Sull’attentato islamista nella Tunisia “democratica”

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Dopo mesi e mesi in cui si è elogiato il processo di “transizione democratica” (leggi restaurazione del vecchio regime senza Ben Ali e con i Fratelli Musulmani di Ennahdha al governo) infine è successo. La “democratica” e laica Tunisia è stata colpita dall’islamismo militante con un attentato in grande stile.

La Tunisia oggi in realtà è una questione irrisolta: scossa da una rivolta popolare che reclamava dignità e che è riuscita a cacciare il regime autocratico di Ben Ali, con il cosiddetto processo costituente la rivolta è stata normalizzata, le forze rivoluzionarie proletarie ancora divise non sono riuscite a dare un indirizzo rivoluzionario alla rivolta e nuove contraddizioni sono nate.

La realtà è tutta l’opposto rispetto alla propaganda borghese che afferma tra le altre cose:

– che la nuova costituzione garantirebbe ancor meglio i diritti delle donne; in realtà essi sono messi in pericolo più di prima dall’emergere di forze politiche oscurantiste come Ennahdha e i gruppi salafiti.

– che adesso il paese ha completato con successo il processo di “transizione democratica”; in realtà vige ancora uno stato di polizia che tappa la bocca ai dissidenti e agli oppositori in primis i giovani e la classe operaia protagonisti della rivolta del 2010/2011

– che il partito islamista Ennahdha sia moderato; in realtà settori di esso hanno contatti con il mondo salafita e islamista militante, le stesse aree politiche reazionarie che nel 2013 hanno assassinato alcuni esponenti della sinistra laica e riformista come Chokri Belaid e Mohammed Brahmi.

Durante la cosiddetta “transizione democratica” guidata a fasi alterne prima dagli islamisti e poi da esponenti ripuliti del vecchio regime è stata scritta una bella costituzione liberal-democratica secondo gli standard della democrazia borghese ma non sono stati risolti i problemi reali delle masse popolari che hanno dato vita alla rivolta: la disoccupazione rimane alta, per non parlare di quella giovanile al 30%, i prezzi dei beni di prima necessità sono più elevati a causa dell’inflazione. Molti giovani disillusi prendono la via dell’islamismo militante e attualmente si calcola che dalla Tunisia parta il più grosso numero di foreign fighters per unirsi nelle file dell’ISIS stimati tra i 3000 e i 5000, almeno 500 di essi hanno fatto ritorno in patria e già si iniziano a vedere gli effetti,,,

In questo contesto politico, ieri il quartiere del Bardo ha subito l’ennesimo oltraggio che si aggiunge a quello perenne di ospitare la Camera dei Rappresentanti (dei nemici) del Popolo, un organo della cosiddetta “democrazia tunisina” ovvero quel regime anti-popolare con un governo che rappresenta la fazione della borghesia tunisina “laica” ovvero poliziesca e autocratica filo-Ben Ali unita alla fazione islamista di essa più legata alle petromonarchie del golfo che finanziano l’islamismo militante. I militanti islamisti dell’ ISIS forse volevano colpire questo obiettivo legittimo, non importa, la loro ideologia reazionaria neo-medievale e fascio-islamista non gli permette di distinguere gli innocenti dai colpevoli. Nel conflitto a fuoco con le teste di cuoio tunisine entrambe le parti hanno ucciso indiscriminatamente turisti e lavoratori del museo. Il governo reazionario tunisino e i militanti islamisti sono entrambi foraggiati dall’imperialismo, sono entrambe forze antipopolari sono in ultima analisi due facce della stessa medaglia. Intanto il presidente della repubblica Essebsi, uomo dell’ancient regime, non ha perso tempo ad annunciare il dispiegamento dell’esercito nelle principali città come da tradizione della Tunisia autocratica di Bourguiba e Ben Ali.

Per questo come già detto per Charlie Hebdo, se “Je suis Bardo” significa farsi strumentalizzare dal governo Essid, Je ne suis pas Bardo. Nessuna lacrima per i due islamisti e lo sbirro morto, profondo dispiacere per gli innocenti.

Je suis le peuple tunisienne, Je suis le mineur de Gafsa, Je suis la femme proletarienne tunisienne, Je suis le proletariat tunisienne en lutte pour la revolution reel et proletarienne en Tunisie.

20 Marzo 2015

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