ISTANZA VERITA’ E DIGNITA’, NE PARLIAMO CON RIDHA BARKATI

Recentemente hanno avuto le luogo le sessioni dell’Istanza Verità e Dignità, organo previsto dalla nuova costituzione tunisina entrata in vigore nel 2014. L’istanza ha l’obiettivo di ascoltare le vittime e i parenti delle vittime torturate, uccise e perseguitate dai regimi di Bourguiba e di Ben Ali. Diciamo subito che la nostra redazione non si unisce al coro felicitante e acritico di certi settori della sinistra progressista tunisina, compresi alcuni attivisti politici stranieri che vivono nel paese, che esaltano questo avvenimento dipingendolo come storico. Non avendo spazio qui per approfondire le nostre critiche, rimandiamo ad altri articoli e analisi presenti su questo blog, ricordiamo solamente che innanzitutto gli avvenimenti socio-politici del 2010/2011 possono essere definiti scientificamente come “rivolta popolare” e non come si fa volgarmente “rivoluzione dei gelsomini” o semplicemente “rivoluzione”. Non a caso i principali settori reazionari del paese e gli attuali partiti al potere (Nidaa Tounes e Ennahdha) ci ricordano ogni giorno circa la necessità di difendere i “risultati della rivoluzione” ovvero il riuscito tentativo controrivoluzionario di soffocare la rivolta popolare e normalizzare tutto tramite le elezioni della Assemblea Costituente che ha prodotto la nuova costituzione e quindi anche l’Istanza Verità e Dignità di cui abbiamo parlato con Ridha Barkati, il quale tra l’altro ha posto altre critiche interessanti durante la propria audizione lo scorso 17-18 Novembre. Nonostante cio’ non possiamo negare che le audizioni pubbliche e in diretta televisiva hanno avuto il pregio di “ricordare” a tutto il popolo tunisino che oggi come ieri, a condizioni rimaste pressocché immutate, il lavoro é rimasto incompiuto… Abbiamo avuto quindi la possibilità di incontrare personalmente Ridha Barkati, un intellettuale e attivista tunisino già presidente della Lega dei Diritti dell’Uomo in Tunisia durante l’epoca di Ben Ali e recentemente attivo nel sostegno del movimento contadino e di occupazione delle terre a Jemna, nel sud del paese e di altre lotte. Ci ha riportato e commentato nuovamente quanto già detto da lui nel corso dell’audizione in diretta televisiva.

L’incontro é avvenuto nella sua casa di Hammam Chott, banlieue di Tunisi e luogo storico in cui era presente negli anni ’80 la sede dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) dove Arafat stesso risiedeva e bombardata in maniera terroristica da Israele il primo settembre 1985 in cui morirono 68 persone e centinaia di feriti tra tunisini e palestinesi. Dopo questo evento gli abitanti del quartiere sentono un forte legame con la causa palestinese e questo é evidente dai murales oltre che dal monumento ufficiale che ricorda l’evento. Ma adesso lasciamo la parola a Ridha e al suo resoconto, é possibile ascoltare il suo intervento completo in televisione in arabo tunisino  QUI )

DIGITAL CAMERA

Ho partecipato all’audizione per fornire delle informazioni circa le vittime delle dittature di Bourguiba e Ben Ali, mi hanno chiesto se volevo parlare pubblicamente davanti i mass media e ho accettato. Ho detto “si, posso dare delle informazioni, sono qui stasera perché la rivoluzione é stata fatta dal popolo tunisino e dobbiamo salutare e rendere onore ai suoi martiri”.

Secondariamente ho detto che questa audizione ha avuto luogo in ritardo: dopo più di 5 anni dall’inizio della rivoluzione. Dov’é quindi la cosiddetta “transizione democratica” di cui si parla tanto?

Intanto la controrivoluzione ha preso piede in tutti i campi: politico, economico, sociale, nei mass media ecc.

Anche questa istanza sta incominciando i lavori troppo tardi, intanto la controrivoluzione ha influenzato la psicologia della popolazione, nessuno crede più al cambiamento, 5 anni fa vi era un entusiasmo rivoluzionario e ribelle tra il popolo che adesso invece é stanco e afferma che 5 anni fa non vi é stata alcuna rivoluzione perché questa non ha raggiunto gli obbiettivi prefissi.

