Incontro Mattarella – Essebsi: la Tunisia elemosina e rassicura l’imperialismo italiano

Recentemente un articolo de Il Sole 24 Ore, il giornale dei padroni italiani, apparso online lo scorso 8 febbraio con il titolo “Ridurre le distanze fra Nord e Sud”, ha sintetizzato i principali punti dell’incontro tra il presidente della repubblica italiana Sergio Mattarella e quello della repubblica tunisina Beji Caid Essebsi, quest’ultimo ha successivamente incontrato anche il primo ministro Paolo Gentiloni. Questo incontro bilaterale tra i due paesi segue quello avvenuto lo scorso gennaio in Tunisia tra il ministro degli esteri italiano Angelino Alfano con il suo omologo tunisino, Khemaies Jihnaoui e il primo ministro tunisino Youssef Chahed.

Nel primo incontro si era già discusso di Alfano aveva affermato “la piena volontà del governo italiano di dare nuovo slancio alla collaborazione nei settori strategici di collaborazione bilaterale: sviluppo delle relazioni economiche e delle potenzialità del Paese, lotta al terrorismo e cooperazione migratoria“, il suo omologo tunisino, Jihnaoui gli fece eco chiedendo: “opportunità di formazione per la gioventù, sviluppo economico delle zone interne (questi primi due punti si collocano nel solco degli “interventi a pioggia” con funzione di “ammortizzatore sociale” per calmare temporaneamente gli animi dei giovani di queste regioni in perenne rivolta n.d.r.), lotta al terrorismo, invito al presidente Essebsi al Vertice G7 di Taormina, interconnessione energetica (progetto ELMED che coinvolge TERNA e l’omologa tunisina STEG) e ulteriore sviluppo dei nuovi insediamenti (in particolare palmeti) nel sud desertico del Paese.”

Tornando al recente incontro, commentiamo punto per punto l’artico de Il Sole 24 Ore:

Italia-Tunisia: uniti contro terrorismo e trafficanti:

«Tra Italia e Tunisia c’é la ferma determinazione ad aumentare la nostra collaborazione in futuro nella lotta al terrorismo e ai trafficanti di esseri umani: c’é l’esigenza di governare il fenomeno migratorio verso un nuovo accordo quadro»

Nostro commento: come sempre si associa il fenomeno dell’emigrazione al fenomeno del “terrorismo” facendo intendere che essi siano collegati anche usando un linguaggio più o meno ovattato. Il governo italiano insiste sulla creazione di hotspot oltre i confini nazionali in questo caso su territorio tunisino dove i migranti sarebbero detenuti ancor prima di lasciare il continente africano in luoghi dove vi sarebbe totale assenza di diritto. Un salto di “qualità” dopo la riduzione dei CIE italiani in seguito alle critiche circa l’illegalità della loro esistenza per quanto riguarda l’Italia e dopo le recenti denunce circa gli abusi della polizia tunisina da parte di Amnesty International e altre associazioni tunisine per quanto riguarda la Tunisia. 

Trovare un governo condiviso in Libia:

«Tra Italia e Tunisia c’é il comune forte desiderio di trovare finalmente un Governo condiviso per la Libia che pacifichi quel Paese», ha detto Mattarella. Sulla situazione in Libia, «abbiamo espresso il comune desiderio di aiutare quel Paese a trovare finalmente una condizione di governo condiviso che, riappacificando quel Paese, possa governarlo riprendendo il controllo del suo territorio», ha detto il presidente della Repubblica.

Nostro commento: L’imperialismo italiano spinge sempre più per un proprio diretto intervento in Libia e in vista di cio’ ha necessità di prepararsi il terreno ed aumentare la propria presenza anche militare nella limitrofa Tunisia.

