SFAX: ENORME MOBILITAZIONE POPOLARE CONTRO L’ASSASSINIO PER MANO SIONISTA DEL MILITANTE DELLA RESISTENZA PALESTINESE MOHAMED ZOUARI

Lo scorso 15 Dicembre l’ingegnere Mohamed Zouari e militante da anni nella resistenza palestinese é stato assassinato quasi sicuramente da agenti del Mossad davanti la sua abitazione a Sfax.

Mohamed Zouari negli anni ’90 preferi la via dell’esilio essendo un militante della fratellanza musulmana tunisina, duramente repressa dal regime di Ben Ali, si trasferi in Palestina dove milito’ nella componente della resistenza palestinese a lui più vicina ideologicamente ovvero Hamas.

Mise al servizio della resistenza palestinese la propria intelligenza e conoscenze tecniche e scientifiche contribuendo alla costruzione di droni.

Con la caduta del regime tunisino nel 2011 e la successiva amnistia verso gli oppositori politici, Mohamed poté rientrare in Tunisia ma in ogni caso preferi continuare a vivere in Medio Oriente, tra Turchia e Gaza, per continuare a fornire il proprio supporto alla Resistenza Palestinese.

Tuttavia questo mese era tornato nella sua casa natale a Sfax dove, pochi giorni dopo il suo rientro, viene freddato da decine di colpi di pistola dopo essersi appena introdotto nella propria automobile.

La dinamica dell’esecuzione, come l’utilizzo di silenziatori per le pistole ad esempio  e l’attività di Mohamed indicano chiaramente che il Mossad (i servizi segreti israeliani n.d.a.) é dietro l’assassinio.

Ad una totale “congiura del silenzio” da parte del governo tunisino (nonostante abbia il suo interno Ennahdha ovvero il partito che rappresenta la Fratellanza Musulmana in Tunisia, vero e proprio partito fratello del partito palestinese Hamas) é corrisposta un’ondata di indignazione nel paese da parte di tutti i settori democratici, progressisti e nazionalisti tunisini (oltre che alla base di Ennahdha ovviamente).

Tutte queste componenti hanno denunciato ancora una volta l’ingerenza di un’entità straniera (l’entità sionista) all’interno del paese. Non é la prima volta che l’entità sionista interviene direttamente in Tunisia calpestando la sovranità nazionale di questo paese, alla fine degli anni ’80 vi era stato il grave incidente di Hammam Chott con decine di morti e feriti.

Inoltre é stato anche denunciato l’atteggiamento servile del governo tunisino sempre pronto a prostrarsi dinnanzi all’imperialismo, al sionismo e alle potenze regionali straniere del golfo.

Infine il 24 Dicembre una grande mobilitazione popolare ha avuto luogo a Sfax con ben 4 manifestazioni di piazza contemporaneamente che hanno paralizzato la seconda e più grande città del paese.

Segnaliamo una organizzata dall’ UGTT con forte presenza di avvocati e composizione popolare, un’altra organizzata dall’ordine degli ingegneri e una dagli islamisti di Ennahdha.

In tutte le manifestazioni erano presenti un fiume di bandiere tunisine e palestinesi.

In particolare nella prima vi erano slogan contro l’entità sionista ed il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e anche slogan a favore della liberazione di Aleppo dal terrorismo islamista salafita ma purtroppo, a queste giuste rivendicazioni, hanno fatto da controaltare degli slogan a sostegno di Assad e alle forze legate al regime siriano.

La sinistra riformista tunisina e non solo, ha come componente strutturale del proprio riformismo/revisionismo la deviazione del panarabismo che oggi si concretizza con il sostegno a regimi arabi reazionari con la pretesa che essi siano “anti-imperialisti” come la Siria di Assad, l’Iraq di Saddam Hussein e la Libia di Gheddafi. Ma rimandiamo al futuro una critica organica alla deviazione del panarabismo presente nella sinistra riformista nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente e spesso sostenuta dai “rosso bruni” nei paesi imperialisti.

