“A peine j’ouvre les yeux” film franco-tunisino che mostra uno spaccato della gioventù tunisina nell’era di Ben Ali

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Mercoledì 13 Gennaio (per la vigilia dell’anniversario della “rivoluzione”) è stata proiettata la prima tunisina di “A peine j’ouvre les yeux/ When i open my eyes/      على حلّة عيني ” (lo scorso 23 Dicembre il film è uscito in Francia) film franco-tunisino e primo lungometraggio della regista trentenne tunisina Leyla Bouzid.
E’ stato un evento particolare per il paese in quanto la proiezione ha avuto luogo in 33 sale ovvero in tutti i 24 governatorati del paese. Solitamente le prime dei film hanno luogo solo in alcune città del nord come nella zona di Gran Tunis, Sousse e Hammamet in quanto in molti governatorati del paese (principalmente nel centro e nel sud) non vi sono cinema. Questa volta invece è stato possibile fare ciò con la collaborazione dei centri culturali, questi si presenti in quasi tutte le città anche le più remote, che si sono coordinati con gli organizzatori in quello che questi ultimi hanno definito “decentramento culturale” sottolineando l’elemento di una sorta di autorganizzazione in assenza di servizi forniti dallo stato.
Il film si ambienta a Tunisi nell’estate del 2010, pochi mesi prima la caduta del regime. Protagonista è Farah (Baya Meddahfar) una diciottenne appena diplomatasi al liceo con la
passione della musica che vorrebbe approfondire con gli studi universitari ma sotto pressione dai genitori che vorrebbero che la figlia si iscrivesse a medicina.
Farah canta in un gruppo rock politicizzato insieme ad altri giovani, i testi delle canzoni parlano della Tunisia di Ben Ali denunciando il regime e lo stato di polizia a cui sono soggetti principalmente i giovani tunisini. Il gruppo inizia a riscuotere successo durante i concerti nei locali della capitale e ciò attira l’attenzione dei poliziotti in borghese onnipresenti nei luoghi pubblici (dai bar, ai pub ai caffè) che adocchiano Farah e i suoi amici, tra cui il chitarrista e autore dei testi nonchè compagno di Farah. I due giovani dopo le prove del gruppo sono soliti andare a bere in uno dei bar maschili di Tunisi (equivalenti a taverne popolari) dove le donne sono malviste, ciò accresce ancor di più l’attenzione sulla giovane. Infatti la madre di Farah verrà  “avvertita” da un suo amico di infanzia, adesso funzionario del ministero degli interni, che la figlia è “sotto osservazione” e che rischia dei guai se continuerà ad esibirsi cantando canzoni contro il governo ed il regime in generale e a frequentare i suoi amici…
Il film offre uno spaccato della vita dei giovani della piccola e media borghesia tunisina, desiderosi della libertà soffocata dal regime, questo desiderio è espresso dalla figura di Farah, giovane ma anche donna ed in quanto tale sottoposta a ulteriori discriminazioni.
Oltre all’impegno politico anche il fatto di voler studiare musica all’università e non medicina, frequentare dei bar o di avere una storia d’amore provoca delle frizioni con la famiglia e in particolare con la madre. La regista riesce ad affrontare bene la questione della sessualità e del rapporto tra sesso e amore tra i due giovani senza scadere in una rappresentazione narrativa “occidentale” che avrebbe ottenuto l’effetto contrario tra il pubblico tunisino. Ancora il film offre uno spaccato di come operava lo stato di polizia tunisino, con arresti arbitrari, corruzione diffusa, torture e minacce…
C’è anche spazio per una breve parentesi riguardante i minatori di Gafsa ed il ruolo di stampella del regime rappresentato dalla burocrazia sindacale (anche se forse non era questa l’intenzione della regista). Infatti il padre di Farah viene presentato nel film come un sindacalista costretto a lavorare a Gafsa lontano dalla famiglia e non ottenendo un trasferimento nella capitale in quanto non iscritto al partito.
Un film piacevole insomma che non sembra avere l’obiettivo di descrivere in maniera esaustiva il ruolo dei giovani contro il regime (ma come dicevamo solo di una parte di essi appartenenti principalmente al ceto studentesco e artistico della capitale) ma che riesce a dare degli spunti di riflessione interessanti.
La proiezione è stato un successo con un pienone di tutte e 33 le sale con quasi 9.000 spettatori, alcune sale (cioè i cinema veri e propri nel nord del paese) hanno replicato il film nella giornata di ieri e anche oggi.
Nel centro culturale in cui abbiamo assistito alla proiezione il pubblico era principalmente formato da giovani e studenti ed ha accolto molto bene il film. E’ evidente che i giovani tunisini, soprattutto nel sud del paese, traditi da chi ieri ha celebrato la “rivoluzione” nel palazzo di Cartagine, hanno sete di  distrazioni culturali e svago, quest’ultimo spesso costituito nel farsi un giro nel nuovo centro commerciale della città…

Tunisia, 15 Gennaio 2016

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