Uniti dalla centralità del Mediterraneo:

Il capo dello Stato ha sottolineato che tra i due Paesi «c’è una rinnovata amicizia e una collaborazione piena: la centralità del Mediterraneo, che sarà uno dei punti qualificanti del prossimo G7, rafforza i nostri rapporti». E ha sottolineato che a rafforzare la collaborazione domani saranno siglati sei accordi, sui vari temi, dal turismo all’ambiente, dall’energia alla collaborazione. Con la Tunisia, ha sottolineato il capo dello Stato, «lavoreremo con molta determinazione all’accrescimento della collaborazione per lo sviluppo, per il futuro dei giovani, contro il terrorismo e i trafficanti di essere umani».

Nostro commento ripreso dal comunicato appello di proletari comunisti – PCm di Palermo sul prossimo vertice G7 che si terrà a Taormina in Sicilia:

La scelta della Sicilia non è casuale visto che si trova al centro del Mediterraneo e sempre più in questi ultimi decenni ha acquisito una posizione strategica per i paesi imperialisti che vogliono e devono controllare tutta l’area calda dei paesi che si affacciano su questo mare, nuovo cimitero di popoli; paesi che sono sempre più uno dei centri della tormenta dello scontro tra imperialismo e paesi oppressi e della tendenza alla guerra inter-imperialista, in questo momento storico di crisi economica mondale. […] Il G7 a Taormina, come esigenza dell’imperialismo italiano, è stato organizzato e voluto dall’ex Primo Ministro italiano Matteo Renzi per coronare i successi del proprio governo nell’arena mondiale, ma soprattutto, come ha detto il nuovo capo del governo, Gentiloni, con la sua servile e vergognosa telefonata a Trump, per ottenere la consacrazione di paese leader nella gestione delle crisi dell’area, soprattutto in Libia. Da qui, arrivano le migrazioni infinite prodotti dalle guerre di aggressione e dalla povertà crescente.”

Infine Mattarella ha sottolineato che “La Tunisia è per l’Italia anche un partner commerciale fondamentale, e lo dimostra il successo del business forum che si è svolto a maggio tra operatori tunisini e italiani, e poi molti operatori italiani hanno partecipato alla Conferenza Tunisia 2020 nel novembre scorso“.

Su questo ultimo punto rimandiamo al nostro precedente articolo: sul vertice Tunisia 2020

Per concludere, da un lato l’imperialismo italiano, nella contesa inter-imperialistica mondiale prova a conquistare le proprie fette di mercato in giro per il mondo e in particolare in Nord Africa in Tunisia e Libia, dall’altro il regime tunisino, da sempre subordinato all’imperialismo francese in particolare vuole dimostrare di essere un “interlocutore” servile affidabile approfittando del caos libico provocato dall’imperialismo e chiedendo qualche briciola all’imperialismo stesso (come interventi a pioggia e invito a G7) per ottenere un vantaggio e maggiore credibilità nell’area.

 

Amnesty International et l’Organisation Tunisienne de Lutte Contre la Torture: un “sinistre rappel du regime”

Amnesty s’inquiète d’un retour des « méthodes brutales du passé »

Publié le 18 février 2017 par alinkad alahmar al arabi

Pour l’ONG, l’état d’urgence en place depuis novembre 2015 a fait se multiplier les violations des droits humains

Amnesty International s’inquiète d’une recrudescence « importante » de « méthodes brutales du passé » en Tunisie dans le cadre de la lutte antiterroriste, à la faveur notamment de l’état d’urgence, selon un rapport publié lundi 13 février.

L’unique pays rescapé du Printemps arabe a connu à partir de mars 2015 une série d’attaques jihadistes sanglantes qui ont fait plusieurs dizaines de morts. En réaction, les autorités ont pris un ensemble de mesures sécuritaires dont l’état d’urgence, en vigueur depuis l’attentat contre un bus de la garde présidentielle en novembre 2015 à Tunis (12 agents tués).

En « recourant de plus en plus aux lois d’exception » et aux « méthodes brutales du passé », la Tunisie met « en péril les avancées obtenues » depuis la révolution de 2011, prévient Amnesty International dans un rapport sur les « violations des droits humains sous l’état d’urgence ».