Infine da segnalare che pochi giorni prima vi é stata una mobilitazione sulla questione organizzata dalla comunità tunisina di Parigi, riportiamo il documento di convocazione:

 

Les associations démocratiques de l’immigration et les partis Tunisiens
dénoncent L’assassinat de Mohamed Zouari
Résistant Tunisien de la cause palestinienne
Assassiné par les sionistes israéliens à Sfax en Tunisie le 15/12/2016

Encore une fois les sionistes israéliens assassine des citoyens en Tunisie (la Tunisie a été meurtrie a plusieurs reprises: Bombardement à Hamam Chott le 1er octobre 1985 où sont tombés 50 Palestiniens et 18 Tunisiens, le meurtre d’Abou Jihad le 16 avril 1988).

Jeudi 15 décembre, des assassins ont tué par balles Mohamed Zouari alors qu’il quittait à bord de sa voiture son domicile à Sfax (pas moins de 20 impacts de balles).

Nous, associations démocratiques et les partis politiques de l’immigration tunisienne en France, présentons nos sincères et tristes condoléances à la famille du martyr. Nous dénonçons ce lâche assassinat et toutes les agressions permanentes contre le peuple palestinien et les militants qui soutiennent sa cause pour ses droits nationaux, contre l’occupant israélien, qui, dans le silence honteux et complice des pays européens, mène une politique coloniale abjecte.

Nous déclarons que ce lâche assassinat ne doit pas rester impuni, et dénonçons le silence des autorités tunisiennes qui refusent de pointer du doigt et de dénoncer le crime israélien

Nous exigeons, que le gouvernement tunisien saisisse le conseil de sécurité de l’ONU pour l’adoption d’une résolution condamnant fermement l’État colonial d’Israël pour la violation de son territoire et l’assassinat de Mohamed Zouari et déférant les dirigeants responsables et de cet acte abject devant la cour pénale internationale.

Israël viole la souveraineté nationale des pays et assassine les citoyens qui refusent sa politique raciste et coloniale en toute impunité, cela doit cesser.

Nous appelons toutes les forces éprises de paix et d’amitié entre les peuples, d’apporter leurs soutiens pour que justice soit faite et que les meurtres de l’État d’Israël soient condamnés fermement.

Exigeons tous ensemble que toute la lumière soit faite.

A bas les assassinats impunis de l’état d’Israël
Vive la solidarité avec la lutte du peuple palestinien pour tous ses droits
Rassemblement jeudi 22 décembre 2016 a 18 heures
Tous ensemble a la Fontaine des innocents

Rassemblement jeudi 22 décembre 2016
Tous ensemble a la fontaine des innocents
Fontaine des Innocents – Châtelet
Jeudi 22 Déc.2016 à 18h30

Signataires :

  • Association des Tunisiens en France – ATF
  • Assocaition Démocratique des Tunisiens en France – ADTF
  • Fédération des Tunisiens Citoyens des desu Rives – FTCR
  • Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie – , CRLTDH
  • Reseau Euro-Magrébin Culture et Citoyenneté – REMCC
  • Union des Travailleurs Immigrés Tunisiens – UTIT
  • Union des Tunisiens pour une Action Citoyenne – UTAC
  • Voix Libre
  • Le Pont de Genève

Partis politiques :

  • Front populaire France Nord,
  • Attayar France, Ettakatol France,
  • AlJoumhouri France,
  • Achaab France,
  • Al Massar France Nord
  • Tahalof France

Soutiens :

  • Association France Palestine Solidarité – AFPS
  • Association des Travailleurs Maghrébins en France – ATMF
  • Associaiton des Marocains en France – AMF
  • Associaiton des Citoyens Originaires de Turquie – ACORT
  • Droits Devant
  • Cedetim/ Initiative pour un Autre Monde – IPAM
  • Mouvement contre le Racisme et l’ Amitié entre les Peuples – MRAP
  • Ligue de Droits de l’Homme – LDH
  • Union Syndicale Solidaires
  • Ensemble
  • Parti Communiste Français – PCF

Un martyr dans le lieu de travail dans le secteur minier de Gafsa

Encore une fois, le bénéfice dans l’un des secteurs clés de l’économie tunisienne vaut plus qu’une vie humaine

“على أن الدماء المهدورة داخل مناجم الموت ، و العرق المسكوب على مادة الفسفاط الرمادية المستخرجة من باطن الأرض ، لا يعني ، في الحقيقة ، شيئا مذكورا ، أمام تضاعف قيمة أسهم الشركة ، خصوصا إذا كانت هذه الدماء المستباحة ، دماء الشعوب المغلوبة و الفئات المعدمة منها تحديدا”