Adesso andiamo alla questione su cosa é successo al martire della rivoluzione Nabil Barkhati l’8 Maggio 1987 quando é stato torturato e ucciso, l’anno prossimo sarà il trentennale e organizzeremo una grande manifestazione in occasione della giornata nazionale contro la tortura che in Tunisia é proprio l’8 Maggio. Ma prima, per parlare di cio’, devo presentarlo per fare capire chi era veramente. Nabil nacque nel 1961 e mori all’età di 26 anni sotto tortura, se non fosse stato ucciso oggi avrebbe 56 anni, probabilmente avrebbe avuto una moglie con dei figli e continuato la propria attività politica…

Noi, io, la mia famiglia e i suoi amici, continuiamo a pensare a tutto questo anche oggi perché la ferita non si é rimarginata e la questione politica é ancora aperta.

Quando era giovane era un buono studente e attivo nel quartiere con i bambini e gli altri giovani. Era solito organizzare le attività ricreative nel quartiere. Ci sono 3 cose importanti da sapere su quel periodo: quando ando’ a scuola a Teboursouk durante la sua adolescenza.

La prima é che era assetato di conoscenza, quando studiava qualcosa voleva saperne di più. Ad esempio studiava la chimica e l’astronomia cercando di applicare i propri studi nel campo pratico, e quando studiava la letteratura si appassionava particolarmente a dei poemi riguardanti i Saalik, un gruppo di epoca pre-islamica che potremmo definire dei socialisti ante-litteram. Facevano la guerra contro i ricchi attaccando le carovane nel deserto e redistribuendo il bottino ai poveri.

La seconda é che un giorno, mentre era al liceo; vide un giovane professore nel cortile della scuola che parlava con degli studenti. Capi che il professore era di sinistra e inizio’ a parlare con lui e gli propose di dare vita ad un cineclub nella città di Teboursouk dove non c’era né un cinema né mai si era organizzato un cineclub. I film proiettati erano di sinistra, circa la storia del movimento operaio, la questione nazionale, quelle popolari e delle donne. Era insomma un cineclub di sinistra che attaccava apertamente il cinema di Hollywood e quello commerciale.

La terza é che nell’anno scolastico 1980/81 quando termino’ la scuola e ottenne il diploma, divenne il leader studentesco nel suo liceo. Organizzo’ gli studenti per fare scioperi e manifestazioni per le strade della città. Inoltre in quell’anno viaggio’ molto nei weekend andando a Manouba (dove ha sede la principale università del paese n.d.a.) per discutere circa l’unificazione del movimento studentesco e per parlare con i differenti e numerosi gruppi politici di sinistra presenti nella capitale. Era molto interessato al movimento studentesco e lotto’ per organizzare nel 1982-1983 l’ottavo congresso straordinario dell’UGET (l’Unione Nazionale degli Studenti Tunisini n.d.a.). Ma i gruppi erano divisi, infatti nel 1983 un giornalista democratico mi chiese di preparare le tessere di partecipazione al congresso, io lo feci ma poi non si organizzo’ più niente. Tornando a Nabil, nel 1983 lascio’ l’università e si dedico’ in particolare a due cose.

In primo luogo partecipo’ alla discussione per la fondazione di una rivista clandestina “Il comunista”, rivista filosofica e teorica sul Movimento Comunista Internazionale e circa la principale questione nazionale: fondare un partito comunista rivoluzionario marxista-leninista.

Secondariamente il 3 Gennaio 1984 si trovava a Gaffour, la nostra città natale, e fu il leader locale della Rivolta del pane e fu arrestato. Ma il governo non poteva tenere centinaia di persone in carcere e preferi trattenere solo chi colse in flagrante nell’atto di bruciare i panifici, cosa su cui mio fratello era contrario nonostante supportava questi giovani. Mio fratello rimase quindi in carcere solo 3 settimane, in seguito inizio’ a lavorare come ingegnere aggiunto in una grande società di costruzioni, l’Alimeni, che ha una grande catena di alberghi nel paese.

Nel 1985 divenne un sindacalista molto attivo e in ottobre ci fu un problema tra il governo e l’UGTT.

Già nell’ottobre ’84 aveva lasciato quel lavoro preferendo un lavoro meno pagato come maestro di scuola a Gaffour e a Siliana. Perché fece questa scelta?

La rivista stava preparando la fondazione del partito e serviva un lavoro di organizzazione tra le masse e anche tra i maestri e gli studenti, infine il 3 Gennaio 1986, in occasione del secondo anniversario della Rivolta del pane, il Partito Comunista Operaio Tunisino fu fondato.

Nell’Aprile del 1987 la guardia nazionale insieme alle milizie del partito neo-Destour al potere attaccarono le sedi dell’UGTT a Tunisi, Sfax e Gaffour, mio fratello si barricco’ nella sede per non farli entrare e fu quindi arrestato.

