Marocco in piazza dopo l’ennesimo omicidio di stato

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Un preambolo necessario

Dopo quasi 6 anni in Marocco si riaccende la scintilla che puo’ nuovamente innescare un grande fuoco di proteste e rivolte sociali.

In realtà la società marocchina in questi anni é stata sempre in continua ebollizione sia prima l’esplosione del “Movimento 20 Febbraio”, ovvero quel grande movimento di protesta contro il regime marocchino nato in seguito all’esplosione della rivolta popolare tunisina del Dicembre 2010/Gennaio2011, sia dopo.

Nel 2008 già si moltiplicavano le proteste studentesche nelle principali città universitarie del paese in particolare in quella di Marrakech, esse contestavano la privatizzazione e la militarizzazione dell’università. Seguirono repressione e arresti in particolare verso quegli studenti che lottavano anche per cause internazionali come la solidarietà al popolo palestinese e alle rivoluzioni in corso in alcuni paesi del mondo meglio conosciute come Guerre Popolari (India, Filippine, Peru’, Turchia e, in passato Nepal).

La VDB (Via Democratica di Base) organizzazione studentesca rivoluzionaria di orientamento marxista-leninista-maoista guido’ queste lotte studentesche e provo’ a saldarle ad altre lotte rivendicative nei quartieri popolari e a quelle della lotta contro la repressione nelle carceri e per la liberazione dei prigionieri politici.

Il 20 Febbraio 2011 la rivolta marocchina esplode nelle principali città del paese ma a differenza di quelle tunisina ed egiziana non si risolse con la caduta del governo. Nonostante sia prevalsa l’ala riformista e filo-istituzionale formata sia da gruppi liberal-modernisti che da islamisti filo Fratelli Musulmani, la sinistra di classe marocchina ha avuto modo di giocare il proprio ruolo e di stringere legami con le masse.

Nonostante la normalizzazione istituzionale con il re Mohamed VI che ha fatto delle concessioni costituzionali prettamente formali, la lotta in Marocco non si é mai fermata.

É continuata la lotta degli studenti nelle università e nelle carceri e la loro denuncia contro le condizioni di vita in quanto, studenti, prigionieri politici e provenienti da classi popolari, inoltre non hanno mai smesso di denunciare i legami tra il regime marocchino e l’entità sionista.

I minatori nei settori del ferro e dell’acciaio hanno scioperato ripetutamente negli ultimi anni in particolare nelle miniere di Jbel Awam, anche gli insegnanti sono scesi in sciopero recentemente riuscendo a ottenere cio’ che rivendicavano, inoltre si sono moltiplicate le lotte in tutti gli angoli del paese che reclamavano una migliore qualità della vita come l’accesso all’acqua, alla terra, all’istruzione e alla sanità. Inoltre fin dall’indipendenza formale dello stato marocchino, questo nuovo regime ha occupato militarmente il territorio del popolo saharawi negandone i diritti più elementari e ovviamente anche quello di autodeterminazione e di indipendenza. La lotta del popolo saharawi all’autodeterminazione e contro la repressione dei propri militanti completa il quadro della situazione socio-politica marocchina di cui spesso sia ha una visione deformata anche nei paesi del Nord-Africa e del mondo arabo dove si pensa che il Marocco sia un paese relativamente sviluppato e che il tenore di vita della popolazione non sia tanto basso.

Si dimentica o si disconosce che il regime marocchino fin dalla sua nascita si é distinto per i suoi legami con l’imperialismo francese e l’entità sionista, per la repressione brutale del movimento saharawi e dei militanti politici molti dei quali torturati a morte in particolare a partire dagli anni ’70. Negli ultimi mesi di quest’anno in corso, le proteste studentesche e saharawi sono state duramente represse, il regime ha inflitto pesanti pene di detenzione in carcere.