السماء تبكي أبناء المناجم…
ارتقى اليوم “مراد العيساوي” شهيدا للشغل والكرامة ، إثر تعرضه لحادث شغل أثناء مزاولته لعمله الليلي صلب شركة فسفاط قفصة وبالتحديد في” مغسلة الفسفاط” بأم العرائس، إثر سقوطه منذ أيام من منصة يتجاوز إرتفاعها ال8 أمتار و الفاقدة لجميع شروط السلامة المهنية…
في مدننا المنكوبة و في غياب أبسط مقومات الحياة و غياب المستشفيات فإن من يتعرض الى حادث شغل داخل شركة النهب عليه ان يؤخذ مئات الكيلمترات للعلاج ، هذا ان عاش …
أين حق العامل الذي يروي بدمائه إقتصاد الوطن في غياب لسيارة مجهزة تنقله للمستشفى..أين الوطن من أناة شعبه الذي يفقد أبناءه بصمت..أين نحن من كل الشتائم التي تلحقنا من جراء “نفة الفسفاط إلي عنا” فكفاكم تنكيلا بنا فنحن أبناء الفلاقة ولن نبخل عليك يا وطني.
#تحية لروح الشهيد
#الحقوق تفتك ولا تهدى..

Tunisia: donne che occupano i caffè popolari

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Riceviamo e pubblichiamo un contributo da Sahar, una studentessa del dipartimento di italianistica della Facoltà di lettere di Sfax. L’articolo descrivendo un problema sociale diffuso nel paese, giunge a delle conclusioni che, condivisibili o meno, sono molto utili per un dibattito quantomai necessario su questa questione in Tunisia, soprattutto se parte spontaneamente dalle giovani.

Le donne tunisine hanno acquisito maggiori libertà rispetto agli altri paesi arabi, tuttavia la discriminazione nei loro confronti sopravvive in alcune tradizioni.

Nel mondo arabo le caffetterie popolari sono dedicate solo agli uomini, mentre per le donne esistono le caffetterie miste. Nei caffé degli uomini le donne non solo non entrano, ma cercano di non passarci davanti per evitare gli sguardi insistenti degli uomini.

Questa tradizione, normale e giusta per la società, viene oggi vissuta come discriminante dalle nuove generazioni femminili.

Sebbene la legge sia cambiata, la mentalità è purtroppo rimasta la stessa di tanto tempo fa: in tanti ambienti, fino ai giorni nostri, se una donna entra in un caffé popolare rischia di essere insultata e guardata male.

“Sono stata insultata, trattata e guardata come una sgualdrina…” Racconta una ragazza che si è trovata per sbaglio in un caffé per uomini.

“Non avevo nessuna intenzione di attirare l’attenzione o di fare un atto rivoluzionario contro la società, ero in un posto in cui stavo per la prima volta, ero stanca e avevo bisogno di bere un caffé. Ho cercato una caffetteria, e ce ne era solo una. Sono entrata lì, non sapevo che fosse un caffé per uomini. Sono entrata, e senza guardare nessuno, mi sono diretta verso il bar e ho chiesto un caffé… ero vestita in modo modesto e il mio aspetto era molto rispettoso. Nonostante questo, ho cominciato ad ascoltare lametele e insulti… girando un po’ la testa, ho visto che tutti mi stavano guardando come se avessi commesso un crimine, mi fissavano con insistenza, i loro sguardi erano come delle spade che attraversavano il mio corpo e i loro insulti mi hanno sconvolta tantissimo. Ero rimasta senza parole e non ho potuto rispondere a quell’infinità di offese e parolacce che avevo sentito e non so neanche come sono riuscita ad uscire.”

Questa vicenda mostra quant’è arretrata la mentalità di tanta gente e quant’è discriminata la donna nella società. Sicuramente le reazioni non sono sempre così violente e ci sono posti dove la mentalità è più aperta.

Comunque il fatto di proibire l’entrata in certi posti alle donne non può rappresentare che diversità e disparità nei loro confronti.

Inoltre si tratta anche di una questione di comodità: le caffetterie miste non si trovano in tutti i quartieri e sono sempre più rare allontanandosi dal centro delle città. In questo caso, tante donne non trovano posti dove incontrarsi con gli amici o bere qualcosa.