Lo stesso mese il PCOT distribui un importante volantino intitolato “La lotta tra Neo-Destour e islamisti non é buona per il popolo” e spiegava la situazione sulla crisi sociale, politica ed economica in Tunisia e si discuteva su quale sarebbe stato il futuro del paese dopo Bourguiba.

Dopo l’analisi il volantino chiedeva di dar vita a delle istanze elettorali a tutti i livelli dal livello locale fino alle elezioni politiche generali.

Durante questo ultimo arresto i poliziotti erano a conoscenza della sua appartenenza politica perché un giovane militante arrestato in flagranza mentre distribuiva quel volantino, dopo aver subito torture, confesso’ che i volantini gli erano stati dati da Nabil.

Quindi anche Nabil fu torturato per 12 giorni fino alla morte. Durante questo periodo non fece nessun nome di compagni e non forni nessuna informazione eccetto confermare la sua appartenenza al PCOT. I poliziotti iniziarono quindi a dire “Marx era un ateo e tu che ti ritieni comunista sei un cane, il comunismo non é una cosa positiva” e cosi via.

Mio fratello Nabil faceva parte degli uomini liberi della Tunisia come i poeti, gli avvocati, i partiti politici, giornalisti venuti al suo funerale e tutti questi uomini liberi hanno fondato la giornata nazionale contro la tortura in Tunisia e li ringraziamo anche se non possiamo nominarli tutti per quanto sono numerosi. In diretta televisiva ho ricordato qualcuno di loro.

Infine la presidentessa dell’istanza, a conclusione del mio intervento mi ha domandato che cosa voglio chiedere, io e a nome della mia famiglia, all’Istanza Verità e Dignità (alcuni familiari di vittime hanno chiesto delle compensazioni in denaro ad esempio n.d.a.).

Ho detto che non ho richieste ma suggerimenti e raccomandazioni su alcune cose da fare: la stazione di polizia di Gaffour é molto vecchia, fu costruita ai tempi dei coloni italiani e francesi, dovrebbe diventare un museo sulla tortura e ci sarebbe ancora spazio perché sia anche la sede della Lega per la Difesa dei Diritti dell’Uomo e resterebbe ancora spazio per aprire una biblioteca, la mia famiglia puo’ donare molti libri sul comunismo, sulla Comune di Parigi e possiamo anche donare il vecchio corano di famiglia che apparteneva ai nostri antenati.

Quindi la presidentessa dell’audizione ha chiesto se in famiglia ci sono ancora dei comunisti, io ho risposto che siamo orgogliosi di essere comunisti perché il comunismo é il fiore dell’umanità e dell’avvenire. I comunisti sono brave persone, gentili e altruiste; nel nostro paese hanno lottato per l’indipendenza, quindi per noi il comunismo é una buona cosa.

Ho aggiunto anche che il poeta che scrisse l’internazionale aveva una figlia che sposo’ un sindacalista, per questo motivo la ragazza venne esiliata dall’autorità coloniale francese e venne a vivere proprio nella mia città natale a Gaffour, e noi siamo molto orgogliosi di averla avuta con noi.

Inoltre in occasione della trasmissione televisiva ho raccontato anche altri aneddoti circa la vita e le difficoltà della mia famiglia dopo la morte di mio fratello: continuamente sotto controllo della polizia, sia la nostra casa sia i nostri spostamenti, continue provocazioni, per decenni molti di noi non hanno avuto il diritto di avere il passaporto, mio zio é stato licenziato e cosi via…

Marocco in piazza dopo l’ennesimo omicidio di stato

14910545_1246773052028264_4966353152009145010_n

Un preambolo necessario

Dopo quasi 6 anni in Marocco si riaccende la scintilla che puo’ nuovamente innescare un grande fuoco di proteste e rivolte sociali.

In realtà la società marocchina in questi anni é stata sempre in continua ebollizione sia prima l’esplosione del “Movimento 20 Febbraio”, ovvero quel grande movimento di protesta contro il regime marocchino nato in seguito all’esplosione della rivolta popolare tunisina del Dicembre 2010/Gennaio2011, sia dopo.

Nel 2008 già si moltiplicavano le proteste studentesche nelle principali città universitarie del paese in particolare in quella di Marrakech, esse contestavano la privatizzazione e la militarizzazione dell’università. Seguirono repressione e arresti in particolare verso quegli studenti che lottavano anche per cause internazionali come la solidarietà al popolo palestinese e alle rivoluzioni in corso in alcuni paesi del mondo meglio conosciute come Guerre Popolari (India, Filippine, Peru’, Turchia e, in passato Nepal).

