogni tipo di violenza e a rischiare la vita per poter garantire la sopravvivenza dei propri figli.

Davanti a questa situazione in occasione dell’indipendenza formale del paese, tutt’altro che indipendente dall’imperialismo in generale e da quello francese in particolare, il presidente della repubblica quasi novantenne Essebsi ha avuto il coraggio di esortare i tunisini a “lavorare di più per preservare l’indipendenza del paese”! Nel suo discorso alla nazione trasmesso dal canale nazionale “watanya 1” (nazione 1) Essebsi, travalicando le sue funzioni ed entrando nel merito dell’operato del governo, ha anche aggiunto di essere soddisfatto dell’operato del ministro dell’istruzione Jellouli, ha reitarato inoltre la sua volontà affinché venga promulgata una legge di “riconciliazione nazionale” con amnistia generale verso gli ufficiali del regime di Ben Ali che “hanno solo eseguito gli ordini nelle loro funzioni” e gli uomini di affari legati alla cricca Ben Ali-Trabelsi (la famiglia presidenziale). Intanto le carceri si riempiono di giovani: nella “democratica Tunisia” basta un tiro di spinello per scontare un anno di carcere più ammenda o un comportamento “immorale” come un bacio per strada (6 mesi di detenzione) o rapporti omosessuali (considerati sodomia) in cui é previsto test anale ed eventualmente detenzione non inferiore a un anno. Allo stesso tempo si è molto comprensivi verso stupratori o i casi di violenza domestica le cui pene sono inferiori a 6 mesi spesso!

Tornando al presidente, secondo Essebsi quindi i tunisini dovrebbero “responsabilizzarsi” e lavorare di più, allo stesso tempo difende il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, cosi come l’ex madrepatria francese e gli USA dalle accuse di voler imporre al paese dure condizioni di indebitamento e riforme strutturali: “Non sono stati loro che hanno voluto prestarci i soldi. Siamo stati noi che li abbiamo sollecitati a prestarceli“. Anche in questo caso non farebbe una piega, la borghesia compradora tunisina rappresentata dagli Essebsi e dagli Chahed guadagna le briciole da questi traffici di prestiti per vivere nel lusso mentre il popolo tunisino è sfruttato fino all’ultima goccia di sangue per poter sbarcare il lunario.

Davanti a questa situazione esplosiva ed oggettivamente rivoluzionaria, la sinistra ufficiale rappresentanta dal Fronte Popolare e scesa in strada a sventolare le proprie bandierine sbiadite festeggiando “l’indipendenza”, tra un congresso e un altro nei migliori hotel del Sahel scendono in strada per fornire un supporto oggettivo al governo.

Per uscire da questo impasse serve ben altro, siamo fiduciosi che questi bollori sociali rimpolpino il progetto rivoluzionario soggettivo in costruzione che possa sfruttare la situazione oggettiva…

 

 

 

8 Mars à l’Institut Superieur des Langues de Gabés

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Pour la Journée Internazioale de la Femme , une initiative a été organisée à l’Institut  des Langues de Gabes  à laquelle ont participé de nombreux étudiants. Un groupe musical a joué des chansons dédiées aux femmes dans différentes langues (anglais, français, arabe et allemand).

Certains étudiants du département d’italien qui lisent des poèmes ou des pensées personnelles.

Une étudiante du département d’espagnol lire une chanson, même des étudiants de sexe masculin sont intervenus au soutien de l’initiative.

Pas seulement de musique et de poésie, mais aussi des danses, de nombreux étudiants ont abandonné les salles et ont atteint l’événement dans l’atrium. Malgré quelques plaintes exprimées de la part de quelques professeurs insensibles à l’importance de cette journée et même la mobilisation de la secrétaire de l’institut qui a plaint le volume du système audio.

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l’événement se terminera par un débat est dans l’un des amphithéâtres de l’institut qui a été également assisté par certains enseignants qui representent presque tous les départements

Merkel in Tunisia: campagna elettorale sulla pelle di 1.500 migranti

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Il 3 marzo scorso la cancelliera tedesca Angela Merkel si è recata a Tunisi in visita ufficiale di stato incontrando il presidente della repubblica Beji Caid Essebsi e il primo ministro Chahed.

La cancelliera si é scomodata in prima persona strappando un importante accordo al governo tunisino: il rimpatrio forzato di 1.500 tunisini dalla Germania alla Tunisia a cui è stato negato il diritto d’asilo nel paese europeo. Come “contropartita” la Germania promette 250 milioni di euro in “aiuti” in progetti di “sviluppo” nel paese nordafricano.

Come già detto nel nostro precedente articolo riguardante l’incontro bilaterale Italia-Tunisia, anche questa volta si è fatta un’equazione tra immigrazione e terrorismo, all’ordine del giorno e sullo stesso piano la crisi libica, il terrorismo e l’immigrazione con conseguente rimpatrio forzato.

in maniera del tutto arbitraria il rappresentante dell’imperialismo tedesco giustifica questa richiesta di rimpatrio forzato facendo riferimento alla nazionalità dell’autore dell’attentato al mercatino di Natale a Berlino lo scorso dicembre.

Si conferma con questo accordo la visione di un’ Europa attraversata da mille contraddizioni tra i suoi membri (contraddizioni inter-imperialistiche) ma che verso l’esterno ha l’unica volontà di respingimento e non accoglienza degli immigrati salvo quando richiesti dal mercato come manodopera a basso costo.

In tal senso dopo aver sfruttato l’ondata di sdegno verso i crimini di Daech contro la popolazione siriana e aver imbastito il circo mediatico dell’accoglienza e della generosità verso i profughi siriani, adesso il re é nudo.

Altrettanto mediaticamente, stavolta ai fini della campagna elettorale, la Merkel preme perchè 1.500 tunisini (numero modesto) venga rimpatriato.

La borghesia compradora tunisina non puo’ che essere d’accordo dato che gestirà questi 250 milioni di euro per questi fantomatici progetti di sviluppo che, come insegna il recente passato, saranno sicuramente destinati a speculazioni edilizie per ingossare le tasche degli uomini di regime con l’ulteriore effetto di ingigantire il debito estero del paese.

Tutto questo viene definito da Essebsi un accordo “gagnant-gagnant” non a caso, entrambe le parti hanno qualcosa da guadagnarci, sulla pelle degli immigrati per inciso che oltre ad essere merce di scambio vengono anche denigrati ed equiparati a criminali e potenziali terroristi.

Il giorno della visita, di fronte il parlamento tunisino si é riunito un sit-in convocato dal comitato No Border Tunisia e da quello delle mamme dei giovani migranti scomparsi che ha contestato la visita della cancelliera tedesca e invocato la libera circolazione delle persone, un punto di partenza per contrastare le politiche europee anti immigrazione sostenuta anche dai governi dell’altra sponda del mediterraneo come quello tunisino.