Poi c’è anche una questione economica: nelle caffetterie miste i prezzi sono molto più alti di quelle popolari.

Come conseguenza tante donne tunisine hanno deciso di ribellarsi a questa forma di discriminazione e hanno cominciato ad occupare i caffé degli uomini. Tante iniziative negli ultimi anni stanno avendo tanto successo. Le reazioni degli uomini non sono sempre uguali: alcuni hanno accettato le donne fra loro nei caffé e le incoraggiano, altri invece no.

L’occupazione dei caffé è più facile nelle grandi città e negli ambienti giovanili, piuttosto che nei piccoli villaggi o nei posti dove le persone hanno una mentalità tradizionalista.

Vicino alle università, ad esempio, quasi tutti i caffé sono stati occupati dalle studentesse e la presenza della ragazze è ormai diventata una cosa normale e accettata.

In altri posti, invece, è più difficile la presenza delle donne e per avere il coraggio di entrare bisogna essere in gruppo.

La donna tunisina, oggi, è contro ogni forma di discriminazione o differenziazione sessuale e ha deciso di lottare contro tutti gli aspetti della società maschilista che toglie soggettività alla donna e la rende un oggetto.

Sosteniamo questi movimenti perché dobbiamo rendere la società più tollerante nei confronti delle donne, più aperta e più sviluppata non solo dal punto di vista legislativo, ma anche nella pratica facendo una vera rivoluzione a livello culturale e tradizionale. Cambiare le leggi è importante, ma la vera rivoluzione è nella mentalità e nella cultura.

L’état policiere au service de l’anciene régime: les tuers de Chokri Belaid en liberté, la jeunesse en prison!

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Manifestation Mercredi le 4 Janvier 2017, Tribunal de premiere instance de Nabeul organisé par Manich Msamah:

رفضا للاحكام الجائرة و التعسفية في حق شباب قليبية
تدعو مانيش مسامح كل القوى المدنية و السياسية و كل نفس حر الى الحضور امام محكمة نابل يوم 4 جانفي 2017 للتعبير عن رفض المهزلة القضائية/البوليسية.
#14_سنة_سجن
#حتى_انا_حرقت_مركز

facebook event: https://www.facebook.com/events/1679312969026556/

Article de Henda Chennaoui apparu sur Nawaat.org le 02 Decembre 2016

Assassinat de Chokri Belaid : 14 ans de prison pour les manifestants à Kélibia

11 jeunes de Kélibia ont été condamnés par contumace à 14 ans et un mois de prison ferme suite aux violentes manifestations consécutives à l’assassinat de Chokri Belaid. Depuis 2013, d’autres jeunes ont été condamnés pour des faits similaires à Nassrallah ( gouvernorat de Kairouan ) Gafsa, Douz, Redayef, Mednine, Kef, Monastir ou Ben Guerdane. Mais le jugement rendu par le tribunal de première instance le Nabeul le …17 octobre 2016, est des plus « sévères», selon l’avocat de la défense.

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Le tribunal de première instance de Nabeul a condamné par contumace 11 jeunes de Kélibia à 14 ans et un mois de prison ferme le 12 octobre 2016. Le tribunal avait retenu sept chefs d’accusation parmi lesquels la « provocation d’incendie dans des locaux non habités », suite à l’assassinat de Chokri Belaid le 6 février 2013. Une affaire qui ressemble à une dizaine d’autres dans différentes régions où des manifestations ont eu lieu contre le parti islamiste Nahdha à la tête du pouvoir à cette époque.

Du 6 au 8 février 2013, les manifestations à Tunis et dans les régions étaient marquées par de violents dérapages. Des locaux de Nahdha ont été brûlés et saccagés. Le Front Populaire mais aussi Nidaa Tounes avaient ouvertement imputé la responsabilité politique de l’assassinat de Belaid au parti islamiste. Béji Caid Essebsi avait accusé Ali Larayedh, ministre de l’Intérieur de laxisme car il était au courant des menaces de mort contre Belaid.