« Torture », « arrestations arbitraires », « perquisitions » parfois menées en pleine nuit et « sans mandat », « restriction des déplacements des suspects », « harcèlement de proches » : l’ONG fait état de « récits glaçants » qui, selon elle, marquent une « hausse inquiétante du recours à des méthodes répressives contre les suspects dans les affaires de terrorisme ».

« Un sinistre rappel du régime »

Ces témoignages constituent un « sinistre rappel du régime » de Zine el Abidine Ben Ali, poursuit Amnesty.

Elle précise avoir étudié « 23 cas de torture et mauvais traitements depuis janvier 2015 », dont un « viol »présumé. Elle relève aussi que « des milliers de personnes ont été arrêtées » tandis qu’« au moins 5 000 »autres « se sont vus interdire de voyager » depuis que l’état d’urgence a été réinstauré.

L’état d’urgence, prolongé le 17 janvier pour un mois, octroie notamment des pouvoirs d’exception aux forces de l’ordre.

« Certains droits, tels que l’interdiction de la torture, ne peuvent être suspendus en aucune circonstance », argue Amnesty International.

« Donner toute latitude aux organes chargés de la sécurité pour se comporter comme s’ils étaient au-dessus des lois ne permettra pas de garantir la sécurité », renchérit sa directrice des recherches pour l’Afrique du nord, Heba Morayef.

Au terme d’une mission ce mois en Tunisie, le rapporteur de l’ONU sur les droits de l’Homme et la lutte antiterroriste, Ben Emmerson, s’est dit « préoccupé » par les conditions de détention. Il a également indiqué avoir recommandé une plus grande « vigilance » vis-à-vis de possibles cas « de torture ».

Dans un récent rapport, un réseau d’ONG a pour sa part exhorté Tunis à revoir sa loi antiterroriste adoptée à l’été 2015.

Le Monde.fr avec AFP Le 13.02.2017

http://www.lemonde.fr/

Tunisie : 153 cas de torture, de violence et de mauvais traitement recensés en 2016

La présidente de l’Organisation Tunisienne de Lutte Contre la Torture (OTLCT), Radhia Nasraoui, a annoncé, mercredi 22 février 2017, que «153 cas de torture, de violence et de mauvais traitement ont été recensés » pour l’année 2016.
Lors d’une conférence de presse tenue hier pour présenter le rapport annuel de l’organisation, Radhia Nasraoui a révélé que parmi les autorités sécuritaires, c’est la police qui a commis le plus de violations contre les personnes en garde à vue, soit 60% des cas enregistrés, suivie des établissements pénitenciers (24%) et de la garde nationale (14%).
Radhia Nasraoui a, également, révélé que la torture représente plus de la moitié des cas, soit 59% des violations enregistrées, suivie du mauvais traitement (33%), de l’arrestation arbitraire (4%), de la mort suspecte (2%) et de la menace de viol (2%).Les violations se répartissent comme suit :
(36%) dans les postes de police, (25%) dans les prisons, (21%) dans les lieux publics et (5%) dans les postes de la garde nationale.
Le rapport annuel pour 2016 classifie les violations selon les catégories d’âge des victimes. En le lisant, on découvre que les victimes âgées de plus de 40 ans représentent 21% des cas enregistrés, alors que ceux âgés entre de 19 à 39 ans en représentent 74%, et ceux âgée de 14 à 18 ans 5%.
Radhia Nasraoui a, également, fait remarquer que les hommes touchés par ces violations représentent 86% des cas, alors que les femmes en représentent 14%.
Le rapport n’a pas manqué de repartir les violations sur l’ensemble des gouvernorats tunisiens. Le taux le plus élevé a échu au Grand-Tunis et à Bizerte, soit 62%, suivis des gouvernorats du nord-ouest (19%), et ce ceux du Cap Bon et du Sahel (7%).
Le rapport présenté par l’Organisation Tunisienne de Lutte Contre la Torture va dans le même sens des déclarations d’Avocats Sans Frontières, Amnesty International et l’ONU qui avaient récemment épinglé la Tunisie pour les multiples violations des droits humains qu’ils avaient pu enregistrer.