La VDB (Via Democratica di Base) organizzazione studentesca rivoluzionaria di orientamento marxista-leninista-maoista guido’ queste lotte studentesche e provo’ a saldarle ad altre lotte rivendicative nei quartieri popolari e a quelle della lotta contro la repressione nelle carceri e per la liberazione dei prigionieri politici.

Il 20 Febbraio 2011 la rivolta marocchina esplode nelle principali città del paese ma a differenza di quelle tunisina ed egiziana non si risolse con la caduta del governo. Nonostante sia prevalsa l’ala riformista e filo-istituzionale formata sia da gruppi liberal-modernisti che da islamisti filo Fratelli Musulmani, la sinistra di classe marocchina ha avuto modo di giocare il proprio ruolo e di stringere legami con le masse.

Nonostante la normalizzazione istituzionale con il re Mohamed VI che ha fatto delle concessioni costituzionali prettamente formali, la lotta in Marocco non si é mai fermata.

É continuata la lotta degli studenti nelle università e nelle carceri e la loro denuncia contro le condizioni di vita in quanto, studenti, prigionieri politici e provenienti da classi popolari, inoltre non hanno mai smesso di denunciare i legami tra il regime marocchino e l’entità sionista.

I minatori nei settori del ferro e dell’acciaio hanno scioperato ripetutamente negli ultimi anni in particolare nelle miniere di Jbel Awam, anche gli insegnanti sono scesi in sciopero recentemente riuscendo a ottenere cio’ che rivendicavano, inoltre si sono moltiplicate le lotte in tutti gli angoli del paese che reclamavano una migliore qualità della vita come l’accesso all’acqua, alla terra, all’istruzione e alla sanità. Inoltre fin dall’indipendenza formale dello stato marocchino, questo nuovo regime ha occupato militarmente il territorio del popolo saharawi negandone i diritti più elementari e ovviamente anche quello di autodeterminazione e di indipendenza. La lotta del popolo saharawi all’autodeterminazione e contro la repressione dei propri militanti completa il quadro della situazione socio-politica marocchina di cui spesso sia ha una visione deformata anche nei paesi del Nord-Africa e del mondo arabo dove si pensa che il Marocco sia un paese relativamente sviluppato e che il tenore di vita della popolazione non sia tanto basso.

Si dimentica o si disconosce che il regime marocchino fin dalla sua nascita si é distinto per i suoi legami con l’imperialismo francese e l’entità sionista, per la repressione brutale del movimento saharawi e dei militanti politici molti dei quali torturati a morte in particolare a partire dagli anni ’70. Negli ultimi mesi di quest’anno in corso, le proteste studentesche e saharawi sono state duramente represse, il regime ha inflitto pesanti pene di detenzione in carcere.

14947628_1674975429480070_1040019897364018726_n

Circa gli ultimi fatti

Un aspetto positivo é che in Marocco, a differenza che in Tunisia, le forze politiche reazionarie, conservatrici e riformiste non possono oggettivamete fare confusione nella testa delle masse popolari e “drogarle” con l’abuso del termine “rivoluzione”. In Tunisia questo abile gioco delle 3 carte é stato reso possibile dalla fuga del dittatore, quindi i rappresentanti dell’ancient regime hanno potuto facilmente riciclarsi cambiando nome al partito al potere e scendendo a compromessi con l’ala reazionaria della rivolta tunisina cogestendo il potere con essi, i fratelli musulmani di Ennahdha, complice la sinistra riformista capeggiata da Hamma Hammemi in cerca di poltrone parlamentari e nulla più.

In entrambi i paesi vi sono dei regimi reazionari al potere strettamente legati all’imperialismo occidentale in particolare francese che soffocano ogni giorno la vita delle masse popolari negandone una vita e un futuro dignitosi.

In questo contesto avviene l’episodio dell’esecuzione a sangue freddo da parte della polizia marocchina del pescivendolo Mouhchine Fikri di Al-Hoceima nella regione di Rif, poco più che trentenne, in questo fatto vi sono delle analogie con i fatti tunisini del dicembre 2010/gennaio 2011.

La cronaca é ormai nota, Mouchine provava a sbarcare il lunario vendendo pesce, non avendo probabilmente altre alternative per sopravvivere, stava commercializzando del pesce spada che é vietato pescare in questo periodo dell’anno per motivazioni di ricambio biologico. Qui arriva la tracotanza dei rappresentanti dell’ordine costituito che andando anche contro la logica della legge stessa (é vietato pescarlo per permettere che si riproduca, ma ormai il pesce in questione é morto!) ne ordinano la distruzione in un mezzo uguale a quelli usati dalla nettezza urbana tramite una pressa. Come atto di protesta a questo fatto prepotente e illogico, Mouchine si oppone e prova a recuperare la mercanzia introducendosi nella parte posteriore del mezzo atto alla distruzione di essa.