Le jugement rendu contre les jeunes de Kélibia n’est pas isolé. À Nassrallah ( gouvernorat de Kairouan ) deux jeunes, accusés d’avoir brûlé le local de Nahdha ont fini par être acquittés le 19 juin 2014 après 14 mois d’arrestation. À Gafsa, Douz, Redayef, Mednine et Kef, les procès liés à cette vague de protestation sont en cours. Le 5 février 2016, la Cour d’appel de Monastir condamne trois jeunes de Ksibet El Mediouni à deux ans de prison ferme. Les 21 autres accusés ont été acquittés. Les trois condamnés sont accusés de vol de matériels d’un poste de police. Le 11 octobre 2016, le bureau de Nahdha à Ben Guerdane signe un accord de réconciliation avec les jeunes accusés d’avoir brûlé son bureau mettant fin aux poursuites judiciaires.

Seif Eddine Dallegi, ouvrier de 25 ans est l’un des 11 condamnés de Kélibia. Le 7 février, il était parmi les manifestants qui se sont rassemblés au centre ville, avant de se diriger vers le local du parti Nahdha. « Nous étions quelques dizaines de personnes. Au bout de quelques minutes du rassemblement, des confrontations ont eu lieu avec la police qui voulait disperser la foule. Les manifestants se sont divisés entre ceux qui sont restés devant le local de Nahdha et d’autres qui sont partis au poste de police. Entre temps, on nous a informé du vol de la fourrière municipale et d’un hôtel. Deux jours après, la police m’a convoqué … » se rappelle Seif Eddine.

L’avocat de la défense, Anis Ezzine affirme que les onze condamnés n’ont rien à avoir avec les dérapages qui ont eu lieu. « Nous cranions une instrumentalisation politique de l’affaire surtout que les jugements sont sévères et ne prennent pas en compte le contexte politique des événements» s’inquiète-t-il. En effet, les accusés devaient répondre de sept chefs d’accusation : participation à une entente en vue de préparer et de commettre une agression contre les biens et les personnes, participation à une rébellion provoquée par plus de dix personnes durant laquelle il y a eu agression d’un fonctionnaire dans l’exercice de ses fonctions, entrave à la circulation dans les voies publiques, dégradation, sciemment de bien d’autrui, provocation d’incendie dans des locaux non habités, jets de corps solides contre les biens d’autrui ; provocation de bruit et de tapages dans un lieu public.

Âgés de 18 et 25 ans, les onze condamnés sont juridiquement en état de fuite. ( Aymen Garouch, Ahmed Ben Massoud, Marouan Mrabet, Wissem Abdelwahed, Makrem Charfi, Meriem Jerbi, Hamida Hazem, Seif Eddine Dallegi, Rabii Abdeljaouad et Houcine Hassana ).

Dans un communiqué publié, le 1er décembre 2016, la section Kélibia – Korba de la Ligue tunisienne des droits de l’Homme estime que la condamnation de 14 ans de prison est « sévère » vu les circonstances particulières des événements, l’âge des accusés, majoritairement étudiants ou élèves sans antécédents criminels. La LTDH avait déjà souligné, le 31 mai 2013, que les manifestants pacifistes ont été infiltrés par des malfaiteurs qui ont profité de la colère populaire pour voler et saccager un hôtel et une fourrière de motos. Outre les avocats qu’elle a nommé pour défendre les 11 jeunes condamnés, la Ligue a constitué un comité de soutien réunissant des militants indépendants et des partis politiques pour réclamer « un procès équitable ». Les avocats de la défense affirment qu’ils déposeront un recours en cassation dans les prochains jours.

Le 2 juin 2014, l’Assemblée nationale constituante a voté une loi d’amnistie pour toutes les personnes qui ont participé aux événements de la révolution du 17 décembre 2010 au 28 février 2011. Cette loi a été votée sous la pression de la société civile qui a lancé la campagne Moi aussi j’ai brûlé un poste de police revendiquant la légitimité circonstancielle de l’acte révolutionnaire après avoir recensé près de 130 procès contre des jeunes qui ont participé aux manifestations contre la dictature.

TUNISIA 2020: solo una Rivoluzione di Nuova Democrazia potrà spazzarli via!

