Il nuovo governo tunisino espressione di “unità nazionale” dei settori reazionari della borghesia tunisina

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Meno di 10 giorni fa è entrato in carica il nuovo governo tunisino uscito fuori dalle elezioni tenute con la nuova costituzione “democratica” del periodo post-ben Ali.
Poco più di 3 mesi fa in un altro nostro articolo commentavamo i risultati elettorali prevedendo 2 alternative: o un governo a guida Nidaa Tounes formato in base al principio dell’anti-islamismo come fattore di polarizzazione delle forze laiche o un governo di unità nazionale con Ennahdha.
Infine Habib Essid, nuovo primo ministro ed esponente dell’ex regime di Ben Ali, dopo un primo tentativo fallito nella prima direzione, lo scorso 4 Febbraio ha formato un governo di unità nazionale formato da 4 partiti oltre a Nidaa Tounes: il partito islamista di Ennahdha, l’Unione Patriottica Libera partito populista fondato e guidato dal magnate Slim Rihai e vicino politicamente a Ennahdha, il partito liberale Afek Tounes e infine il Fronte di Salvezza Nazionale.
Un esecutivo di centro-destra che ha ottenuto la fiducia in parlamento con 166 voti favorevoli, 30
contrari e 21 astenuti. L’opposizione (dai numeri esigui) è composta dal Fronte Popolare e dal Congresso Per la Repubblica dell’ex presidente della repubblica ad interim Marzouki più piccoli partiti liberali e bourguibisti.
La composizione del governo vede 22 ministri, 2 ministri senza portafoglio e 15 sottosegretari. Il ministero degli Affari Esteri insieme ad altri 5 dicasteri è andato a Nidaa Tounes.
Ennahdha invece ha il ministero del Lavoro più altri 3, Afek Tounis si è aggiudicato 3 ministeri (quello delle Donne, quello dello Sviluppo, Investimenti e Cooperazione Internazionale e quello delle Tecnologie e Telecomunicazioni), altri 3 dicasteri vanno all’UPL.
Gli importanti ministeri degli Interni della Difesa e della Giustizia saranno guidati da 3 personalità “indipendenti” anche se alla guida del “sensibile” ministero degli Interni (vera e propria spina dorsale del regime poliziesco di Ben Ali) ci sarà Mohamed Najem Gharsalli esponente dell’ex regime e a quello della Difesa Farhat Horchani, noto costituzionalista ma non proprio competente di questioni militari lasciando intuire che il ministero sara guidato de facto dai generali e dalle gerarchie militari.
Un governo che conferma alcune nostre analisi iniziali espresse nell’articolo di inizio novembre su questo blog:
– La retorica del “voto utile” anti-islamista predicata principalmente da Nidaa Tounes ma anche dal Fronte Popolare sia alle legislative che alle presidenziali si è rivelata una grande presa in giro verso il popolo e l’elettorato. Alla fine Nida Tounes e al governo con Ennahdha, la farsa elettorale si è rivelata tale.
– Il governo è sbilanciato verso l’imperialismo occidentale (il ministero degli Esteri in mano a Nidaa Tounes è garanzia di ciò), anche se la presenza di Ennahdha al proprio interno marca un necessario compromesso con i paesi del golfo, Qatar in testa.
-Nella sostanza lo storico fenomeno del “pragmatismo tunisino” lanciato da Bourguiba dopo l’indipendenza per imprimere una direzione laica al paese e portato avanti da Ben Ali, risulta confermato anche nel periodo attuale post-rivolta ma adattato alle condizioni concrete attuali. Pur rimanendo alterata la natura del potere e del regime (gli uomini di Ben Ali senza Ben Alì rimangono alle leve di comando della società e al governo) esso si da una parvenza di pluralismo e democrazia aprendo le porte agli islamisti e rivali di Ennahdha in un quadro costituzionale formale “laico”.
Un governo anti-popolare espressione della negazione delle ragioni per cui è nata la rivolta che rivendicava migliori condizioni di vita, libertà e dignità. Un governo che mette insieme i settori più reazionari della borghesia tunisina: quella compradora rappresentata da Nidaa Tounes e storicamente legata all’imperialismo e quella islamista-reazionaria rappresentata da Ennahdha legata ai regimi reazionari del golfo che adesso si spartirà una parte della torta entrando anch’essa a far parte della borghesia compradora del paese che svende le risorse nazionali alle potenze straniere vivendo in maniera parassitaria a discapito della stragrande maggioranza del popolo.
Non è mancato l’elogio da parte dell’imperialismo italiano e del polo europeo per bocca della Mogherini attuale Alto Rappresentante Europeo (il “ministro degli Esteri dell’UE) che rivolgendosi al nuovo governo tunisino ha assicurato il sostegno dell’Unione Europea.
Tutto ciò è un’ulteriore conferma che la rivolta senza una direzione politica proletaria non trova lo sbocco nella rivoluzione di nuova democrazia, nel caso della Tunisia e nei paesi oppressi dall’imperialismo, avendo come esito una restaurazione del potere sotto altre forme ma mantenendo inalterata la sostanza di esso.
La “nuova” Tunisia continua ad essere rappresentata dai giovani proletari e dalla classe operaia che non a caso hanno boicottato questa farsa elettorale e che anche recentemente si sono resi protagonisti di proteste accese e piccole rivolte circoscritte ad alcune città del sud in particolare nel bacino minerario di Gafsa zona storicamente ribelle contro ogni governante succedutosi sin dai tempi del colonialismo francese, vera e propria fucina del movimento ribelle e rivoluzionario tunisino.
L’unica vera speranza è che il movimento rivoluzionario maoista protagonista dell’intensa campagna di boicottaggio elettorale si incontri con queste masse in lotta e organizzi i giovani ribelli, i lavoratori, i contadini poveri e i disoccupati in modo da dare risposta e continuità ai desideri delle masse popolari tunisine.
Febbraio 2015

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