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Circa gli ultimi fatti

Un aspetto positivo é che in Marocco, a differenza che in Tunisia, le forze politiche reazionarie, conservatrici e riformiste non possono oggettivamete fare confusione nella testa delle masse popolari e “drogarle” con l’abuso del termine “rivoluzione”. In Tunisia questo abile gioco delle 3 carte é stato reso possibile dalla fuga del dittatore, quindi i rappresentanti dell’ancient regime hanno potuto facilmente riciclarsi cambiando nome al partito al potere e scendendo a compromessi con l’ala reazionaria della rivolta tunisina cogestendo il potere con essi, i fratelli musulmani di Ennahdha, complice la sinistra riformista capeggiata da Hamma Hammemi in cerca di poltrone parlamentari e nulla più.

In entrambi i paesi vi sono dei regimi reazionari al potere strettamente legati all’imperialismo occidentale in particolare francese che soffocano ogni giorno la vita delle masse popolari negandone una vita e un futuro dignitosi.

In questo contesto avviene l’episodio dell’esecuzione a sangue freddo da parte della polizia marocchina del pescivendolo Mouhchine Fikri di Al-Hoceima nella regione di Rif, poco più che trentenne, in questo fatto vi sono delle analogie con i fatti tunisini del dicembre 2010/gennaio 2011.

La cronaca é ormai nota, Mouchine provava a sbarcare il lunario vendendo pesce, non avendo probabilmente altre alternative per sopravvivere, stava commercializzando del pesce spada che é vietato pescare in questo periodo dell’anno per motivazioni di ricambio biologico. Qui arriva la tracotanza dei rappresentanti dell’ordine costituito che andando anche contro la logica della legge stessa (é vietato pescarlo per permettere che si riproduca, ma ormai il pesce in questione é morto!) ne ordinano la distruzione in un mezzo uguale a quelli usati dalla nettezza urbana tramite una pressa. Come atto di protesta a questo fatto prepotente e illogico, Mouchine si oppone e prova a recuperare la mercanzia introducendosi nella parte posteriore del mezzo atto alla distruzione di essa.

Probabilmente il poliziotto irato per l’irriverenza di Mouchine ordina a chi stava alla guida del mezzo di azionare la pressa, Mouchine viene cosi giustiziato sul posto in maniera extragiudiziale da uno zelante servo del regime marocchino.

Prima analogia: prepotenza da parte delle forze dell’ordine verso un povero lavoratore, rifiuto di quest’ultimo a sottostare a cio’, epilogo uguale anche se nel primo caso Bouazizi si é suicidato intenzionalmente.

La foto che immortala la morte di Mouchine fa pero’ il giro dei social network e innesca la scintilla di cui parlavamo all’inizio.

Seconda analogia: da un episodio particolare scaturisce una rabbia popolare generale.

Decine di migliaia di persone sono scese in piazza nelle principali città del paese per denunciare questo assassinio, il re per paura che la situazione precipitasse ha inviato il ministro degli interni a presentare le condoglianze formali alla famiglia chiedendogli di aprire un’inchiesta sull’accaduto, ma il popolo non si é fatto prendere per i fondelli e a scandito slogan contro la polizia, il governo e lo stesso re.

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Terza analogia: cosi come Ben Ali in persona si reco’ a visitare in ospedale il moribondo Mohamed Bouazizi, il re marocchino prova la carta delle condoglianze di stato per placare gli animi.

É chiaro che non sarà un’inchiesta a risolvere un problema strutturale che é quello di un regime politico marcio e anti-popolare e reazionario la cui classe dirigente vive in maniera parassitaria svendendo le risorse del paese all’imperialismo costringendo la maggioranza del popolo marocchino e del popolo saharawi a vivere nella miseria…

Auguriamo al popolo marocchino di intraprendere la via della rivolta popolare verso una rivoluzione di nuova democrazia e che questa via possa essere seguita nella regione intraprendendo una rottura qualitativa superiore in modo che non si ripeta una “quarta analogia” di natura negativa: la restaurazione del vecchio potere come avvenuto in Tunisia ed Egitto .

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