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L’attuale piano economico quinquennale tunisino 2016-2020 é stato presentato in pompa magna come il “Piano Marshall tunisino”, fin dall’insediamento del nuovo governo, annunciando obiettivi ambiziosi di “sviluppo economico” che dovrebbero cambiare il volto del paese in soli 5 anni coinvolgendo i settori più disparati come quello del turismo, dell’istruzione, dell’industria automobilistica, aeronautica, farmaceutica e tessile, dell’agricoltura e dell’economia verde, dell’energia elettrica e rinnovabile. Si tratta in tutto di 64 progetti pubblici, 34 in partenariato pubblico-privato (PPP) e 44 progetti privati che saranno presentati agli investitori stranieri per un totale di 30 miliardi di euro di investimenti, di cui 1,25 miliardi di dollari solo dal Qatar.

Per inaugurare questo piano quinquennale é stata organizzata una Conferenza Internazionale sull’ Investimento tenutasi lo scorso 29 e 30 Novembre a Tunisi in cui erano presenti i rappresentanti delle principali organizzazioni economiche e finanziarie mondiali quali il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, la Banca Europea degli Investimenti, la Banca Europea della Ricostruzione e dello Sviluppo i rappresentanti dei banchieri nazionali, quelli degli industriali (UTICA) nonché capi di stato e di governo dei principali paesi investitori (USA, Francia, UE, Qatar, Germania, Canada, Algeria e altri). A presiedere la conferenza il presidente della repubblica Essebsi e il primo ministro Chahed insieme ad alcuni ministri interessati.

La parola d’ordine é stata “il rilancio dell’economia, un imperativo per la consacrazione del processo democratico”.

Antefatto

Nei mesi scorsi vi sono stati degli incontri preparatori tra i rappresentanti della borghesia compradora tunisina e in particolare il presidente della repubblica Essebsi e i principali circoli finanziari internazionali e governi imperialisti. Questi incontri sono stati fondamentali per delineare la futura spartizione tra gli investitori e non sono stati di semplice routine in quanto dopo ogni incontro il governo tunisino ha recepito le “indicazioni” e preparato e fatto approvare dalla grottesca Assemblea Nazionale dei rappresentanti dei Popolo, delle leggi che hanno preparato il terreno legislativo e favorito “un clima favorevole per gli investimenti” per il pomposo “Tunisia 2020”.

In particolare due sono gli incontri degli di nota:

la visita di una delegazione del Fondo Monetario Internazionale in Tunisia tra il 12 e il 19 Luglio scorso e il meeting della Commissione Parlamentare mista Tunisia-Unione Europea lo scorso 23 Settembre a Tunisi.

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Nel primo, il FMI ha come sempre bacchettato il paese raccomandando riforme strutturali per pagare il debito estero del paese. La ricetta é sempre la stessa: austerità economica! Come sempre si chiede di “privatizzare i profitti e socializzare le perdite”. Infatti un rapporto del FMI indica che “le masse salariali” dovranno pagare dei costi immediati in attesa delle riforme strutturali per “mantenere la stabilità economica e promuovere la crescita”. Il documento indica anche come cause negative i funzionari pubblici (si prevedono tagli ai posti di lavoro), gli strumenti di protezione sociale (che in Tunisia seppur molto precari sono al di sopra della media nel continente africano e nell’area maghrebina), gli scioperi (ovviamente), ma anche la “tesaurizzazione” durante il mese di ramadan e i periodi di vacanza (i tunisini risparmiano troppo in vista di queste occasioni e l’economia si ferma!). Un capitolo a parte di questo incontro é stato dedicato al settore bancario. Il FMI insiste sul salvataggio delle banche in rosso auspicando contemporaneamente garanzie minime per i risparmiatori. Poi c’é il caso eclatante della Banca franco-tunisina (BFT) filiale della Società Tunisina di Banca (STB) creata da Ben Ali, prevedeva linee di credito per finanziamenti senza garanzie, utilizzati per appalti pubblici diretti da uomini fedeli al regime a al clan Ben Ali al potere, i quali é facile immaginare come utilizzavano questi finanziamenti destinati a “proggetti di sviluppo”. Risultato: la BFT ha attualmente un debito di 700 milioni di dinari (circa 320 milioni di € n.d.a.). Il FMI chiede la liquidazione della banca, tendendo una mano al “nuovo” regime tunisino pieno al proprio interno di esponenti dell’ancient regime alcuni dei quali implicati in questi malaffari. Costo dell’operazione di liquidazione: 430 milioni di dinari, finanzierà la Banca Centrale della Tunisia, il governo, e le imprese pubbliche; cioé paga la collettività…

Subito dopo questo incontro, il 6 agosto 2016, “guarda caso” il parlamento tunisino approvava la nuova legge bancaria che oltre a prevedere il salvataggio di alcune banche come la STB, la BNA e la BDH prevedeva soprattutto che in futuro la Banca Centrale non potrà finanziare progetti volti a risanare il debito estero, ma cio’ dovrà essere finanziato solo da banche private e/o estere. Cioé per pagare dei debiti verranno contratti altri debiti.