Probabilmente il poliziotto irato per l’irriverenza di Mouchine ordina a chi stava alla guida del mezzo di azionare la pressa, Mouchine viene cosi giustiziato sul posto in maniera extragiudiziale da uno zelante servo del regime marocchino.

Prima analogia: prepotenza da parte delle forze dell’ordine verso un povero lavoratore, rifiuto di quest’ultimo a sottostare a cio’, epilogo uguale anche se nel primo caso Bouazizi si é suicidato intenzionalmente.

La foto che immortala la morte di Mouchine fa pero’ il giro dei social network e innesca la scintilla di cui parlavamo all’inizio.

Seconda analogia: da un episodio particolare scaturisce una rabbia popolare generale.

Decine di migliaia di persone sono scese in piazza nelle principali città del paese per denunciare questo assassinio, il re per paura che la situazione precipitasse ha inviato il ministro degli interni a presentare le condoglianze formali alla famiglia chiedendogli di aprire un’inchiesta sull’accaduto, ma il popolo non si é fatto prendere per i fondelli e a scandito slogan contro la polizia, il governo e lo stesso re.

14955786_701275936691349_4543295679874732470_n

Terza analogia: cosi come Ben Ali in persona si reco’ a visitare in ospedale il moribondo Mohamed Bouazizi, il re marocchino prova la carta delle condoglianze di stato per placare gli animi.

É chiaro che non sarà un’inchiesta a risolvere un problema strutturale che é quello di un regime politico marcio e anti-popolare e reazionario la cui classe dirigente vive in maniera parassitaria svendendo le risorse del paese all’imperialismo costringendo la maggioranza del popolo marocchino e del popolo saharawi a vivere nella miseria…

Auguriamo al popolo marocchino di intraprendere la via della rivolta popolare verso una rivoluzione di nuova democrazia e che questa via possa essere seguita nella regione intraprendendo una rottura qualitativa superiore in modo che non si ripeta una “quarta analogia” di natura negativa: la restaurazione del vecchio potere come avvenuto in Tunisia ed Egitto .

SFAX: Studenti della facoltà di lettere in sciopero

Riceviamo e pubblichiamo da Sahar, una studentessa del dipartimento di italiano di Sfax

Giovedì 03 novembre 2016 é iniziato uno sciopero studentesco a tempo indeterminato alla Facoltà di Lettere e Scienze Umane di Sfax contro il nuovo regolamento che riguarda il sistema delle assenze.

All’inizio di quest’anno accademico, l’amministrazione della facoltà ha promulgato questo nuovo regolamento che proibisce allo studente che supera quattro assenze per ogni materia di sostenere l’esame. Un nuovo sistema che ha portato gli studenti, con il supporto dell’UGET (Unione Generale degli Studenti Tunisini), a protestare e chiedere di annullare questo provvedimento che considerano arbitrario.

Gli studenti della facoltà non hanno tutti la stessa età, né le stesse condizioni di vita: alcuni abitano e studiano in città differenti, altri si trovano costretti a lavorare per potere sopravvivere e studiare e alcuni sono sposati e hanno pure figli… Questi studenti non potranno assolutamente presentarsi frequentemente nei corsi e saranno dunque esclusi dagli esami!!

Dopo circa cinque giorni di sciopero, un responsabile dell’unione studentesca ha dichiarato che sono riusciti a trovare delle soluzioni momentanee per i casi particolari: gli studenti che devono lavorare per potere sopravvivere e studiare, e alcuni che sono sposati e hanno anche figli, essi dovranno solo portare i documenti che mostrano le cause che impediscono la loro presenza in facoltà per essere giustificati.

La domanda che uno si può fare in questo caso è: fino a quando il sistema continuerà ad obbligare gli studenti a presentarsi alle lezioni? È questo il metodo giusto? Non bisogna prima di tutto avere la voglia di studiare e essere coscienti dell’importanza del sapere?!! …

Purtroppo il sistema d’educazione tunisino fa di tutto per obbligare lo studente ad essere presente ma non motiva lo studente a seguire i corsi. Perciò, durante questi giorni di sciopero, abbiamo visto aule vuote, professori che tornano a casa senza fare lezione, studenti in sciopero che lottano per i loro diritti, ma anche altri che sono felici per aver avuto l’occasione di evitare le lezioni e andare a fare altro!!

Oggi sostengo le lotte dei studenti che devono e che vogliono avere i loro diritti criticando il sistema e cercando di cambiarlo.