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Per quanto riguarda invece il secondo incontro, la commissione era stata “inaugurata” già qualche giorno prima da una risoluzione dell’Unione Europea (che aveva già deciso quindi) che prevedeva un piano di azione concernente 70 articoli riguardanti disparati punti di intervento in Tunisia. Modello ripreso da “Tunisia 2020” e allargato ad altri investitori come dicevamo all’inizio. Si mette molta enfasi sulla “sicurezza” delle frontiere secondo la visione securitaria e militare dell’agenzia europea Frontex la cui azione sta di fatto provocando l’aumento della strage quotidiana di migranti nel Mediterraneo. Dall’altro lato negli ultimi mesi il ministero dell’interno tunisino ha intensificato la propaganda riguardante numerosi casi sventati di “immigrazione illegale” dalle coste tunisine verso l’Italia. La risoluzione infine propone un “Accordo di Libero Scambio Ambizioso” (ALECA). Si legge in un passaggio della risoluzione che questo accordo “dovrebbe contribuire a diffondere in Tunisia le norme europee nei campi dell’ambiente, della protezione dei consumatori e dei diritti dei lavoratori (!!!)”, il bue che dice cornuto all’asino… una parte interessante dell’ALECA riguarda il settore energetico. L’Unione Europea, data l’attuale crisi internazionale con il principale fornitore di energia, la Russia, e data la situazione molto instabile a cui ha anche contribuito in Libia, si preoccupa di aumentare gli introiti di energia dalla Tunisia. É stato appena “messo in sicurezza” inatti un nuovo collegamento tra Tunisia e Italia dalla capacità di oltre 1.000 megawatt. Si punta sul settore di estrazione del gas e del petrolio in cui ultimamente si stanno creando nuove joint venture tra imprese tunisine e straniere (anche l’Italia con l’Eni si é appena messa al lavoro in un campo petrolifero a Tataouine nell’estremo sud tunisino). Piccola parentesi, proprio per rimanere in tema oggi si é concluso uno sciopero di 3 giorni nei campi petroliferi di Sodeps, OMV, Medco e Nawara (tutti nella regione di Tataouine) in quanto non sono stati rispettati gli accordi salariali previsti, inoltre i lavoratori chiedono la reintegrazione di alcuni lavoratori licenziati…

Tunisia 2020

Come dicevamo questi due incontri orchestrati da FMI e UE hanno non solo tracciato la cornice del cosiddetto “Piano Marshall per la Tunisia” ma anche modificato il quadro legislativo del paese per favorire la penetrazione di capitale straniero sotto forme di IDE (investimenti diretti esteri) dai paesi imperialisti e dalle potenze regionali ricordate all’inizio come la già citata nuova legge sulle banche e la legge sugli investimenti.

Ma veramente c’é da attendersi un “rilancio dell’economia” e una “consacrazione del processo democratico” da tutto cio’? Crediamo proprio di no.

Circa il rilancio economico, basta consultare il sito ufficiale di Tunisia 2020 e dei ministeri interessati per rendersi conto che la maggior parte di questi investimenti annunciati pomposamente nella conferenza dello scorso Novembre sono diretti verso settori economici in cui più alta é la speculazione piuttosto che in settori produttivi: circa il 70% nel settore turistico e in quello immobiliare. Inoltre quasi il 94% dei finanziamenti sarà fornito da istituti finanziari internazionali i cui finanziamenti degli anni precedenti sono la causa stessa del debito estero tunisino che si propone di risolvere con questo “piano marshall”!

Inoltre per quanto riguarda il settore della sanità, solo 5 progetti saranno destinati al rinnovo o alla creazione di nuovi ospedali, tutto il resto é rivolto al cosiddetto “turismo della salute” come quello termale ecc. Infine si persegue il modello di “sviluppo” bourguibista che condanna il sud e l’interno del paese alla povertà: il 75% dei progetti é rivolto alla zona della capitale e a quella litoranea est (il Sahel). Quindi oltre agli annunci pomposi, si tratta di una nuova grande progetto di spartizione del mercato tunisino da parte dell’imperialismo che non prevede alcun beneficio per il popolo tunisino anzi che ne aggraverà le condizioni economiche già precarie.

Un documento scritto da “Collettivo dei Cittadini(ne) Tunisini(ne) per la Sovranità Nazionale” redatto dopo la conferenza internazionale sottolinea giustamente “hanno resuscitato i vecchi slogan, il vecchio mito: l’Investimento Diretto Estero ci porterà progresso e sviluppo. Innanzitutto abbiamo ancora bisogno di prove circa l’inefficacia politica dei buoni studenti del FMI? In realtà l’IDE é un peso sull’economia tunisina […] la Tunisia é in procinto di diventare un paradiso fiscale dove regna l’impunità per gli uomini d’affari ma continua ad essere un inferno per il suo stesso Popolo […] Se gli investitori saranno protetti dall’insostenibile immagine di un Popolo in lotta il 29 e il 30 Novembre 2016, verranno molto velocemente qui dove tenteranno di installarsi e non ci sarà tregua per nessun nuovo colono.” Collegandoci a questo ultimo passaggio andiamo al secondo punto, quello della democrazia… il governo ancor prima di finire il meeting contraddiceva la propria parola d’ordine di apertura della conferenza: il 29 Novembre una grandiosa manifestazione con migliaia di persone ha percorso le vie principali della capitale denunciando questo grande latrocinio continuo da parte dell’imperialismo e dei suoi agenti in Tunisia, abbiamo assistito alle scene di repressione che hanno ricordato i giorni della “rivolta popolare” con numerosi arresti. A cio’ si aggiungono i “piccoli” focolai quotidiani in tutto il paese, per citare l’ultimo nella città industriale meridionale di Gabés dove alcuni laureati disoccupati hanno vinto un concorso per essere assunti in un’azienda del gruppo chimico ma, come ai vecchi tempi, a concorso concluso sono stati cambiati i criteri di assunzione. I laureati disoccupati hanno quindi manifestato davanti la sede del Governatorato di Gabés e 15 di essi, tra cui due donne, sono stati arrestati e liberati solo dopo una settimana.

Riprendiamo infine dallo stesso documento del Collettivo citato poc’anzi: “Tra il 2011 e il 2014, 7.808 milioni di dinari sono stati investiti in Tunisia da parte di investitori stranieri, durante lo stesso periodo, le uscite dei dividendi hanno raggiunto quasi un miliardo di dinari. La fuga di capitali ha rappresentato tra il 1970 e il 2010 38,9 miliardi di dinari, quasi il doppio del debito nel 2010 (21,8 miliardi di dinari). Cioè, se lo stato avesse limitato la fuoriuscita (di questi capitali n.d.t.) di solo la metà, avremmo completamente rimborsato i nostri debiti esterni, ma la scelta è caduta sulla politica del debito e della liberalizzazione. Il 70% delle imposte sulle società raccolte tra il 2002 e il 2011 sono stati spesi per gli incentivi fiscali oltre a incentivi finanziari e altri benefici.” Queste cifre aiutano a capire come il regime tunisino, e in particolare dagli anni ’70 quando ha intrapreso una politica economica liberista, abbia un ruolo di subalternità all’imperialismo a spese del popolo e opprimendo quest’ultimo per schiacciare tutte le rivendicazioni di libertà e per una vita dignitosa, e c’é chi ancora parla di “transizione democratica” e di “unica primavera araba conclusasi con successo”!

La rivolta popolare del 2010/2011 é servita come buona esperienza per il popolo, adesso é il tempo di costruire tutti gli strumenti necessari per una Rivoluzione di Nuova Democrazia che risolva le attuali contraddizioni del paese.

Les diplômes chomeur arrêtés à gabes sont libres

Les 12 arrêtés vendredi dernier devant le gouvernorat de Gabes  et traduits en prison a Medenine, vendredi dernier, ont été libérés cet après-midi a 16 heures. Après des jours de sit-in et des blocages, des dizaines de manifestants ont finalement célébré cette victoire hors cour malgré la pluie devant le tribunal de Gabes.